Viterbo – “Il dimensionamento scolastico va congelato. Almeno per quest’anno”. La proposta è della Uil scuola Viterbo diretta dal segretario organizzativo regionale Silvia Somigli.
“L’emergenza Covid – dichiara infatti Somigli – ci sta insegnando l’importanza di avere nelle scuole spazi che possano garantire il distanziamento sociale. Vanno rivisti i criteri sulla formazione delle classi previsti dal Dpr 81/2009 in modo da diminuire il numero di alunni per classe. Va previsto quindi un potenziamento degli organici per favorire una didattica attenta ai diversi bisogni formativi ed evitare situazioni limite di ‘classi pollaio'”.
Il dimensionamento scolastico è un procedimento attraverso il quale la regione Lazio opera ogni anno la razionalizzazione e programmazione della propria rete scolastica. Questo secondo quanto stabilito dall’articolo 138 del Dlgs 112/98 e dalla riforma del titolo V della costituzione che ha rimesso alla competenza delle regioni la gestione del sistema scolastico.
“Tramite il piano di dimensionamento la regione – spiega il sito internet della Regione Lazio – compie operazioni di aggregazione, soppressione e trasformazione delle istituzioni scolastiche e di arricchimento dell’offerta formativa attraverso l’attivazione di nuovi indirizzi di studio presso le istituzioni del II ciclo”.
“Attraverso il proprio dimensionamento – prosegue il sito di via Cristoforo Colombo a Roma – la regione Lazio organizza l’erogazione del servizio scolastico nei territori di competenza con l’obiettivo di programmare un’offerta formativa sempre più funzionale ad una efficace azione didattico-educativa, realizzare il diritto all’apprendimento, ridurre il disagio degli studenti. Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche avviene attraverso l’adozione annuale di una deliberazione di giunta contenente il piano regionale di dimensionamento riferito all’anno successivo”.
“Il dimensionamento scolastico va bloccato – dice Silvia Somigli – e nel frattempo vanno riviste le ormai anacronistiche linee guida regionali, sulla base delle quali, negli anni, molti comuni hanno visto chiudere i propri plessi scolastici, costringendo le famiglie a iscrivere i propri figli nei comuni limitrofi, utilizzando lo scuolabus dove risulta difficile garantire il distanziamento sociale”.
“Dimensionare gli istituti, accorparli, sopprimere plessi scolastici – conclude la segretaria organizzativa della Uil scuola – significa diminuire gli spazi a disposizione per la popolazione scolastica, ridurre gli organici e comprimere la possibilità di una didattica flessibile e differenziata che, specialmente in questo momento, garantirebbe l’efficacia dell’azione educativa”.
Daniele Camilli
