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“No all’interrogatorio con la mascherina…”

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Polizia - Operazione Castro

Polizia – Operazione Castro

Il giudice Francesco Rigato

Il gip Francesco Rigato

L'avvocato Samuele De Santis

L’avvocato Samuele De Santis

Viterbo – (sil.co.) – Operazione Castro: “No all’interrogatorio con la mascherina”.

Auto rubate vendute a ignari acquirenti viterbesi, fa scena muta davanti al gip il titolare dell’autosalone dell’Alta Tuscia colpito dalla misura interdittiva del divieto di commerciare vetture per sei mesi. 

E’ comparso ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato per l’interrogatorio di garanzia il 42enne indagato a piede libero con un 32enne napoletano,che invece si trova agli arresti domiciliari col braccialetto.

Lunedì mattina l’imprenditore, ex amministratore della società, è stato raggiunto dalla misura cautelare del divieto di esercitare attività di impresa relativa al commercio di autoveicoli per la durata di sei mesi, chiesta dalla pm Chiara Capezzuto al termine dell’indagine per ricettazione e riciclaggio condotta dal nucleo di polizia giudiziaria della stradale dopo la scoperta di alcuni automobilisti della provincia di Viterbo alla guida di vetture risultate rubate, acquistate presso la concessionaria plurimarche al centro dell’inchiesta sfociata nell’operazione “Castro”.

“Dopo due giorni passati a studiare le oltre mille carte dell’inchiesta – spiega il difensore Samuele De Santis – abbiamo la sicurezza e la certezza di poter dimostrare la nostra estraneità, come anche riconosciuta in gran parte dalle indagini svolte e dallo stesso gip”. 

Una scelta motivata da più ragioni quella consigliata dalla difesa di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato che ha accolto la richiesta della procura. 

“In particolare l’attuale ‘situazione Covid’ – sottolinea il legale – non rende l’interrogatorio di garanzia strumento idoneo per affrontare tematiche così complesse corpose e documentali. Ci riserviamo la valutazione di ricorrere al riesame, ma pesano in questo momento le evidenti difficoltà comunicative dell’oralità del processo”.

Come è noto, il viterbese sostiene di essere stato lui per primo vittima di una truffa, messa in atto a sua insaputa dal commerciante partenopeo di cui secondo l’accusa sarebbe stato invece complice. Una truffa scoperta la quale ha risarcito uno a uno i suoi clienti, con una macchina nuova in sostituzione o restituendo i soldi spesi.

Gli investigatori avrebbero intercettato una ventina di auto di media cilindrata per un valore totale di oltre 300mila euro, che sarebbero state rubate in terra campana e rivendute nell’Alta Tuscia, dopo averne modificato il numero di telaio con quello appartenente a veicoli uguali e regolari, creando una sorta di clone di cui l’acquirente finale era del tutto ignaro.

“Contro il mio assistito, una misura che ha più valore mediatico che giuridico”, secondo la difesa.

“Gli vengono contestate quattro auto, lui ha risarcito di tasca propria 12 acquirenti. La società di cui fino all’11 maggio è stato l’amministratore è operativa sul territorio da dieci anni e ogni anno commercializza attorno alle 600 vetture, per un totale di oltre seimila auto vendute nell’arco di un decennio. E’ evidente che non aveva alcuna necessità di vendere auto non pulite”, ribadisce l’avvocato De Santis, sottolineando ancora una volta che la concessionaria è regolarmente aperta. 


Articoli: “Auto rubate vendute, risarciti dalla concessionaria gli ignari acquirenti” – L’imprenditore: “Sono anche io una vittima” – Auto rubate nel napoletano e rivendute nell’Alta Tuscia – Stroncato riciclaggio di auto, chiusa concessionaria e denunciato titolare


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