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La rivoluzione di Galileo e gli artisti del Seicento e Settecento…

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Massimo Giuseppe Bonelli

Massimo Giuseppe Bonelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo una sintesi di una lezione tenuta dal preside del liceo scientifico Ruffini. Lezione che è stata segnalata dagli alunni della IV C Scienze applicate che hanno partecipato e che hanno inviato un ringraziamento al professore Massimo Bonelli, il quale ci ha inviato una sintesi della lezione multidisciplinare.


Rapporti tra arte e scienza nel XVII secolo

In seguito all’invito della professoressa Paola Aquilani e della classe IV C scienze applicate, ho accettato di svolgere una lezione sulle relazioni che intercorrevano tra Galilei, i pittori del primo Seicento a Firenze e in generale tra scienza e arte nel XVII secolo.

Quello che volevo dimostrare ai ragazzi era che le barriere tra le discipline e i campi di interesse (studi umanistici, studi artistici, studi scientifici…) erano, nel Rinascimento come nel Seicento, praticamente inesistenti e che gli intellettuali si occupavano di scienza e di architettura con la stessa passione. L’amicizia tra Galilei e il pittore Ludovico Cardi detto il Cigoli, che avevano studiato insieme durante la loro giovinezza, portò l’artista ad omaggiare le teorie sulle macchie lunari, esposte nel Sidereus Nuncius, nella rappresentazione della Donna vestita di sole, anticipazione dell’Immacolata Concezione, nella cappella Paolina a Santa Maria Maggiore. La luna, dove si appoggiano i piedi della Vergine, è rappresentata infatti con la superficie caratterizzata da crateri, come aveva esposto Galilei nella sua opera. L’apprezzamento degli affreschi da parte del papa impedì che ci fossero censure o condanne per il pittore, anche se, di lì a pochi anni, Galilei sarebbe stato costretto a ritrattare le sue teorie.

La lezione è proseguita facendo notare ai ragazzi le complesse e sottili relazioni tra gli studi fisico-astronomici e quelli di prospettiva: nell’età barocca, infatti, gli studi di Keplero, di Newton e di Galilei forniscono agli artisti maggiori spunti di riflessione sulla natura dell’universo e della Terra. Per questo, non a caso, le grandi realizzazioni di artisti come Bernini e Borromini prendono come modello la pianta ellittica e non quella circolare. L’orbita dei pianeti, infatti, era ellittica e la dimostrazione di questa verità scientifica affascinava anche gli artisti. Mentre nel Rinascimento, gli architetti privilegiavano la pianta circolare, in cui il centro è equidistante da tutti i punti e testimoniava il concetto di armonia e stabilità, nell’età barocca, le scoperte astronomiche suggeriscono agli artisti il modello ellittico, che, al contrario, tendeva ad accentuare il movimento, la molteplicità dei punti di vista e il dinamismo.

Il colonnato di piazza San Pietro, le cupole di Sant’Andrea al Quirinale e Sant’Agnese in Agone, solo per portare degli esempi, sono ellittici e tendono a dilatare gli spazi, a creare punti di osservazione molteplici, grazie alla presenza dei due fuochi: la geometria e l’astronomia si fondono in maniera inscindibile con gli studi architettonici, sulla base comune delle regole della prospettiva. Una prospettiva che inganna, che sfrutta le deformazioni ottiche e ingrandisce apparentemente spazi piccoli (come il “diabolico inganno” della galleria di Palazzo Spada di Borromini).

L’altra figura geometrica sfruttata dagli architetti del Seicento è la spirale, che indica nella sua stessa composizione il concetto di movimento eterno e di spinta ascensionale. Il capolavoro assoluto del Barocco Romano, la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza è la dimostrazione di come geometria e architettura si fondano in maniera sublime, con la sua forma esagonale, composta da due triangoli equilateri intersecati, ma movimentati da lati concavi e convessi. Le stelle presenti nei costoloni della cupola sembrano rimandare proprio a una rappresentazione di quell’universo in movimento, che scienziati come Galilei stavano scoprendo e divulgando con grande difficoltà negli stessi decenni.

La chiacchierata con i ragazzi è stata indirizzata, quindi, a far comprendere loro come sia assolutamente necessario avere un approccio interdisciplinare al sapere, in tutte le epoche storiche, ma in particolare in quelle dove l’eclettismo e la versatilità degli intellettuali erano la caratteristica distintiva degli studiosi.

Poca favilla gran fiamma seconda, diceva il sommo Dante: proprio questo si è verificato, con la classe IV CS. Il loro entusiasmo li ha portati anche ad approfondire questi temi con la loro bravissima insegnante e anche altre classi hanno chiesto di replicare questo incontro, che ho potuto effettuare anche in IV ES. Ringrazio sempre la professoressa Aquilani per lo stimolo che mi ha dato e per la fattiva collaborazione di tutti questi mesi al liceo Ruffini. Ringrazio anche la professoressa Mechelli e il professore Federici che hanno voluto replicare l’esperienza in IV ES. Ringrazio sempre e con tanto affetto i ragazzi, che restano l’anima di ogni istituzione scolastica e che devono sempre essere il fine del nostro lavoro di costruzione del sapere.

Massimo Bonelli
Preside del liceo scientifico Ruffini


Il ringraziamento degli alunni della IV C Scienze applicate

Preside lei ci ha condotti in un viaggio artistico e culturale non comune insegnandoci non solo contenuti nuovi, ma anche facendoci sentire il piacere di scoprire e conoscere preziosi tesori che rendono ricco il nostro Paese e quando si fanno le cose con gusto tutto diventa più facile e bello.

Grazie per il lavoro che svolge quotidianamente con grande dedizione, generosità, disponibilità e forte passione, sempre volto a elevarci culturalmente e farci crescere come persone ancor prima come studenti.


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