Viterbo – “E’ fondamentale garantire dei prèsidi scolastici comunali durante l’estate. Soprattutto nelle piccole realtà territoriali che più di tutte hanno subito le conseguenze dell’emergenza Covid che ha portato alla chiusura delle scuole. Soprattutto per evitare un analfabetismo di ritorno nei bambini più piccoli”. La proposta è della segretaria organizzativa regionale della Uil scuola di Viterbo Silvia Somigli.
“In tale direzione – prosegue Somigli – le amministrazioni comunali potrebbero giocare un ruolo decisivo mettendo a disposizione strutture e, nei limiti delle loro possibilità, finanziamenti. Stipulando inoltre apposite convenzioni con le organizzazioni sindacali. Il tutto nel rispetto delle normative previste dai decreti del governo Conte”.
Silvia Somigli, segretaria organizzativa regionale Uil Scuola
L’ipotesi avanzata da Silvia Somigli è questa. “Una volta terminata la didattica a distanza – spiega la sindacalista – si potrebbe programmare un vero e proprio ciclo di studi, rivolto in particolar modo agli studenti degli istituti comprensivi, che sarebbero chiamati a parteciparvi volontariamente sulla base di una libera scelta da parte delle famiglie. Un ciclo di studi capace di proporre quanto meno le principali materie di studio necessarie agli alunni per il loro percorso formativo. Il tutto dopo aver individuato uno spazio idoneo di concerto con le amministrazioni comunali e coinvolgendo anche le parrocchie dei rispettivi paesi”.
Una scuola elementare della Tuscia chiusa
Secondo la segretaria regionale della Uil scuola, il ciclo di studi risponderebbe inoltre all’esigenza di colmare le eventuali lacune che si fossero venute a formare nello studente durante il periodo di chiusura delle scuole.
“Non solo – prosegue Somigli – ma sarebbe anche un modo per innescare nuovamente quei processi di socializzazione da parte degli alunni interrotti lo scorso mese di maggio”.
La segretaria della Uil scuola Silvia Somigli
Nella Tuscia ci sono oltre 40 istituti scolastici distribuiti su tutto nel territorio. “La chiusura improvvisa delle scuole – sottolinea Somigli – potrebbe rappresentare un vero e proprio shock emotivo per i ragazzi con tutta una serie di conseguenze che andrebbero a colpire i processi di socializzazione garantiti dalla scuola, determinando inoltre un vero e proprio analfabetismo di ritorno, soprattutto per quanto riguarda gli alunni degli istituti comprensivi. Non dimentichiamoci infatti che molti alunni vivono in famiglie che l’emergenza Coronavirus ha messo in seria difficoltà economica. In particolar modo le famiglie con un solo o due stipendi derivanti da lavori dipendenti, talvolta anche in nero, con scarse garanzie contrattuali e bassi guadagni che spesso se ne vanno per pagare tasse e affitti”.
Viterbo – Studenti all’uscita di scuola
Un’altra conseguenza della chiusura delle scuole potrebbe essere la disarticolazione dei percorsi di integrazione tra studenti figli di italiani e studenti figli di migranti. “La scuola – evidenzia Somigli – è infatti un vero e proprio melting pot di culture che l’istituzione cerca di intrecciare e integrare in vista di un’armonica crescita sociale e democratica del paese, evitando così l’emergere di forme di conflittualità di carattere disgregativo del tessuto stesso in cui si vanno poi a inserire. Questa disarticolazione, dovuta alla chiusura degli istituti, potrebbe invece causare l’appiattimento degli studenti sui propri gruppi e nuclei originari determinando, col tempo, in assenza di un network condiviso, logiche ‘claniche’ con gravi conseguenze per la stessa tenuta democratica del paese e il manifestarsi di una pericola conflittualità sociale”.
L’altro fronte su cui l’emergenza Coronavirus ha avuto un impatto fortissimo è stato quello delle disabilità. “Con la chiusura delle scuole – aggiunge poi Silvia Somigli – gli studenti disabili, soprattutto quelli appartenenti a famiglie con difficoltà economiche, hanno perso il ‘sostegno’ alla propria vita scolastica e alla propria attività di apprendimento. Cosa che potrebbe causare una ulteriore marginalizzazione sociale dei ragazzi e delle ragazze disabili o con difficoltà di vario tipo che invece la scuola cercava di arginare e superare.
Una scuola elementare
Infine, la chiusura della scuola, associata alla presenza massiccia dei social network nella vita degli studenti, potrebbe lasciare gli studenti, privati del ruolo di filtro che gli insegnanti svolgono anche in tal direzione, in balia di dinamiche emotive che potrebbero portare non solo allo sfaldamento dei processi di socializzazione propri del mondo scolastico, ma anche alla messa in discussione del ruolo stesso del docente che, con l’andare del tempo, potrebbe perdere quell’autorevolezza che invece la presenza in sede gli ha sempre garantito.
“Il professore – conclude la segretaria regionale della Uil scuola – mediato dallo schermo di un computer rischia di diventare un professore che non riesce più a far presa sulla vita degli studenti perché la sua ‘esistenza’ potrebbe essere percepita non più come ‘presenza’, ma come ‘entità virtuale'”.
Daniele Camilli




