Viterbo – Il viterbese bloccato in India durante l’emergenza Coronavirus è tornato a casa.
Si trovava a Surat per lavoro ma, con l’arrivo dell’epidemia, il 15 marzo aveva fatto richiesta insieme ad altri 600 italiani di poter essere rimpatriato.
Da allora è passato quasi un mese e il viterbese è riuscito a riabbracciare i suoi familiari solo il 13 aprile. Ora è finalmente a casa. E’ stato sottoposto al test Covid-19 ed è risultato negativo, sta bene.
Si trovava nella parte centrale dell’India, ha atteso da solo in un albergo per tutto questo tempo prima di poter riuscire a prendere un volo che lo riportasse in Italia.
E’ rimasto in contatto con tutti gli altri attraverso due chat Whatsapp in cui si scambiavano informazioni.
“Per arrivare in aeroporto – racconta – il console mi voleva far noleggiare una autovettura di una ditta sua conoscente perché altrimenti sarebbe stato difficile avere le autorizzazioni. Ma io mi sono imposto, perché il mio taxi è costato 50 euro, mentre quello del console sarebbe costato 650. Stesso percorso. E le autorizzazioni sono arrivate comunque”.
Lui è stato fortunato. Ma ci sono ancora tanti italiani bloccati in India che vorrebbero tornare a casa, non hanno soldi per procurarsi cibo e ogni giorno escono e rischiano in giro per le strade per poter trovare un po’ di cibo. Lì c’è la polizia, aveva raccontato il cittadino viterbese a Tusciaweb un mese fa, “che picchia con i bastoni quando vede gente in strada. Colpi di bastoni in testa, si vede gente piena di sangue, una situazione assurda. Perciò stanno veramente a rischio”.
Elisa Cappelli
– “Bloccato in India insieme ad altri 600 italiani, difficile anche trovare da mangiare”
