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Mafia viterbese, saranno sentiti il 27 maggio i primi testi contro Erasmi, Pavel e Pecci

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Mafia a Viterbo - I tredici arrestati

Mafia a Viterbo – I tredici arrestati

Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, si terrà il prossimo 27 maggio a partire dalle ore 9,30 la prima udienza destinata ai testimoni dell’accusa del processo ai tre imputati che hanno scelto il rito ordinario.  

Davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Gaetano Mautone il parrucchiere trentenne Manuel Pecci (difeso da CarloTaormina e Fausto Barili), l’artigiano 51enne Emanuele Erasmi (difeso da Giuliano Migliorati) e l’operaio romeno 36enne Ionel Pavel (difeso da Michele Ranucci).

Sono gli unici dei tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 cui venga contestata la sola aggravante del metodo mafioso, a differenza degli altri dieci, tutti ancora in carcere, tra i quali i presunti boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato, cui viene contestata l’associazione di stampo mafioso.

Pecci e Erasmi sono tornati in libertà lo scorso mese di gennaio, dopo un anno ai domiciliari col braccialetto. Pavel da aprile è ai domiciliari col braccialetto, dopo quindici mesi nel reparto di alta sorveglianza del carcere di Torino, da dove ha preso parte all’udienza di ammissione prove, che si è tenuta il 9 marzo a Mammagialla, in videoconferenza, essendo già bloccate le traduzioni dei detenuti a causa dell’emergenza Covid.

Il processo, almeno fino al termine della Fase 2, fissata per ora il 30 luglio, si svolgerà a porte chiuse presso il palazzo di giustizia di via Falcone e Borsellino, con le parti presenti distanziate e munite di mascherine, guanti e tutti i dispositivi previsti per scongiurare il rischio di contagio d Coronavirus. Il che significa che in aula non ci saranno né il pubblico, né la stampa. Come detto, i primi ad essere sentiti saranno i testimoni dell’accusa.

L’inchiesta “Erostrato” porta la firma dei pubblici ministeri Giovanni Musarà e Fabrizio Tucci della Dda di Roma. E si chiama Erostrato – come il criminale e pastore greco antico che, per immortalare in qualche modo il suo nome, incendiò e distrusse il celeberrimo tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo antico, il 21 luglio 356 a.C. – per via dei numerosi incendi appiccati dal sodalizio criminale italo-albanese smantellato all’inizio del 2019, dopo avere imperversato per un paio d’anni a Viterbo, creando un grande allarme sociale, tanto che tra le 19 parti civili ci sono anche il Comune (avvocato Marco Russo) e l’associazione nazionale antimafia “Antonio Caponnetto” (Felicia D’Amico).

L’obiettivo di Dervishi e Trovato, almeno all’inizio, sarebbe stato quello di imporre con le buone o con le cattive la propria supremazia nei settori dei locali da ballo e dei compro oro, dove entrambi avevano interessi imprenditoriali. Strada facendo la banda si è “incattivita”, alzando il tiro e prendendosela anche con investigatori, avvocati, politici, imprenditori radicati da anni nel tessuto economico del capoluogo e anche della provincia. Sono destinate a restare nella storia le intimidazioni a suon di teste d’agnello o di maiale mozzate, acquistate in macelleria e poi posizionate ben in vista sulle saracinesche o i cofani delle auto delle vittime. Sono 47 le parti offese individuate dagli investigatori, 19 delle quali si sono costituite parte civile. 

Riprenderà il primo giugno il processo di Roma ai dieci imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso che hanno scelto l’abbreviato, quando sarà la volta degli avvocati delle vittime che si sono costituite parti civili. 

Tra le parti civili, in entrambi i processi, figura anche l’imprenditore, sindaco di Grotte di Castro e ex patron della Viterbese, Piero Camilli (avvocato Domenico Gorziglia); l’imprenditore viterbese Rinaldo Della Rocca; l’avvocato Roberto Alabiso e la moglie Eleonora Cocciolo, (difesi da Eleonora Olimpieri); l’imprenditore viterbese Roberto Grazini (avvocato Marco Russo); Claudio Ubertini e i figli Claudia Ubertini e Enrico Maria Ubertini; il vicebrigadiere dei carabinieri Massimiliano Pizzi; la titolare del compro oro di via Genova Fabiola Bacianini e il marito Stefano Pastura; Emanuele Gorini (difeso da Remigio Sicilia); il 31enne d’origine romena Ion Lazar; Gabriele Petrini; Eleonora Macrì; Pierpaolo Guarriello. 


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