Roma – “Falcone e Borsellino sono stati la luce nelle tenebre della mafia”.
Oggi 28 anni dalla strage di Capaci. E a ricordare le figure di Falcone e Borsellino è stato il presidente della Repubblica con un videomessaggio rivolto ai ragazzi impegnati nel progetto ‘La nave della legalità’, che si rivolge alle scuole di tutta Italia per realizzare iniziative di educazione alla legalità che hanno il loro momento conclusivo nell’anniversario del 23 maggio, e a tutti i cittadini.
“A ventotto anni dalla strage di Capaci – ha detto Mattarella – invio un saluto caloroso a tutti i giovani delle scuole coinvolti nel progetto ‘La nave della legalità’, che ricorda Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E, con loro, Francesca Morvillo e gli agenti Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Claudio Traina”.
E ancora. “I due attentati di quel 1992 – ha spiegato Mattarella – segnarono il punto più alto della sfida della mafia nei confronti dello stato e colpirono magistrati di grande prestigio e professionalità che, con coraggio e con determinazione, le avevano inferto durissimi colpi, svelandone organizzazione, legami, attività illecite. I mafiosi, nel progettare l’assassinio dei due magistrati, non avevano previsto un aspetto decisivo: quel che avrebbe provocato nella società. Nella loro mentalità criminale, non avevano previsto che l’insegnamento di Falcone e di Borsellino, il loro esempio, i valori da loro manifestati, sarebbero sopravvissuti, rafforzandosi, oltre la loro morte: diffondendosi, trasmettendo aspirazione di libertà dal crimine, radicandosi nella coscienza e nell’affetto delle tante persone oneste”.
Mattarella ha poi ricordato Falcone e Borsellino come una luce nelle tenebre. “La mafia – ha aggiunto Mattarella – si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello stato caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità.
Il capo dello stato nella conclusione si è rivolto ai giovani. “I giovani sono stati tra i primi a comprendere il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino, e ne sono divenuti i depositari, in qualche modo anche gli eredi. Dal 1992, anno dopo anno, nuove generazioni di giovani si avvicinano a queste figure esemplari e si appassionano alla loro opera e alla dedizione alla giustizia che hanno manifestato. Cari ragazzi, il significato della vostra partecipazione, in questa giornata, è il passaggio a voi del loro testimone. Siate fieri del loro esempio e ricordatelo sempre”.
