Viterbo – (sil.co.) – Tatuaggi vietati, scatta l’allarme abusivi. A lanciarlo, a livello nazionale, è Costantino Sasso, uno dei tatuatori più noti d’Italia e patron di Tattoo Fest Napoli. A livello locale, invece, è Nicola Burratti, alias Banana Tattoo, che fra poche settimane sarebbe dovuto volare nuovamente oltreoceano, dal suo studio di Vitorchiano fino alla Grande Mela, per partecipare all’Empire State Tattoo Expo del 24, 25 e 26 luglio presso il New York Hilton Midtown. Tutto bloccato a causa della pandemia di Coronavirus.
“E’ più sicuro un tattoo studio che un autobus o qualsiasi altro luogo affollato”, dice, invitando anche lui a vigilare sugli abusivi.
“Guanti, mascherine, calzari, ingressi contingentati e ambienti sterili, chi entra in uno studio professionale sa bene che siamo formati per combattere ogni tipo di contagio e siamo attrezzati per fronteggiare perfino le più pericolose forme di contaminazione, eppure il governo continua a equipararci a estetiste, parrucchieri e massaggiatori e non consente la ripartenza. Questo non solo danneggia un settore che in Italia dà lavoro a 20mila famiglie ma mette anche a rischio la salute degli irriducibili del tattoo, che si rivolgono agli abusivi”, dicono i tatuatori.
La categoria in Italia conta oltre cinquemila professionisti che hanno inviato al ministro della salute Roberto Speranza un decalogo con le misure di sicurezza che rafforzeranno quelle già adottate in tempi normali, sollecitando anche l’approvazione di una legge che disciplini la formazione e la professione di chi esercita tatuaggi e piercing, tuteli la salute dei consumatori e imponga severe sanzioni penali a chi pratica questa professione abusivamente.
Nicola Burratti alias Banana Tattoo, è pacifico parlare dei tatuaggi come di un’arte e quindi dei tatuatori come di artisti?
“Assolutamente sì. E l’arte, in quanto tale, non è mai un’attività di serie B, mai. Immaginatevi la vostra quarantena senza aver fruito dell’ arte: film,video, musica, letteratura, pittura. La noia e la tristezza vi avrebbero assalito in maniera ancora più drammatica e i danni psicologici ‘lievitati. Eppure nemmeno una menzione”.
Voi vi sentiti dei professionisti, tanto da chiedere una legge ad hoc che disciplini il vostro lavoro…
“Certamente. I tatuatori vengono erroneamente equiparati a parrucchiere, barbieri,estetiste, massaggiatori. Categorie che purtroppo stanno vivendo lo stesso incubo, costretti a restare chiusi fino all’ultimo. Eppure i tatuatori professionisti utilizzano tutti i Dpi da sempre: tutto è monouso, sterile, completamente rivestito da pellicole monouso, gli ambienti sanificati ad ogni operazione. E quando potremo riaprire useremo anche le mascherine ed i camici monouso. I nostri scaffali sono da sempre pieni di tutti quei prodotti igienizzanti che ora vi affrettate a reperire”.
Lei non ritiene quindi giustificato protrarre la chiusura delle attività di tatuaggio?
“Lo trovo semplicemente assurdo. Il rapporto lavoratore cliente è uno ad uno, non si creano ovviamente assembramenti di persone. È più sicuro un tattoo studio che un autobus o qualsiasi altro luogo affollato. Speriamo almeno che questo terribile periodo insegni il valore dell’igiene e della professionalità a chi si ostina a servirsi degli abusivi”.
Cosa si sente di dire a chi è potuto ripartire il 4 maggio l’avvio della Fase 2?
“Buon lavoro, naturalmente. Ma buon lavoro anche a chi, come me, si sente spesso dire ‘Ah, perché è un lavoro?’ oppure “Se avessi fatto un mestiere normale… ‘”.


