Viterbo – Due lettere che sono un grido d’aiuto. Undici pagine indirizzate, tra gli altri, a presidente del Consiglio, ministri, regione Lazio e protezione civile, sintetizzabili in una parola sola: “Proteggeteci”.
Lo chiedono 29 sindaci tra la bassa Umbria e l’alto Lazio. 26 sono viterbesi.
Il nord della provincia, in quest’ultima settimana, è stato interessato da una serie di scosse sismiche. Decine e decine. Almeno 80, ma quasi certamente anche di più, considerando che se ne sono contate 30 solo tra la mezzanotte e le 18,48 del 16 maggio.
La zona dove si avvertono le scosse coincide con quella dove potrebbero sorgere impianti geotermici in futuro. Cioè impianti per la produzione di energia che sfruttano fonti di calore nel sottosuolo. È il distretto vulcanico Vulsino, che include buona parte dell’hinterland del lago di Bolsena, allungandosi a nord fino a Orvieto e alla parte meridionale della Toscana e a sud fino a Tarquinia.
Un’area di per se sismicamente attiva, interessata, nel tempo, da terremoti di magnitudo anche superiori a 5,5 gradi della scala Richter. Dal sisma di Bagnoregio, che distrusse l’antico insediamento di Civita e provocò onde alte anche 4 metri nel lago, fino al terremoto di Tuscania del ’71: bilancio di almeno trenta morti.
Sul territorio “sussistono vari titoli minerari per lo sfruttamento della risorsa geotermica”, scrivono i sindaci con preoccupazione. Significa che ci sono 18 diverse richieste di sfruttamento geotermico dell’area, alcune più avanti di altre, a livello di autorizzazioni. Ogni richiesta interesserebbe più paesi del distretto, arrivando a una copertura della quale si può avere un’idea più precisa osservando queste mappe.
L’area interessata dalle richieste di sfruttamento geotermico – Fonte: Slide elaborate dall’associazione Bleu (Bolsena lago d’Europa) all’auditorium di Bolsena all’incontro riservato ai sindaci il 7 dicembre 2019 – Clicca sulle immagini per ingrandire
“Una vasta letteratura – scrivono i sindaci – ha evidenziato i rischi associati ad attività di esplorazione, trivellazione, estrazione e reiniezione di fluidi in sistemi idrotermali, che presentano analogie con le criticità del territorio in oggetto. I recenti casi di sismicità indotta o innescata, registrati a livello mondiale, a seguito delle attività sopra elencate, hanno ulteriormente confermato le evidenze messe in luce dalla suddetta letteratura”.
I 29 primi cittadini portano l’esempio di un paio di progetti di centrali geotermiche in provincia di Napoli, “ritirati e rigettati a seguito dei rischi connessi per le comunità e per l’ambiente, soprattutto in termini di sismicità indotta e innescata. Si trattava di sismicità di una magnitudo potenziale inferiore a quella cui sarebbe esposto il distretto vulcanico Vulsino”.
Il timore è quello di terremoti ben più intensi delle scosse di queste ore. Per questo i sindaci dei paesi intorno al lago di Bolsena, a partire dall’autunno 2019, hanno iniziato a organizzare una serie di incontri e conferenze sulla geotermia. A Conte, Borrelli e a un lungo elenco di istituzioni pubbliche scrivono come primi responsabili della sicurezza: “I sindaci scriventi sono tenuti a prendere tutte le misure, oltre a preservare l’incolumità dei cittadini, anche i loro beni materiali, entrambi messi a rischio da eventuali eventi sismici disastrosi”.
Tra i loro compiti rientra anche quello di “riportare immediatamente i rischi di grado C (nazionale) all’attenzione degli enti preposti. Nel caso specifico quello del rischio di innesco sismico di tipo transregionale con magnitudo rilevante e potenzialmente distruttiva che incomberebbe sul distretto vulcanico Vulsino in conseguenza di attività di ricerca e sfruttamento della risorsa geotermica”. In poche parole: se succede qualcosa di grave, vi avevamo avvertiti.
La richiesta finale è quella di “mettere in atto ogni possibile intervento di prevenzione dei rischi e dei pericoli al fine della tutela, della sicurezza e dell’incolumità della comunità e dei territori da noi amministrati”. Ovvero: aiuto.
Stefania Moretti
Documenti: Il testo delle due lettere inviate dai sindaci
Gli amministratori che hanno firmato le lettere
- Andrea Garbini, sindaco di Castel Giorgio (Terni)
- Daniele Longaroni, sindaco di Castel Viscardo (Terni)
- Sauro Basili, sindaco di Allerona
- Giovanni Arena, sindaco di Viterbo
- Paolo Dottarelli, sindaco di Bolsena
- Massimo Bambini, sindaco di San Lorenzo Nuovo
- Francesco Di Biagi, sindaco di Latera
- Roseo Melaragni, sindaco di Piansano
- Edoardo Giustiniani, sindaco di Cellere
- Giuseppe Ciucci, sindaco di Farnese
- Ermanno Nicolai, sindaco di Tessennano
- Stefano Bigiotti, sindaco di Valentano
- Maurizio Lacchini, sindaco di Marta
- Lina Novelli, sindaco di Canino
- Maurizio Testa, sindaco di Monte Romano
- Marco Bianchi, sindaco di Celleno
- Giuseppe Mottura, sindaco di Civitella d’Agliano
- Piero Rossi, sindaco di Graffignano
- Salvatore Serra, sindaco di Ischia di Castro
- Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro
- Angelo Ghinassi, sindaco di Acquapendente
- Massimo Paolini, sindaco di Montefiascone
- Cinzia Pellegrini, sindaco di Proceno
- Carlo Benedettucci, vicesindaco di Gradoli
- Publio Cascianelli, sindaco di Arlena di Castro
- Antonio De Rossi, sindaco di Capodimonte
- Luca Profili, sindaco di Bagnoregio
- Giovanni Giuliani, sindaco di Onano
- Fabio Bartolacci, sindaco di Tuscania



