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“Luca è bellissimo come la mamma, non vedo l’ora di sconfiggere il virus per correre ad abbracciarli”

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Belcolle - L'équipe che ha fatto venire al mondo Luca, primo nato da madre con il Coronavirus

Belcolle – L’équipe che ha fatto venire al mondo Luca, primo nato da madre con il Coronavirus

Viterbo – Le è mancato non poter assistere alla nascita di Luca? “Tanto…”. E a quel “tanto” papà Michele De Rosa si ferma. Prende fiato. Solo dopo qualche istante ricomincia a raccontare, ma la voce è ancora rotta dalla commozione. “Mi è mancato tanto perché la nascita di un figlio è la gioia più grande per un genitore. Per ora poi posso vederlo solo tramite lo schermo del telefonino…”. La commozione ritorna. E riassale papà Michele pure quando dice di non vedere l’ora di sconfiggere il Coronavirus per poter correre ad abbracciare sua moglie Laura Sensoni e il piccolo Luca. “Mio figlio si chiama come l’evangelista”, sottolinea. Luca l’evangelista, che è anche il patrono dei medici. Quei medici che, un minuto dopo le 11 del 25 aprile, hanno aiutato il bambino a venire al mondo con i suoi 2 chili 980 grammi di peso. È stato il primo neonato viterbese da madre positiva. Fortunatamente lui è sempre stato negativo, mentre la mamma è finalmente guarita. E alle 16 di ieri hanno lasciato, insieme, l’ospedale di Belcolle.

Dove sono ora?
“Da mia suocera, perché purtroppo io devo ancora stare a casa da solo. È dura, molto dura. Se tutto va bene, li vedrò tra un mese. Devo sopportare e stringere i denti ancora per un po’, ma l’importante è che stia andando tutto per il meglio”.

Avete avuto paura?
“Durante la gravidanza, continuamente. Per il Coronavirus mia moglie ha avuto la febbre, e non si sa quante notti abbiamo passato insonni… Abbiamo avuto paura soprattutto all’inizio, perché non sapevamo quello che ci avrebbe aspettato. Ma i medici ci hanno sempre assicurato che al bambino non sarebbe successo niente. Dal ginecologo, all’ospedale di Belcolle, all’unità di crisi, ci sono stati tutti vicino. Ci hanno assistito veramente bene, con professionalità e umanità. Ogni giorno ci chiamavano per sapere come stavamo e non ci hanno mai fatto mancare il loro appoggio. Anche la fede ci ha aiutati ad affrontare con più tranquillità questa situazione”.

Una situazione che non vi sareste mai aspettati…
“Quando abbiamo saputo che avremmo avuto il bambino o quando durante una cena abbiamo deciso che si sarebbe chiamato Luca, abbiamo immaginato di tutto. Tranne quello che ci è successo…”.

Con sua moglie cosa vi siete detti quando anche lei ha saputo di avere il Coronavirus?
“Di non preoccuparci e che sarebbe andato tutto bene. Siamo sempre stati vicini e ci siamo fatti forza l’uno con l’altra. Di più ogni giorno che passava…”.

Com’è Luca?
“È bellissimo. Tanto. Assomiglia al primogenito, che oggi ha sette anni e mezzo. Hanno entrambi preso dalla mamma e hanno entrambi i suoi colori. Ma per ora il piccolo l’ho sempre visto sullo schermo del telefonino. La prima volta in foto, appena nato. Poi in videochiamata. Anche mia moglie Laura l’ha visto solo il giorno dopo il parto, in seguito agli accertamenti a cui sono stati sottoposto lei e il bambino. Ma da quel momento in poi non si sono mai allontanati e sono sempre stati insieme, nella stessa stanza d’ospedale”.

Una stanza interamente decorata da medici e infermieri. Pure con un albero della vita…
“Forse è stato un piccolo gesto, ma stupendo. E sarà uno dei ricordi più belli di questa situazione. Un gesto che ha fatto sì che mia moglie non si sentisse sola, anche se sola non lo è mai stata neppure un momento…”.

Nessuno però è potuto andarli a trovarle a Belcolle…
“Nessuno. Mia suocera, ad esempio, ha rivisto Laura e ha visto il bambino per la prima volta solo ieri, quando sono stati dimessi”.

Mamma e figlio come stanno?
“Bene. Luca è sempre stato negativo, mentre mia moglie è guarita. Ora è tranquilla e contentissima, soprattutto di poter tenere il piccolo in braccio e di poter stare sempre con lui. Anche il fratellino e la sorellina stanno impazzendo e già lo stanno coccolando. Questa nascita, nonostante sia avvenuta in un momento così difficile, ha illuminato la nostra famiglia”.

Cosa farà appena avrà vinto il virus?
“Non vedo l’ora di sconfiggerlo per poter correre ad abbracciare mia moglie e i miei tre figli. Ho tanta voglia di vedere finalmente Luca e di stringerlo tra le mie braccia”.

Raffaele Strocchia


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