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“Ma quale rapina, ho reagito a un’aggressione da parte di Norveo Fedeli”

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Viterbo - Omicidio in via San Luca - Il ragazzo immortalato dalle telecamere e Norveo Fedeli

Viterbo – Omicidio in via San Luca – Il ragazzo immortalato dalle telecamere e Norveo Fedeli

Omicidio Norveo Fedeli - Michael Aaron Pang all'uscita dalla caserma dei carabinieri

L’arresto – Pang all’uscita dalla caserma dei carabinieri

Viterbo - I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca

Il difensore Remigio Sicilia durante i rilievi della polizia scientifica 

Viterbo - I rilievi della polizia scientifica al negozio Fedeli di via San Luca

L’avvocato di parte civile Fausto Barili durante i rilievi in via San Luca

Omicidio in via San Luca - Il magistrato Eliana Dolce

Il pm Eliana Dolce sul luogo del delitto

Viterbo – Commerciante ucciso in centro da un ventenne americano, per l’accusa il movente è la rapina mentre per la difesa è il fatto che l’imputato, per l’ennesima volta in pochi giorni, non sia riuscito a pagare con le carte la merce acquistata e l’alterco-colluttazione con la vittima che ne sarebbe conseguito. 

Riprende oggi davanti alla corte d’assise il processo per omicidio e rapina all’assassino reo confesso di Norveo Fedeli, 74 anni, massacrato a colpi di sgabello in testa nella sua storica jeanseria di via San Luca nella tarda mattinata del 3 maggio 2019. L’udienza si terrà a porte chiuse,nonostante si tratti di un pubblico processo, a causa dell’emergenza Coronavirus. Fuori dall’aula, e dal tribunale, i familiari e anche i cronisti di giudiziaria. 

Pang dal carcere ribadisce: “Nessuna rapina, ho reagito a un’aggressione da parte di Norveo Fedeli”. In aula l’analisi delle tracce ematiche sulla scena del crimine, la boutique di via San Luca. 

Parti civili, con l’avvocato Fausto Barili, la vedova Maria Chiara Torri, i figli Pierluigi e Natalia e i due nipoti diretti dell’imprenditore. Anche volendo venire in Italia, sono sempre bloccati negli Usa dalla pandemia  i genitori dell’imputato, che vivono a Overland Park, una città di circa 200mila abitanti, nel Kansas. 

Venerdì l’imputato, Michael Aaron Pang, 23 anni, arrestato il giorno successivo e da allora recluso a Mammagialla, ha ricevuto in carcere la visita dei suoi avvocati, Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, in vista dell’udienza di questa mattina.

Saranno sentiti due ulteriori testimoni dell’accusa. Il pubblico ministero Eliana Dolce ha citato il medico legale Maria Rosaria Aromatario, che ha effettuato l’autopsia, e l’ispettore capo Gori sulle Bpa, le analisi delle tracce ematiche sulla scena del crimine per la ricostruzione della dinamica del delitto. 

“Come è noto – dice il legale Sicilia – Pang ha ammesso fin dall’inizio il delitto. Ma continua a dire che la sua è stata una reazione, anche venerdì, durante il colloquio in carcere, non ha cambiato una virgola della sua ricostruzione. Sostiene di essere stato aggredito, non solo verbalmente ma sostanzialmente, dalla vittima”.

“Il movente non è mai stato la rapina – torna a ribadire la difesa – Pang nel negozio di Fedeli c’è andato tre volte, gli ha dato tutte le carte di credito. Tra l’altro la boutique è vicina al negozio del titolare del kebab-pub con cui doveva andare a lavorare. Perché avrebbe dovuto fare una rapina proprio lì? Ci sta, invece, che il commerciante possa avere perso la pazienza con questo giovane che non riusciva da giorni a pagare la merce e con il quale, a complicare le cose, c’era anche il fatto che parlava inglese”. 

La difesa ha chiesto una perizia informatica sui telefonini di Pang e Fedeli, per vedere se fosse possibile estrapolare dall’app-traduttore, che avrebbero usato per dialogare, l’ultima conversazione fatta dai due quel tragico venerdì mattina. “Sembra, purtroppo, che la il sistema non abbia trattenuto in memoria quel colloquio finale che secondo noi poteva chiarire quello che veramente è successo, alla luce della versione dell’imputato, che diverge dalla ricostruzione degli inquirenti”, dice Sicilia. 

Il tribunale, ha inoltre accordato alla difesa una perizia medico-legalesulle lesioni riportate da Pang, che al momento dell’arresto avrebbe mostrato delle micro ferite alle dita delle mani, come se si fosse difeso da un oggetto appuntito, tipo un taglierino. Due quelli trovati nel negozio di via San Luca. Anche questa consulenza è stata depositata, ma sembrerebbe non avere evidenziato la colluttazione prospettata dall’imputato. 

Silvana Cortignani


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