Viterbo – “Abbiamo guardato più a quello che potevamo fare piuttosto che a ciò che non si poteva più fare”.
Don Luca Scuderi è prete da vent’anni, parroco della Sacra Famiglia al Carmine di Viterbo da dieci.
Don Luca è uno dei tanti sacerdoti di una chiesa cattolica che, come altre religioni e confessioni, si è ritrovata per più di due mesi in quarantena. Dovuta all’emergenza Covid.
Viterbo – La chiesa della Sacra famiglia
Il 18 maggio la riapertura delle messe ai fedeli. “Una grande gioia e una grande opportunità – ha detto il parroco della Sacra famiglia -, anche se la viviamo con altrettanta grande trepidazione per il rispetto dovuto alle normative e ai decreti a salvaguardia della salute di chi partecipa. Dobbiamo convivere con il virus, e lo vogliamo fare nella maniera più discreta e generosa possibile”.
Che vuol, don Luca, convivere con il virus in maniera “generosa”?
“Significa che bisogna pensare più al bene degli altri che al proprio”.
Come vi siete organizzati in vista della riapertura delle messe ai fedeli?
“Abbiamo innanzitutto dimezzato i banchi. I posti a sedere sono ora un terzo della capienza di una volta. Poi abbiamo affisso le informazioni ovunque e messo quel serve all’ingresso per pulirsi le mani”.
Quanti erano i posti in chiesa prima e quanti sono adesso?
“Prima c’erano più di 300 posti. Ora, tenendo conto del distanziamento sociale, saranno circa una cinquantina”.
Un numero di posti che può andar bene per le messe feriali. Per quelle festive invece come farete?
“Per le messe festive sto pensando di utilizzare il piazzale all’ingresso. E sto pensando di fare o la messa all’aperto o considerare il piazzale il prolungamento della chiesa”.
Viterbo – Don Luca Scuderi
Come avete vissuto la chiusura delle messe ai fedeli?
“L’abbiamo vissuta con molta sofferenza, ma con la consapevolezza di quello che stiamo vivendo. Quindi, una sofferenza dovuta al momento e a quella prudenza che oggi l’Italia e il mondo devono avere. E di fronte a questa sofferenza, abbiamo guardato più a quello che potevamo fare piuttosto che a ciò che non si poteva più fare”.
E cosa è stato fatto?
“Innanzitutto, dal 9 di marzo, giorno della chiusura della messa ai fedeli, assieme a padre Marius abbiamo fatto la diretta Facebook del rosario e della messa. Così come abbiamo vissuto in diretta Facebook tutti gli eventi della settimana di Pasqua”.
Viterbo – La chiesa della Sacra famiglia ai tempi del Covid-19
Però non è la stessa cosa…
“Certo, non è la stessa cosa. C’è mancata e ci manca la comunità. Ma la comunità si è resa lo stesso presente attraverso i social. Una grande opportunità che ci ha permesso di entrare nelle case delle famiglie. Tempo fa girava un disegno. Da una parte il diavolo che dice a Dio: ‘vedi che ti ho fatto chiudere tutte le chiese?’. Dall’altra Dio che risponde: “Sì, ma ho creato una chiesa in ogni casa”. Dovevamo entrare nelle case, e con i social lo abbiamo fatto”.
C’è stato poi l’impegno della chiesa attraverso la Caritas…
“L’80% del mio tempo in questo periodo l’ho dedicato dando il mio contributo alla Caritas, l’esperienza più concreta della chiesa. Aiutando tanta gente che, per ragioni diverse, non ha più nemmeno da mangiare”.
Viterbo – Don Luca Scuderi
Quanto è importante il luogo di culto per la comunità cattolica?
“Il luogo di culto è il luogo della comunità. Però faccio un esempio. Una persona anziana o malata che non può andare a messa. La messa tramite la televisione è valida? Sì. Perché Dio guarda il cuore delle persone. Nell’impossibilità il Signore riempie quello che manca”.
La messa, però, si vive innanzitutto nella comunità, cioè in un determinato luogo. Gesù stesso dice a Pietro, “Pietro, su questa pietra…”.
“Sì la comunità è fondamentale. E il luogo in cui si esprime pure. Come la famiglia. Si può vivere la famiglia a distanza? Uno può stare a distanza uno, due mesi per lavoro. Ma se uno non incontra mai il proprio familiare non è la stessa cosa. E’ come privarsi di quell’abbraccio di cui oggi più che mai sentiamo la necessità, e che, forse, apprezzeremo più che mai quando lo potremo rifare. Il luogo fisico è fondamentale, ma se una persona non può andare, ripeto, Dio guarda al cuore. La chiesa è quell’abbraccio del padre misericordioso quando torna il figliol prodigo. Il Signore ci ha creato anima e corpo. Non vale solo l’anima, vale nell’equilibrio. Sia della bontà del cuore sia di una carezza esteriore”.
Viterbo – La chiesa della Sacra famiglia ai tempi del Covid-19
Come avete gestito le attività della parrocchia?
“Tutte le attività sono state sospese. Soprattutto le prime settimane. Poi quando s’è visto che questa cosa si prolungava nel tempo si sono ripresi diversi incontri sempre on line. Abbiamo utilizzato tante piattaforme dove abbiamo fatto tanti momenti di confronto, preghiera e scambio. Anche momenti di gioco. E adesso stiamo facendo una vera e propria programmazione tramite i social”.
Cosa prevede la programmazione che state facendo?
“Ogni domenica abbiamo la messa con i bambini delle elementari. Per la festa della mamma abbiamo poi invitato le persone a pregare insieme, abbiamo fatto una festa e invitato i figli a disegnare un fiore per regalarlo alle madri, scrivendo dentro ogni petalo una caratteristica della propria mamma”.
Viterbo – La chiesa della Sacra famiglia
Ci sono stati momenti di stanchezza nonostante l’utilizzo dei social?
“Sì, ci sono stati. Perché la comunità è un’altra cosa. Sapendo però che si tratta di un periodo provvisorio, sebbene non sia ancora finito”.
Viterbo – Don Luca Scuderi
Dopo l’emergenza Coronavirus la chiesa sarà più la stessa?
“Questo non glielo so dire”.
Lei, invece, sarà più lo stesso?
“No, io non sarò più lo stesso. Vedrò le cose in modo diverso. Il semplice abbraccio o la semplice cena con gli amici, che ora ci mancano tanto, non saranno più gli stessi. Il semplice rapporto con la comunità, che, col suo chiasso domenicale, mi manca tanto, non sarà più lo stesso. E’ un po’ come la salute, che apprezziamo quando non ce l’abbiamo più. E allora, quando ce l’abbiamo, dovremo apprezzarla. La stessa cosa vale per la comunità e per le libertà che, mi auguro quanto prima, riandremo ad acquistare”.
Pure la realtà sociale non sarà più la stessa, con tensioni e conflitti all’orizzonte a causa delle conseguenze economiche dell’emergenza Covid. La chiesa è pronta ad affrontare anche queste?
“E’ evidente che la realtà sociale non sarà più la stessa. E glielo dico perché l’azione stessa della Caritas è quasi raddoppiata, se non di più. Gente che lavorava e che dall’oggi al domani non lavora più. Però noi abbiamo una grande forza. Quella della provvidenza. Dio interviene nella storia dell’uomo, utilizzando le nostre mani e la nostra buona volontà”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Don Luca Scuderi e la chiesa della Sacra famiglia
– Mascherine, nessuna stretta di mano per il segno di pace e volontari all’ingresso






