Viterbo – “Nella Tuscia si stanno determinando meccanismi di indebitamento generale. Mentre il prezzo più alto delle conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus lo pagherà chi stava andando meglio. Ad esempio le zone turistiche come quella di Civita di Bagnoregio”.
Per quanto riguarda invece i seicento o i mille euro previsti dal governo “sono utili, certo. A qualcuno serviranno per pagare una parte dell’affitto oppure qualche bolletta. Ma con i problemi che oggi hanno le aziende, come si dice da queste parti, ‘quello e niente… so’ parenti”.
Viterbo – Federico Barcarolo
Federico Barcarolo è un commercialista della Tuscia. Crolli e rilanci aziendali o di interi settori passano sotto i suoi occhi. Iva, contributi, imposte, i commercialisti sanno prima degli altri quello che sta per succedere. Bilanci e dichiarazioni dei redditi alla mano. Con un punto di vista trasversale e consapevole.
Viterbo – Centro storico
Uno sguardo sulle cose. Perché il contatto con l’azienda, e la sua condizione economica, così come quella dei lavoratori, è immediato e concreto. Un rapporto diretto con dinamiche imprenditoriali che si riflettono immediatamente su quelle sociali.
Il problema più grande per le economie locali è l’assenza di un’idea generale su come si dovrà ripartire. “Manca ancora una strategia – spiega Barcarolo – tutto è fermo all’emergenza. Il decreto cura Italia doveva essere una potenza di fuoco. All’Inps ha demandato il compito dei rimborsi dei 600 euro e alle banche il finanziamento alle imprese. Invece di essere la potenza di fuoco annunciata, il decreto cura Italia ha sparato 600 euro a destra e a manca, all’attività aperta e a quella che era chiusa. Al tempo stesso ha mandato cittadini e imprese a chiedere dei prestiti, spostando i termini di pagamento di fatto a settembre come prevede il decreto rilancio che deve essere ancora pubblicato in gazzetta ufficiale”.
Viterbo – Il centro storico
E’ la Fase 2 del contrasto al Coronavirus. Il 18 maggio dovrebbe riaprire tutto. “Ma la regione Lazio ha dato disposizioni solo sabato in giornata (ieri ndr). E lunedì – dice Barcarolo – eccolo. Il decreto regionale uscito di sabato ha lasciato fino ad allora le imprese nell’incertezza di come avrebbero dovuto riaprire e se, in assenza del decreto, avrebbero rischiavano una multa”.
Viterbo – Un cantiere
Non solo, ma “iva, iva a debito, contributi – dice Barcarolo – il decreto rilancio dovrebbe spostare tutto a settembre. Ma chi non ha soldi a giugno, non li avrà nemmeno a settembre”.
Insomma, l’emergenza Covid potrebbe attivare sul piano economico “un vero e proprio meccanismo – commenta Barcarolo – di accumulazione dei debiti da parte di intere fasce e interi settori economici e di popolazione”. “Dare i 600 euro a pioggia è servito poco o niente. Perché chi lavorava e li ha avuti, ha ringraziato. Chi non ha lavorato e li ha avuti, c’ha pagato a mala pena le bollette”.
“Pure con le banche – prosegue Barcarolo – i finanziamenti fino ai 25 mila euro e oltre sembravano una cosa automatica. Invece le banche hanno chiesto documentazione e garanzie. Ad oggi sono pochissimi quelli che hanno preso i finanziamenti con un tasso di interesse che può arrivare all’1,5%. Molti che erano già in difficoltà, non li hanno avuti”.
Viterbo – Cantiere edile
Un meccanismo di indebitamento che investirà anche i consulenti, i commercialisti. “Durante l’emergenza – racconta infatti Barcarolo – abbiamo lavorato più di prima, ma con i clienti in sofferenza e le aziende chiuse gli incassi sono stati prossimi alla zero. Abbiamo anche gestito una media di 40 telefonate al giorno, a testa. E siamo stati inoltre confidenti di tantissime difficoltà, oltre che consulenti. Abbiamo rischiato molto pure in salute. Perché molti di noi hanno continuato a muoversi per spiegare alle aziende come sopravvivere e muoversi tra i decreti”.
Operai al lavoro
L’impatto peggiore delle conseguenze economiche del Covid rischia di travolgere soprattutto le zone che vivevano di turismo. Come Civita di Bagnoregio. “Nella Tuscia – spiega Barcarolo – ci sono zone che vanno a varie velocità. Chi andava forte prima è stato quello che ha subito di più il colpo. Ad esempio Civita di Bagnoregio. A Bagnoregio dovrebbero esserci una sessantina di b&b. E questo solo ci fa capire la portata dell’investimento e il crollo che ne è seguito. E il crollo, dovuto all’assenza di lavoro, perché i turisti non ci sono più, va dal b&b al distributore di benzina”.
Civita di Bagnoregio
La stessa cosa vale per Bolsena, Marta, Capodimonte. Per la zona termale di Viterbo. “Abbiamo passato Pasqua, pasquetta, il primo maggio. La zona del lago di Bolsena e Viterbo – dice Barcarolo – sono aree che vivono soprattutto di questo turismo. Il turismo primaverile e di inizio estate. Il turismo che c’è a Pasqua, pasquetta e il primo di maggio. E tutto questo è saltato. Poi a pagare un prezzo altissimo saranno probabilmente i bar, gli alberghi, i ristoranti. L’indotto del turismo. Una risorsa che non c’è più. Inoltre, i piccoli locali, i piccoli ristoranti, con le nuove misure per riaprire, come faranno a sopravvivere? Molti rischiano di non riaprire più. Sarà dura. Veramente. E il colpo vero arriverà a settembre. E se il colpo si intreccia con un’altra ondata del virus e una nuova emergenza, per molti sarebbe fatale”.
Lago di Bolsena
Per quanto riguarda lo stato di salute del territorio, per Barcarolo la “perdita di fatturato generale della Tuscia non è calcolabile. Ma per interi settori potrebbe essere addirittura del 50%. Chi si è visto chiudere a marzo, s’è visto chiudere all’inizio della stagione turistica. Quando si fa il grosso degli incassi. Adesso se ne riparla il prossimo anno. Per chi sopravviverà a questo”.
Per non parlare poi del settore dello spettacolo. “Cinema, teatri, discoteche – dice Federico Barcarolo – Ci si va in autunno, inverno, primavera. La primavera soprattutto. Quando le giornate si allungano e si riprende di nuovo a uscire tutti i giorni. Per loro se ne riparla direttamente a settembre. Al cinema, a giugno, non ci va già più nessuno”.
Viterbo – Cinema e Terme
C’è poi il punto dell’aggregazione. “I locali dei centri storici cittadini – fa notare Barcarolo – sono tutti luoghi di aggregazione. Per giunta piccoli. Questi che fanno, chiudono? Si indebitano di nuovo per cambiare locale? E per andare dove? Questi sono tutti settori che in due mesi hanno perso il 50% degli incassi di un anno”.
Cantiere di lavoro
“Ci sono aziende – conclude Barcarolo – che dall’inizio dell’emergenza hanno staccato 3 o 4 fatture. Con queste, al massimo, ci paghi le utenze. I bar, le pizzerie, i ristoranti in provincia, per loro la questione è stata dura. Anche con il delivery, perché i numeri restano comunque bassi, rispetto ai costi da sostenere. Non siamo in grandi città, dove la richiesta della consegna a domicilio è continua e va avanti da diversi anni. Molti di noi la consegna a domicilio l’hanno conosciuta con l’inizio dell’emergenza”.
Daniele Camilli









