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Ronciglione – La mattinata se ne è andata per sentire i due medici legali che hanno effettuato l’autopsia. “Incompatibili con un rotolamento dalle scale le lesioni riportate da Sestina”, hanno ribadito i consulenti della procura.
E’ripreso con l’ascolto in simultanea dei professori Mauro Bacci e Massimo Lancia il processo per omicidio volontario, omissione di soccorso e lesioni aggravate a Andrea Landolfi accusato di avere gettato dalla scale di casa della nonna, a Ronciglione, la fidanzata Maria Sestina Arcuri la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.
E’ stata la seconda udienza fiume in due giorni, la terza in una settimana, per recuperare il tempo perduto durante lo stop Coronavirus. In tribunale come sempre anche la nonna dell’imputato, Mirella Iezzi, con l’avvocato Gianluca Fontana.
I due consulenti nominati dal pm Franco Pacifici hanno fatto vedere in aula le immagini. La richiesta del carcere per Landolfi, poi concretizzata dalla cassazione il 25 settembre, era giunta già il 15 marzo, proprio in seguito al deposito della relazione dei professori Lancia e Bacci. Secondo loro la 26enne sarebbe morta in seguito a una “caduta verticale dall’alto”.
“Sestina non è rotolata dalle scale”
“Non c’è alcuna compatibilità – hanno ribadito – tra le lesioni riscontrate sul corpo di Sestina e un rotolamento dalle scale”. Il “cranio fracassato”, la “fortissima compressione toracica” e le ferite riportate dalla vittima sarebbero riconducibili a una “caduta verticale dall’alto”. Come se la Sestina fosse volata giù dal pianerottolo delle scale, superando la barriera anticaduta di circa 80 centimetri che le protegge.
In aula c’erano anche il medico legale e l’ingegnere nominati dall’allora difensore di Landolfi, che hanno potuto interloquire con gli attuali difensori Fabrizio Nobili e Serena Gasperini ma non con la corte.
Per Bacci e Lancia, che nella relazione non indicano l’altezza dalla quale Sestina sarebbe precipitata, si tratterebbe di una “caduta a velocità accelerata” di alcuni metri, escludendo sia il rotolamento accidentale, sia che dalle scale sia stata spinta. Per i medici legali, la ragazza è volata giù dal pianerottolo.
Valutazioni proibite al colonnello del Ris
Sentiti i medici legali sull’autopsia, l’udienza ha subito una brusca frenata quando è stata sollevata la questione se ammettere o meno la relazione del tenente colonnello Paolo Fratini del Ris di Roma.
La corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone ha deciso di non far entrare la relazione che secondo la difesa conterrebbe delle valutazioni, delle ipotesi alternative, decidendo di sentire comunque, ma rinviando la testimonianza all’udienza del 25 giugno, l’ufficiale dei carabinieri, anche se solo sui dati obiettivi, ovvero sulle rilevazioni del laser scanner, usato per ricostruire in 3D a 360 gradi la presunta scena del crimine.
“Il colonnello potrà riportare solo lo stato dei luoghi – spiega il difensore Gasperini – in quanto, essendo non un consulente ma un ufficiale di polizia giudiziaria, non può fare valutazioni. Deve descriverci una ‘foto’, senza alcuna valutazione. Lui ha ritenuto di fare i rilievi con la modalità del laser scanner, ci deve indicare le misure, come le ha prese, se, quando e quante sono”.
Il “supertestimone” diffida la difesa
Dietro le quinte del processo, nel frattempo, il supertestimone Claudio Cipollini alias zio Rocco ha inviato lo scorso 12 maggio un telegramma all’avvocato Serena Gasperini, in cui la diffida “a cessare immediatamente ulteriori atti diffamatori nei miei confronti”. Nel frattempo, almeno per ora, Cipollini resta fuori dal processo. Il pm Pacifici, il 14 maggio, ha chiesto l’acquisizione di una relazione relativa alla sua testimonianza, ma mercoledì la corte d’assise ha rigettato la richiesta. Cipollini, un detenuto laureato in legge che ha conosciuto Landolfi a Regina Coeli e lo ha presentato al precedente difensore Giacomo Marini, dopo la revoca dell’incarico a quest’ultimo, il primo aprile ha chiesto di essere sentito da Pacifici. Sostiene che il pugile 31enne romano gli abbia detto di avere scaraventato Sestina dalle scale.
Così è entrato nel vivo il processo a Landolfi
Tre udienze a ritmo serrato, il 14, 20 e 21 maggio.
Erano circa le 2,30 della notte tra domenica 3 e lunedì 4 febbraio, quando un vicino di casa, le cui dichiarazioni sono state acquisite lo sorso 14 maggio, avrebbe sentito delle urla e rumore di mobili spostati, seguiti da un violentissimo tonfo. Landolfi e Sestina erano rincasati all’una passata, dopo aver trascorso la serata prima a cena al ristorante Il Divino e poi al pub Il Castello, entrambi nel centro storico di Ronciglione, per i quali il 20 maggio sono stati sentiti rispettivamente un cameriere e la titolare. Secondo l’accusa, la coppia avrebbe litigato. In uno spezzone del video che raccoglie i filmati della videosorveglianza si vede Landolfi che tiene Sestina per il mento e le parla a distanza ravvicinata.
Tra gli ultimi a vedere Sestina c’è il trentenne con un deficit di comprensione cui Landolfi avrebbe detto: “Salutala è l’ultima volta che la vedi”. Sempre nell’udienza di mercoledì ne sono state acquisite le dichiarazioni, in attesa della perizia sulla capacità a testimoniare. Avrebbero parlato fuori dal pub, dove lei era a fumarsi una sigaretta. Gli avrebbe detto che non amava più Andrea e che voleva lasciarlo. Sul telefonino sono state trovate le tracce della ricerca di un bed and breakfast dove Sestina avrebbe detto di voler trascorrere la notte, per poi tornare a Roma e quindi dai suoi in Calabria.
Poco prima delle sei del mattino successivo Landolfi chiama il 118. “La mia ragazza è cascata per le scale”, dice all’operatore. Poi corregge il tiro: “Siamo caduti insieme”. L’ascolto in aula dell’audio della telefonata, che il pm pacifici avrebbe voluto sentire già lo scorso 4 marzo, è stato l’atto che ha fatto entrare nel vivo il processo.
Silvana Cortignani




