Ronciglione – Morte di Sestina Arcuri, in aula l’audio della telefonata del fidanzato Andrea Landolfi al 118. Potrebbe entrare nel vivo così, questo 14 maggio, il processo per omicidio al 31enne in carcere da quasi otto mesi.
Si era chiusa con la richiesta da parte del pm Franco Pacifici di ascoltare subito in aula l’audio della telefonata fatta da Andrea Landolfi Cudia al 118 la mattina del 4 febbraio 2019 l’udienza di ammissione prove del 5 marzo del processo per il presunto femminicidio di Maria Sestina Arcuri, 26 anni, prima che l’emergenza Coronavirus facesse saltare le quattro successive.
L’udienza si era aperta con le spontanee dichiarazioni dell’imputato accusato di omicidio, 31 anni, che davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone ha preso la parola per dire: “Sono innocente”.
Salvo sorprese i primi testimoni dell’accusa saranno ascoltati davanti alla giuria popolare questo giovedì, 14 maggio, a porte chiuse come previsto dal protocollo che regola la ripresa dei processi nella Fase 2. E chissà se il pm Pacifici tornerà a chiedere di aprire con quella telefonata il dibattimento, cui tre mesi fa si era opposto l’allora difensore di Landolfi, ora sostituito dagli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini. I nuovi legali nel frattempo si stanno attrezzando per la revoca della custodia cautelare in carcere, dove l’imputato si trova dal 25 settembre.
“La mia compagna è caduta dalle scale”. Inizia così la telefonata di Landolfi al 118.
La richiesta di soccorsi arriva alle 5,56 di lunedì 4 febbraio dell’anno scorso, circa quattro ore dopo che la vittima, verso le due di notte, è precipitata dalle scale della casa della nonna del fidanzato, in via Papirio Serangeli a Ronciglione, dove la coppia stava trascorrendo il fine settimana con l’anziana Mirella Iezzi (81 anni) e il figlioletto di cinque anni che lui ha avuto da una precedente relazione.
Cosa dice Landolfi al 118
Maria Sestina Arcuri è morta mercoledì 6 febbraio 2019 a Belcolle, dopo un intervento chirurgico alla testa e due giorni di agonia. All’ospedale di Viterbo è giunta in ambulanza verso le 7 di lunedì 4 febbraio. Tra i testimoni sono previsti anche i soccorritori, i primi ad accorrere sul posto dopo lrichiesta di soccorsi da parte dell’imputato. Ecco cosa disse landolfi al 118:
“La mia compagna è caduta dalle scale. Stavamo sulla scala a chioccola. Ha perso i sensi. Ha rigettato. Ho provato a portarla… Parla, ma dice cose così. Non lo so, è cascata. Io per attutirla ho sbattuto il bacino. Sto con mio figlio. Ma io ho sbattuto sulla testa. Dietro, vicino al camino. Lei ha perso il sangue dal naso e dalle orecchie”.
“Io so’ preoccupato, perché non me risponde. Io che debbo fa? Aiutateme, ve prego. Non me risponde, mi dice i numeri… La scala a chiocciola tutta l’abbiamo fatta, perché si è sbilanciata. Stavamo parlando, io stavo sulle punte. Stavamo giocando, scherzando. Io me so’ sbilanciato, lei si è retta su di me e io pe’ attutirla… Però purtroppo lei la botta l’ha presa e io la botta l’ho presa più forte”.
“Però non lo so, lei evidentemente… Lei ha preso evidentemente… Non so se l’ha presa vicino alla schiena o vicino all’orecchio… Poi però da là l’ho riportata a c… Su… Ha rigettato quello che ha mangiato. Tutto. Però non ha rigettato sangue. L’ho curata, tutto quanto. Ci ho pensato. Le ho dato il Biochetasi, le ho dato l’acqua fredda e tutto quanto. Niente, me continua a di’… Non me… Mi dice i numeri, mi dice cose… So’ preoccupato. Io sto qua, non so che fa’… Mannaggia oh… Aiutateme, ve prego”.
Le diverse versioni della nonna di Andrea
Parte civile contro il nipote al processo, in cui Landolfi è accusato anche di lesioni personali aggravate perché l’avrebbe picchiata mentre tentava di soccorrere Sestina procurandole la frattura di tre costole con una prognosi superiore ai 40 giorni, nonna Mirella Iezzi è inoltre indagata col nipote per omissione di soccorso e false dichiarazioni al pm Pacifici.
L’anziana, sull’accaduto, ha rilasciato diverse versioni. La prima, nell’immediatezza, ai carabinieri di Ronciglione, sarebbe la stessa versione fornita al genero che la soccorse verso le 3 di notte in piazza della Nave, dopo che si era recata a piedi nel cuore della notte al Sant’Anna, per portarla al pronto occorso dell’ospedale Sant’Andrea di Roma.
“Mi ha detto che i ragazzi erano caduti dalle scale e Andrea era quello che si era fatto più male, perché si era fatto male al bacino, e che Sestina si era rialzata con lei. Che lei ci aveva parlato e tutto quanto e l’aveva anche aiutata a raccogliere delle cose che stavano per terra. E che mentre cadeva, lei si era spostata e aveva dato un colpo al tavolo col fianco. Quello che ha detto ai carabinieri”, ha detto l’uomo durante un’intervista a Quarto Grado.
“Io Mirella in auto l’ho vista molto tranquilla, mi ha detto che loro erano andati tutti a dormire. Dopo ho saputo che Sestina era caduta, che lei ha fatto per andare a aiutare Sestina ad alzarsi, che Andrea l’ha scansata col braccio e le ha dato un colpo”, ha proseguito.
“Io penso che non me l’abbia detto subito perchè io sono sempre stato abbastanza critico nei confronti di Andrea. Di giorno è un ragazzo splendido, la sera quando beve cambia”, la conclusione.
Il superteste: “Mi ha detto di averla scaraventata”
Chissà se sarà mai sentito al processo Claudio Cipollini, alias zio Rocco, il detenuto laureato in giurisprudenza in carcere che sostiene di avere sentito con le sue orecchie Landolfi ammettere, a Regina Coeli, di avere gettato Sestina dalle scale (“Voglio parlare col pm, Landolfi mi ha detto di aver buttato Maria Sestina giù per le scale”).
Cipollini, che sta scontando ai domiciliari una condanna per ricettazione, il 29 aprile è stato diffidato dalla corte d’appello di Roma dal rilasciare ulteriori interviste e andare in televisione tramite le piattaforme social, pena un aggravamento della misura con la custodia cautelare in carcere. Il giorno dopo lo stesso Cipollini ha presentato istanza per la revoca dei domiciliari. E ha fatto ricorso al Riesame lo storico difensore Giacomo Marini, ex difensore di Landolfi, la cui nomina è stata revocata a fine marzo. “Non esiste alcun pericolo di fuga né tantomeno di reiterazione del reato e del resto è cessato ogni allarme sociale”, scrive l’avvocato Marini.
L’attendibilità di zio Rocco, che il primo aprile ha chiesto di essere interrogato dal pm Pacifici come testimone dell’omicidio Arcuri, viene messa in dubbio anche dall’avvocato di parte civile dei familiari della vittima, avvocato Vincenzo Luccisano, secondo il quale: “Sono più che sufficienti gli elementi di colpevolezza raccolti dalla procura”.
Silvana Cortignani



