Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La situazione che stiamo vivendo è socialmente molto difficile ed economicamente devastante.
Come cittadini e come parte attiva di una collettività, sia questa interpretata in senso locale o globale, non possiamo non vivere questo periodo con grande apprensione ed essere seriamente preoccupati per il futuro.
Tuttavia, come molti osservatori hanno evidenziato, in questo quadro di inevitabile sconcerto e di grande incertezza, è possibile scorgere tutti i segnali per un significativo cambiamento in termini di adozione di nuovi stili di vita, in cui gli individui, le famiglie i piccoli gruppi di amici guardano con una diversa prospettiva alle loro scelte di mobilità, di consumo e di impiego del tempo libero.
Ciò determina, se si è capaci di guardare alle dinamiche sociali con una prospettiva “laterale”, una serie di opportunità, sia nel medio-lungo periodo che in tempi brevi.
La consapevolezza di tali opportunità può rappresentare il punto di partenza per la definizione di strategie innovative da parte degli attori economici e anche dei territori.
Affinché tali strategie possano essere effettivamente individuate, e avere successo, è necessario individuare gli elementi che forniscono a un’impresa o a un territorio un vantaggio competitivo (i cosiddetti “punti di forza”) per cogliere le nuove opportunità offerte dal mercato.
Se questo è vero in generale, diviene ancora più vero nel periodo che stiamo vivendo. Perché, da un lato, si è del tutto trasformato il contesto sociale, sia per le conseguenze dirette dei vincoli sanitari, sia per lo stravolgimento dell’immaginario collettivo rispetto alla gerarchia dei bisogni individuali; dall’altro sono radicalmente mutati i criteri a cui fare riferimento per valutare i punti di forza di un’impresa o di un territorio.
È questa, nell’opinione di chi scrive, l’unica prospettiva da cui si può partire per affrontare con qualche speranza di successo il difficile e incerto futuro che ci attende.
È una prospettiva praticabile? Se sì, in che modo?
Per rispondere a queste domande è necessario passare dal generale al particolare, andando a esaminare le specifiche situazioni.
Per quanto riguarda le imprese, sta alla capacità e all’intuito (non a caso il marketing è allo stesso tempo “una scienza e un’arte”) del singolo imprenditore leggere con occhi attenti le dinamiche e gli sviluppi del mercato e riconoscere con una forte capacità autocritica i limiti e i punti di forza dell’organizzazione che dirige.
Quindi per le singole imprese si tratta senza dubbio di una prospettiva praticabile nella misura in cui chi le guida possiede i requisiti per poterla attuare in modo corretto e declinarla coerentemente nell’offerta dei propri prodotti e nelle forme di comunicazione.
Diverso è il discorso per i territori perché, in questo caso, non esiste una specifica figura di “imprenditore” che possa avviare e gestire un simile processo, processo che richiede una capacità di analisi della situazione del mercato, di individuazione oggettiva delle caratteristiche peculiari e spendibili del territorio e di definizione di strategie capaci di “vendere” tali caratteristiche a un segmento target emergente ed attrattivo.
Un ruolo chiave in questo processo dovrebbe essere giocato dalle Amministrazioni locali, ma, in molti casi, esse non presentano le caratteristiche per poter attuare un simile percorso.
In primo luogo, gli amministratori locali, soprattutto quando sono espressione di forze politiche nazionali, non hanno la capacità di osservare la società in una prospettiva “non convenzionale”; infatti, la costruzione e il mantenimento del consenso si basano sull’assecondare, e non sull’anticipare, le dinamiche sociali.
Anche rispetto ai punti di forza del territorio, un’amministrazione “politica” difficilmente si farà guidare da criteri oggettivi nell’individuazione delle eccellenze locali, puntando piuttosto ad investire su quei settori che, anche se potenzialmente meno promettenti, hanno consentito il loro successo elettorale.
Infine, spesso si riscontrano anche limiti oggettivi nelle capacità necessarie per la governance di tali processi, una carenza che trova la sua origine in una modalità di selezione della classe dirigente locale basata più sul consenso elettorale personale che non sulle specifiche competenze.
Ciò non vuol dire che sia impossibile per un territorio sperimentare strategie di successo, è necessario però una guida che, come ho già avuto modo di affermare in un mio precedente intervento abbia “una piena autonomia nelle decisioni che può essere garantita solo mantenendo una netta distanza dai gruppi di potere locali e non piegandosi ai compromessi al ribasso imposti da alleanze politiche il cui fattore aggregante è rappresentato solo dagli interessi connessi alla gestione della cosa pubblica”.
Il caso di Civita di Bagnoregio, con tutte le sue ricadute economiche positive sulla comunità locale, ne è un esempio evidente. L’avere colto il valore attribuito dai turisti alle esperienze turistiche “alternative”, l’avere visto nell’unico accesso della città la possibilità di prevedere un ingresso a pagamento, l’avere pianificato e attuato una strategia di valorizzazione e comunicazione coerente ed organica, sono stati i passaggi chiave di un percorso di successo guidato dall’amministrazione locale.
Le precedenti riflessioni rappresentano il metodo per delineare delle linee strategiche che possono essere perseguite nel breve periodo attraverso delle azioni concrete. Sono queste che i cittadini si aspettano di vedere attuate per rispondere alle loro legittime richieste.
Le proposte che scaturiscono da tale percorso possono essere accolte o ignorate, ma ciò che è importante è che gli attori economici del territorio e, più in generale, tutti i cittadini condividano la consapevolezza che il nuovo scenario richiede un modo diverso di pensare e di relazionarsi con il mercato.
Per i tanti spazi che si sono chiusi ce ne sono altri che si stanno aprendo. La sfida è riconoscerli, studiarli e occuparli con convinzione.
Per riuscire in questo compito è però necessaria una governance che sappia promuovere e accompagnare questi processi in virtù della sua indipendenza, competenza e spirito di servizio nei confronti della comunità locale.
Silvio Franco
Docente Unitus
