Ronciglione – “L’ultima serata di Andrea e Sestina? Video e testimoni raccontano una normale famigliola”. Nonostante un’udienza fiume durata cinque ore, iniziata alle 10 e terminata alle 15, all’uscita dal tribunale si sono presentati battaglieri i nuovi difensori del 31enne romano accusato dell’omicidio di Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne di Nocara (Potenza), morta un anno fa all’ospedale di Belcolle dopo essere precipitata, verso le due della notte tra il 3 e il 4 febbraio, dalle scale della casa della nonna del fidanzato, in via Papirio Serangeli a Ronciglione.
Il processo è entrato nel vivo ieri coi primi testimoni dell’accusa davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo, presieduta dal giudice Gaetano Mautone, a latere Roberto Colonnello. In aula la telefonata al 118 e il video di quella domenica sera trascorsa dalla coppia con il bambino di lui in due locali nel centro storico di Ronciglione. C’erano i familiari di Landolfi, la mamma, la sorella, la zia e soprattuto la nonna Mirella Iezzi, 81 anni, parte offesa, parte civile e coindagata del nipote relativamente alla presunta omissione di soccorso.
Gli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini sono sicuri di poter smontare anche l’accusa di omissione di soccorso per quella famosa telefonata fatta da Landolfi al 118 a distanza di quattro ore, solamente alla e 6 del mattino successivo. Telefonata che il pm Pacifici ha voluto che fosse sentita in aula prima ancora dei testimoni dell’accusa. “Abbiamo elementi che riveleremo più avanti che spiegano il perché il 118 sia stato chiamato a quell’ora”, hanno detto i due legali, davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto?”, presente anche stavolta, con l’inviata Paola Grauso.
Non è stato invece sentito il 32enne che avrebbe dovuto essere il testimone chiave dell’udienza, il giovane con un deficit di comprensione che si trovava al pub Il Castello, cui Landolfi, andando via, avrebbe detto “Salutala, questa è l’ultima volta che vedi Sestina”. Secondo la psicologa della procura, Miria Brinchi, è capace di intendere e di volere. Ma il tribunale, sollecitato dalla difesa, ha deciso di disporre una perizia psichiatrica per accertarne la capacità a testimoniare. Nel frattempo sono state acquisite le dichiarazioni rilasciate a suo tempo. E non è stato sentito nemmeno il vicino di casa, pure presente, del quale anche sono state acquisite le dichiarazioni.
Oltre all’audio della telefonata di Landolfi al 118, in aula è stato anche proiettato il video che raccoglie i filmati delle telecamere di videosorveglianza di Ronciglione che hanno ripreso la coppia che, assieme al figlioletto di lui, ha trascorso la serata cenando al ristorante-pizzeria Il Divino e al pub Il Castello.
“Sia il video, sia i testimoni dei due locali, hanno raccontato una serata normale, di una normale famigliola. Niente di anomalo, soprattutto nessuno ha detto di avere visto Sestina piangere. Il cameriere del ristorante ha descritto una cena dove c’è un bambino che si alza, il papà che lo richiama all’ordine e Sestina che, con lo spirito materno tipico delle donne, cerca di rabbonire il papà, una cena familiare. Anche al pub è stata una normalissima serata, in cui hanno cantato al karaoke. La proprietaria del locale ha detto che Sestina era ‘ammusonita’, contrariata da qualcosa, nulla più. Niente lacrime, nessun pianto, non è successo niente”, secondo Gasperini e Fabrizi.
“Ci sono trascrizioni che si prestano a più interpretazioni. Anche il fatto che Sestina volesse andare a dormire in albergo, se si guarda bene, è in un contesto sereno, tant’è che i due ragazzi si danno il bacetto. Gli operanti, anche se erano sicuramente in buona fede, stavano cercando un colpevole. E questo non può non aver influito”, sottolineano.
Non hanno invece ancora presentato istanza di revoca della custodia cautelare in carcere per Landolfi, a Regina Coeli dal 25 settembre: “Stiamo ancora valutando, vedremo che tipo di richiesta avanzeremo”.
“Non c’è nessuna linea difensiva, questo è stato un incidente, è stata una disgrazia che ha colpito più famiglie. Il nostro lavoro sarà quello di far evidenziare e dimostrare alla corte che questo è stato un incidente. Ovviamente chiederemo l’assoluzione, certo non facciamo questo lavoro per far dare l’ergastolo a un innocente”, l’ultima battuta prima di congedarsi dalla stampa.
Udienze a ritmo serrato, si torna in aula il 20 e 21 maggio.
Silvana Cortignani
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