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“Prima del lockdown veniva utilizzato un treno Vivalto ora un Taf”

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Un treno

Un treno

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Scrivo in merito agli articoli apparsi su Tusciaweb in relazione al sovraffollamento dei treni sulla tratta FL3 Viterbo-Roma.

Da pendolare, senza entrare in polemiche sterili, sentiti anche altri colleghi viaggiatori, vorrei rispondere al comunicato di Trenitalia.

“Da lunedì ho ripreso a viaggiare sulla tratta FL3 e con mia grande sorpresa ho notato che, mentre prima del lockdown veniva utilizzato un treno “Vivalto”, ora per coprire la tratta delle 06.45 da Viterbo a Roma viene utilizzato un TAF che , come tutti sanno, sono molto più corti ed hanno minore capacità di trasporto passeggeri. A questo si deve aggiungere che le  misure anti coronavirus, hanno ridotto di oltre il 50% i posti sul treno.

Di conseguenza vorrei sapere in base a quale logica perversa, viste le norme sul distanziamento sociale, le campagne pubblicitarie e gli oggettivi rischi per la salute dei passeggeri, Trenitalia abbia fatto questa deprecabile scelta che non va certo nella direzione di garantire il mantenimento delle distanze.

Ancora una volta esigenze di risparmio aziendale hanno fatto passare in secondo piano la sicurezza dei passeggeri?

Non capisco poi su quale base e con quali elementi, lo zelante ufficio stampa di Trenitalia, dalla sua postazione romana, abbia potuto dire che “Trenitalia monitora costantemente i flussi dei viaggiatori sui treni in modo da intervenire velocemente all’occorrenza”.

Come fa a sostenere che sulla tratta delle 06:45 in partenza da Viterbo non vi siano stati sovraffollamenti visto che, da lunedì a stamattina, non è mai passato né il controllore né altro personale di Trenitalia a verificare la situazione?  Da dove traggono la loro sicumera?

Non si capisce poi, perché, i treni che partono da Viterbo siano i Taf “corti” ed invece, quelli per il ritorno, che partono dalla Capitale siano i lunghi Vivalto. Noi viterbesi siamo considerati di serie B? Anche questo ci deve essere spiegato dai dirigenti di Trenitalia che dai loro uffici romani credono di avere la situazione sotto controllo.

Infine, gradirei sapere come mai, questa volta, lo zelante ufficio stampa di Trenitalia si sia affrettato a rispondere con sospetta immediatezza. Forse perché a segnalare il disagio è stato un Senatore della Repubblica attento alle esigenze del proprio territorio e non un povero pendolare? Come mai in molte altre circostanze l’unica risposta di Trenitalia è stata un assordante silenzio?

Noi pendolari, non mancheremo di segnalare, anche con foto e filmati, l’evolversi della situazione, nella speranza che anche i viterbesi possano avere, prima o poi, il ripristino del treno che era garantito prima dell’emergenza coronavirus e che oggi, ancor di più,  deve essere rimesso a disposizione”.

Marco Lenci


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