Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Passato il primo sconcerto per la notizia che l’Alta Velocità si fermerà a Frosinone (Ferentino) ma non a Orte, qualche considerazione sulla questione, in prospettiva viterbese, può essere fatta a mente più fredda.
Se studiamo le infrastrutture del Lazio ci accorgiamo immediatamente che esiste una netta differenza tra il nord e il sud della regione: mentre Latina e Frosinone sono ben collegate con la Capitale, polo di attrazione di gran parte del pendolarismo laziale, Viterbo e Rieti soffrono ancora le insufficienze di un sistema rimasto ampiamente indietro.
Da Latina, in auto, si percorre la Pontina, tutta a quattro corsie, anche se molto trafficata, e in parte supportata da ulteriori corsie laterali per il traffico locale. Con il treno, visto che la città è sul percorso della vecchia Roma-Napoli, con i numerosi inter-city si raggiunge la Capitale in poco più di 40 minuti. Frosinone ha il casello sulla Autostrada del Sole, quindi il problema in auto non si pone; con la fermata dell’Alta Velocità, che collegherà il frusinate a Roma in poco più di 30 minuti, il cerchio si chiude alla grande.
Di contro, per raggiungere Roma da Viterbo in auto, le quattro corsie si fermano a Monterosi e da lì a Viterbo si attraversano ben tre centri uno dei quali – Vetralla – è pressoché interminabile; se si preferisce il treno occorre avventurarsi sulla Roma-Capranica-Viterbo, che se tutto va bene richiede due ore abbondanti, per non parlare della Viterbo-Civitacastellana-Roma dove si arriva alle tre ore e mezzo, sempre se tutto va bene e non è affatto scontato.
Meglio il bus Cotral, che in un’ora e venti ti porta a Saxa Rubra e, grazie al trenino, ti trovi a Piazzale Flaminio dopo un’ora e tre quarti.
Dei 18 miliardi che la Regione Lazio impegnerà assieme alle FS per le infrastrutture del Lazio, vi è poco o nulla per il viterbese; si parla del raddoppio del binario sulla Roma-Capranica-Viterbo, ma guarda caso il tutto si ferma a Bracciano, cioè entro l’area metropolitana romana; in pratica, come accade per l’altra linea, dove il raddoppio si ferma entro l’area urbana di Roma.
Insomma, a parte i distinguo e i giri di parole, l’opinione pubblica viterbese legge l’arrivo dell’Alta Velocità nel frusinate come un ulteriore smacco per la Tuscia.
Commenta il consigliere di maggioranza Panunzi: “Bene Frosinone, ma il sistema regionale ferroviario, per essere sinergicamente e organicamente integrato nel sistema dell’alta velocità, non può non prevedere la fermata di Orte”. Sembrerà strano, ma questa di dichiarazione è inquietante. Significa che un consigliere di maggioranza alla Pisana “auspica” e “chiede” che qualcosa accada. Non sta dicendo che qualcosa sta per accadere o accadrà.
Mancano le sinergie nel territorio? Può darsi. Comunque, occorre ricordare che la Ciociaria è una provincia che – parole del rappresentante di Unindustria Lazio Tortoriello – per valore aggiunto della sua industria manifatturiera è paragonabile al tessuto imprenditoriale del nord.
Forse non è un caso che anche nel gioco del calcio, i ciociari siano saliti in pochi anni da un tranquillo vivacchiare tra serie D e C2 agli onori della serie A, grazie ad un grosso industriale locale. Parimenti, nella provincia pontina si trova il più grande mercato ortofrutticolo del centrosud, e questo qualcosa in termini economico-produttivi, quelli che alla fin fine tirano le fila dello sviluppo del territorio, conta.
Ma c’é anche la demografia, e questa conta parecchio, perché ha immediatamente a che fare con il peso elettorale, quindi con il peso politico. La provincia di Viterbo conta 330.000 abitanti, 60.000 dei quali nel capoluogo; quella di Frosinone sfiora i 500.000 abitanti, anche se il capoluogo ne conta appena 47.000. La provincia di Latina arriva a 570.00 abitanti, con ben 126.000 concentrati nel capoluogo.
Allora, sì, Roma matrigna, Regione scostante con Viterbo, Viterbo che non sa farsi valere e va sempre divisa e con il cappello in mano alla Pisana… ma alla politica interessano i bacini elettorali.
La destra dà colpa alla sinistra; ma quando in Regione ha governato la destra il leit motiv era lo stesso. Qualcuno ricorderà la faccenda dell’aeroporto a Viterbo, la regione nicchiava e poi si alzò anche la rivendicazione di Latina, e nella confusione di interessi contrastanti a livello locale e nazionale tutto ruzzolò per aria. Non sarà un caso che, in altri tempi, si vagheggiasse di trasferire la Tuscia in Toscana (Dio ci scampi, ci mangerebbero in testa…) o di creare una regione a parte con Civitavecchia, Orvieto e il grossetano, e magari persino il reatino.
Niente di tutto questo; troppi problemi istituzionali, territoriali e soprattutto elettorali, guai solo o a pensarci.
In realtà, i numeri demografici e quindi elettorali, collegati anche con le vocazioni produttive, fanno sì che, da sempre, in Regione dopo i romani, governino frusinati e pontini; si è sempre saputo, anche al di là delle diversità politiche di facciata; me lo faceva notare un navigato personaggio della politica regionale.
Certo, la Tuscia potrebbe opporre un sistema storico, archeologico, artistico, ambientale e quindi turistico molto più allettante, ma sebbene sull’Alta Velocità non viaggino soltanto imprenditori e faccendieri industriali, ma anche turisti e studenti universitari, i beni culturali non fanno cassetta come un comparto industriale. In realtà, ad una fermata dell’Alta Velocità a Orte terrebbe soprattutto l’Umbria, o meglio il grande bacino economico e industriale ternano; inoltre non va dimenticato che il collegamento Orte-Viterbo è pressoché esclusivamente automobilistico, visto che la tratta ferroviaria è lunga e lenta e occorrerebbe rifarla daccapo per dare senso ad un collegamento con l’Alta velocità.
Allora, paradossalmente sembrerebbe più praticabile un accordo tra Umbria e Fs, piuttosto che tra Lazio e FS, per sbloccare in qualche modo la situazione, a costo di creare una minideviazione del percorso ferroviario per allestire una stazione dirimpetto a Orte ma oltretevere… Per fortuna, Orte è sulla direttrice europea E45, altrimenti sarebbe stata pronta Orvieto per l’Alta Velocità, e allora sì che sarebbero stati dolori…
Certo, niente da dire sui collegamenti su gomma; da Parigi a Viterbo arrivi sempre viaggiando su quattro corsie e se i viterbesi si mettono finalmente d’accordo tra non molto il porto di Civitavecchia sarà integralmente collegato a Orte. Insomma, Viterbo su questo starebbe quasi meglio di Siena.
Ma i pendolari prendono i mezzi pubblici, non vanno in auto; sarebbe come passare lo stipendio alle compagnie petrolifere… loro ci sputano l’anima su quelle tratte, lavoratori o studenti che siano. Mica sarà sempre lockdown, smart working, e-learning (acc… non c’è una parola di italiano, qui…), prima o poi si dovrà viaggiare…
Per il futuro dei pendolari viterbesi e per l’economia locale non si vedono prospettive veramente nuove; qualche labile promessa, e forse arriverà qualche contentino due settimane prima delle prossime elezioni.
Al momento, insomma, mangiamo le nostre erbe amare; dice che fanno bene al fegato, e tengono bassa la tensione nervosa. Ma sono amare.
Amen.
Francesco Mattioli
