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Istat, a marzo crollo del 57,1% del commercio d’abbigliamento

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Un negozio di abbigliamento

Un negozio di abbigliamento

Roma – Crollo verticale del 57,1%. Sono i negozi di abbigliamento e pellicceria a registrare il calo peggiore delle vendite nel mese di marzo 2020, quello dell’esplosione dell’emergenza Coronavirus. A dirlo sono i dati Istat sul commercio al dettaglio.

L’abbigliamento non è comunque l’unico settore ad aver registrato una perdita di oltre il 50% in un solo mese. Ci sono anche giochi, giocattoli, sport e campeggio (-54,2%), Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-54,1%) e foto-ottica, pellicole e strumenti musicali (-52,9%).

In generale, la crisi colpisce pesantemente tutti i prodotti non alimentari, il cui calo più ridotto riguarda il settore dei prodotti farmaceutici, che registrano un -6,3%. Per quanto riguarda i prodotti alimentari, invece, il dato di marzo è stazionario rispetto a quello di febbraio.

A determinare una differenza così netta, ovviamente, sono i decreti della presidenza del Consiglio, che hanno imposto la chiusura di molte attività commerciali per frenare il contagio da Coronavirus.

Il dato complessivo sul commercio al dettaglio di marzo, compreso di beni alimentari e non alimentari, è -20,5% in valore e -21,3% in volume rispetto a febbraio.

Sul piano trimestrale, gennaio-marzo 2020 fa registrare rispetto a ottobre-dicembre 2019 un +2% per i beni alimentari e -11,6% per i non alimentari. In totale la flessione è del 5,8% in valore.

 


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