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“La zona industriale del Poggino rischia il collasso economico”

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Viterbo - La zona industriale del Poggino

Viterbo – La zona industriale del Poggino

Enzo Mancini

Enzo Mancini

Viterbo - La zona industriale del Poggino

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Viterbo – La zona industriale del Poggino

Viterbo - La zona industriale del Poggino

Viterbo – La zona industriale del Poggino

Viterbo – La zona industriale del Poggino a Viterbo rischia il collasso a causa delle conseguenze economiche dell’emergenza Coronavirus. Enzo Mancini, presidente di Apea, il consorzio aree produttive ecologicamente attrezzate, è preoccupato. Il 4 maggio solo la metà delle 200 aziende, che contano in tutto 2 mila dipendenti, hanno riaperto i battenti. E diverse potrebbero non riaprire più.

Presidente Mancini, quante attività hanno riaperto al Poggino?
“Oggi come oggi ha riaperto il 50% delle aziende e un altro 50% è invece fermo”. 

Quelle che hanno riaperto quali sono?
“Si tratta soprattutto di carrozzerie e servizi. Hanno riaperto anche dei riparatori di macchine, meccanici. Un po’ di movimento c’è, ma siamo ancora distanti dal pieno ritmo. Ciò che preoccupa di più sono soprattutto quelli che rischiano di non riaprire”.

Chi sono quelli che rischiano di non riaprire?
“Secondo me, sono soprattutto bar e tavole calde. Sono tutte attività completamente ferme che rischiano di non riaprire. Bisogna capire ciò che succederà durante la Fase 2. Durante questi due mesi di stop, chi non aveva una copertura economica di un certo livello farà una fatica molto, molto grande a rimettersi sul mercato. Chi sta facendo affari in questo momento sono le attività che vendono plastica. Perché, stando alle normative del governo per il contenimento del Coronavirus, adesso la domanda di separatori tra postazioni di lavoro all’interno di un ufficio è alta. Ma su un’azienda che può andar bene, ce ne sono 95 che hanno perduto mercato. Questo è il dato reale”.

Quindi c’è il rischio di un collasso economico del Poggino…
“Sicuramente il rischio c’è. Al Poggino ci sono circa 2 mila persone che ci lavorano. Tolti gli alimentari e i servizi, molte attività sono rimaste ferme”.

Col rischio che queste persone vengano licenziate?
“Dipende dalla struttura dell’azienda. Nel nuovo decreto del governo, il cosiddetto decreto economia, le persone non dovrebbero essere licenziate, ma beneficiare della cassa integrazione“. 

Rischiano però di finire in cassa integrazione…
“Certo. Perché le aziende non possono pensare di pagare gli stipendi se non incassano. Tenga conto che sono passati due mesi durante i quali oltre a non avere incassi le aziende hanno dovuto comunque sostenere dei costi. Quindi il problema esiste ed esiste pesantemente”. 

Cosa può fare l’amministrazione comunale per aiutare le aziende del Poggino?
“Credo non possa fare nulla. Semmai potevano fare le varie amministrazioni passate”.

Ad esempio?
“Parlo dei servizi più semplici. Dalla manutenzione delle strade all’illuminazione fino al taglio dell’erba che non si fa tuttora”.

Si può stimare la perdita di fatturato delle aziende del Poggino in questi ultimi due mesi?
“In questo momento non ho questo dato. Ma credo che la perdita di fatturato sia abbastanza importante”. 

Nel frattempo cosa sta facendo il consorzio Apea?
“Stiamo lavorando per fare qualche progetto con i finanziamenti regionali. A luglio dovrebbero essere presentati dei bandi che stiamo studiando assieme all’università della Tuscia. Saremo inoltre riconosciuti come consorzio Apea da parte della regione proprio per poter usufruire di fondi”.

Che tipo di progetto presenterete?
“Stiamo raccogliendo informazioni su due linee di massima. Una sull’energia, l’altra sulle acque. Linee che potrebbero essere confacenti alle necessità del Poggino a carattere generale. Oltre queste indicazioni non voglio dire altro”. 

Daniele Camilli


Fotogallery: La zona industriale del Poggino


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