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“La mia generazione viveva di notte nei parchi, da allora è stato fatto molto ma non basta…”

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Viterbo – “L’omofobia è come il razzismo. Fatta di paura del diverso e necessità di sentirsi più giusti rispetto agli altri”. Spiega il cantante lirico Alfonso Antoniozzi. Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, promossa ogni anno, dal 2004 il 17 di maggio, dal comitato internazionale per la giornata contro l’omofobia e la transfobia. Una giornata riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni unite.

“La mia generazione – racconta Antoniozzi, cantante lirico e consigliere comunale di Viterbo – viveva di notte, nei parchi, negli angoli bui. Da allora è stato fatto molto”. 


Alfonso Antoniozzi

Alfonso Antoniozzi


E a proposito di diritti, oggi, dopo due mesi di emergenza, per Antoniozzi “bisogna ritornare alla normalità. Bisogna ritornare alla costituzione”.
“L’omofobia è la stessa cosa del razzismo – prosegue – paura del diverso e necessità di avere un nemico per sentirci più giusti noi. Dobbiamo fare una legge e disegnare una società migliore”. 

Antoniozzi, che legge servirebbe?
“Bisognerebbe intanto introdurre il reato. Come esiste Billi reato di odio e persecuzione razziale, dovrebbe esistere anche il reato e l’aggravante anche per chi pesta e ammazza una persona perché omosessuale. Finché una legge di questo genere non esce, finché questo non succede non c’è un segnale chiaro contro l’omofobia da parte dello stato”.

Nel frattempo cosa si sta facendo?
“Basta vedere quello che sta facendo la televisione americana e quello che invece sta facendo quella italiana. In ogni nuova serie televisiva, di qualsiasi genere, nella televisione americana c’è tranquillamente un membro della famiglia che è lgbtq, lesbiche, gay, bisessuali, transgender e queer, che sta facendo una vita tranquilla. E che non necessariamente alla fine si spara, alla fine s’ammazza. Mi spiego? Mentre la televisione americana ci racconta la realtà, la nostra sta indietro e ci racconta storie di 50 anni fa. Ancora oggi se vedessimo sulla televisione italiana una coppia di gay che fa una vita tranquilla e normale accettata da tutti, ci sarebbero delle associazioni che comincerebbero a fare muro. Oppure ci sarebbe il divieto a vedere la serie per i minori. Un bambino può vedere un film di guerra ma non due uomini che si baciano. Questa è la società in cui ci tocca vivere”.


Milano - Il Pride

Milano – Il Pride


Altrimenti cosa potrebbe succedere?
“Dopo un po’ si va fuori di testa. Di base l’essere umano è un animale sociale. Non è nato per vivere da solo, ma è nato anche per avere i suoi spazi e le sue libertà personali. E’ un mondo che sembra fare fatica a gestire una socialità reale, perché molti degli approcci passano attraverso la rete. Un mondo che perdendo lo scambio concreto tra individui sta perdendo la sua peculiarità principale”. 

Cosa bisognerebbe fare?
“Ritornare al più presto alla normalità. Anche alla normalità dei diritti. Tenendo bene a mente che una vita più lenta è anche una vita più sana. Credo che se usciamo da questa cosa riprendendo la vita frenetica di prima allora non abbiamo imparato nulla. Se abbiamo imparato qualcosa, abbiamo imparato che una vita più lenta può darci una qualità della vita più alta. Si può riuscire a vivere non avendo anche le fonti di reddito che si avevano prima. Si può vivere senza il suv o il telefonino di ultima generazione”. 


Milano - Alfonso Antoniozzi in scena nella Tosca alla Scala

Milano – Alfonso Antoniozzi in scena nella Tosca alla Scala


Bisogna anche riattivare i circuiti della partecipazione politica e sociale. Un modo importante per garantire e difendere i diritti…
“Bisogna tornare in mezzo agli altri. Qualcuno disse che se esci di casa e non trovi nulla che ti indigni ciò significa che non stai vivendo in uno stato democratico”.

Due mesi di sospensione dei diritti costituzionali potrebbero avere ripercussioni su questo fronte?
“Non sono un sociologo, ma visto i dati positivi che stanno arrivando, sarebbe opportuno mettersi seduti e riposare questi limiti, togliendoli. Bisogna ritornare alla costituzione e alla sua piena applicazione”.


Alfonso Antoniozzi e Chiara Frontini

Alfonso Antoniozzi


Quale è la condizione di vita di un gay oggi rispetto alla tua generazione?
“Migliore. Sicuramente migliore. La mia generazione ha dovuto fare un grande lavoro di autoaccettazione. Rispetto anche alle immagini dei media che formano il pensiero e il punto di vista della società. Quando ero un ragazzo l’omosessuale era dipinto al massimo come una macchietta, estremamente effeminato e destinato a fare una vita di merda. E ogni volta che vedevi queste cose dicevi: ‘ma questo non sono io’. Ma devo fare per forza questo fine? Il grosso lavoro che dovevi fare su te stesso non era solo di autoaccettazione, ma anche di equilibrio. Per poter essere se stessi. Il lavoro che abbiamo fatto in questi ultimi trent’anni, quando non ci siamo più vergognati di essere noi stessi, ha aperto sicuramente le porte a una società migliore. Quarant’anni fa che due uomini o due donne potessero vivere insieme alla luce del giorno e sposarsi sembrava fantascienza”. 

Come viveva la tua generazione?
“La mia generazione viveva di notte, nei parchi, negli angoli bui. E’ stato fatto tanto”.

E si può fare ancora molto…
“Certamente. Soprattutto nel nostro paese dove la laicità è messa continuamente in discussione. Nessuno ti obbliga a essere quello che non vuoi. Ma nessuno di noi deve essere obbligato ad essere quello che non è”. 


Il gruppo consiliare Viterbo 2020: Patrizia Notaristefano, Chiara Frontini, Alfonso Antoniozzi e Letizia Chiatti

Il gruppo consiliare Viterbo 2020: Patrizia Notaristefano, Chiara Frontini, Alfonso Antoniozzi e Letizia Chiatti


Come si manifestano i comportamenti omofobici?
“Omosessuali pestati fuori da un locale perché gay. Una cosa più omofonica di questa? Oppure in maniera non esplicita. Per questo è necessaria una legge contro l’omofobia. E contro quei comportamenti che ti escludono sul posto di lavoro e non ti mandano avanti perché non sei sposato con una donna e non hai figli. L’omofobia è paura del diverso e necessità di avere un nemico per sentirci più giusti rispetto agli altri”.

E’ come il razzismo…
“E’ la stessa cosa”.

Daniele Camilli


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