Viterbo – Lui che fa il costruttore ha riaperto quattro cantieri e dato il bentornato a una quarantina di dipendenti. “Mio fratello Gianluca, che invece fa il musicista, ha tutti i concerti bloccati, sono fermi anche i Berliner Philharmoniker”, dice l’ingegnere Sergio Saggini, dell’omonima ditta viterbese di costruzioni, soddisfatto per la ripresa e ottimista per il futuro del settore edile. Preoccupato, invece, per altri settori dell’economia, a partire da turismo e cultura, per i quali è davvero complicato vedere rosa. “Mezza Italia è rimasta indietro a causa delle misure contro la pandemia”, dice nel giorno della “ripartenza”, la data storica del 4 maggio 2020.
Il più felice in famiglia? “Mio padre, non c’è dubbio, non vedeva l’ora di tornare in cantiere”. Infine un piccolo record per l’era Covid: “Abbiamo fatto un contratto preliminare da remoto con le firme digitali”, dice Sergio Saggini, pronto a incorniciarlo.
Tutti al lavoro i dipendenti della Saggini Costruzioni?
“Tutti. Su una quarantina di dipendenti, solo tre non hanno ripreso, ma due perché sono in malattia e una perché è in maternità. Al cantiere del Dream Village, al Murialdo, tra i miei e altri operai, c’erano addirittura 62 persone a riprendere l’attività. Si è formata la fila di auto fuori dei cancelli, perché io ho detto di non aprire fino a quando non fossero arrivati gli addetti coi termometri”.
Chi è stato il più contento di tornare in cantiere?
“Mio padre senza dubbio. L’ho visto rinato. Ha 72 anni e a casa si era buttato proprio giù, perché era abituato alle 6,30 di tutti i giorni a venire in ufficio per aprire agli operai e il suo quotidiano lo aveva perso. E’ un uomo che ha sempre lavorato giorno e notte, quindi a casa non sapeva proprio cosa fare, si è trovato spaesato. E stamattina (lunedì, ndr) è rinato. Anche io ho dormito poco dall’emozione di ricominciare. Noi abbiamo chiuso prima che Conte ci obbligasse, lunedì 9 marzo, quando abbiamo visto che era cominciato il caos e capito che la cosa era grave e che al cantiere davvero non eravamo attrezzati. Ma questa estate, dopo due mesi di fermo, lavoreremo un’ora in più al giorno e recupereremo tutto il tempo perduto”.
Gli operai conoscevano la procedura?
“Sì, sì, erano tutti preparati. Sapevano, ad esempio di non dover scendere dalla macchina fino a che non arriva il preposto col termometro. E sono stati tutti diligenti. Erano tutti contenti, perché, passate le prime settimane a casa, cominciavano forse ad avere paura che non si riprendesse, che ci fossero dei problemi, anche se noi li abbiamo sempre aggiornati. Io una volta a settimana mandavo a tutti un video dove gli spiegavo quello che stavamo facendo, come ci stavamo organizzando. Abbiamo pagato tutti i fornitori e abbiamo anticipato tutta la cassa integrazione. Gli operai sono semprestati con lo stipendio, poi la recupereremo quando si potrà. Non abbiamo fermato per scelta imprenditoriale la macchina”.
E per il distanziamento come avete fatto?
“Abbiamo spianato tutta un’area da adibire a parcheggio, per cui gli operai hanno parcheggiato le macchine a distanza di 2-3 metri l’una dall’altra, poi sono scesi con la mascherina e hanno aspettato a fianco dello sportello di guida. Nessuno si doveva muovere, queste erano le direttive. Poi il preposto è passato con il termometro, ha misurato a tutti quanti la febbre e a quel punto ognuno è potuto andare al suo posto”.
Ci sono le scorte di mascherine per tutti?
“Abbiamo consegnato un pacco per uno, con le mascherine e l’igienizzante. Fortunatamente abbiamo trovato delle mascherine di un’azienda di Frosinone,che ha brevettato un tessuto ‘medicale’, che può essere lavato fino a 90 gradi per 50 volte. Gli abbiamo dato 10 mascherine, loro le usano una la mattina e una il pomeriggio, poi nel weekend se le lavano in lavatrice, così ce l’avranno per cinquanta volte. Poi gli abbiamo anche consegnato, naturalmente, un pacco di mascherine Ffp2, che sono quelle che dobbiamo usare per forza per le lavorazioni polverose, i vecchi dispositivi che servono per non intossicarsi”.
Quanti cantieri avete riaperto i cancelli con la fase 2?
“Abbiamo riaperto quattro cantieri, tre a Viterbo tra i quali il Dream Village e la chiesa di Villanova più uno sul litorale, una ristrutturazione abbastanza semplice a Tarquinia. Sempre nel capoluogo, abbiamo riaperto anche il cantiere della palazzina che dobbiamo consegnare a brevissimo vicino alle scuole dell’Ellera”.
E se viene un autotrasportatore al cantiere?
“Lui aspetta fuori del cancello, suona il clacson non deve scendere, i materiali vengono scaricati senza che debba scendere dal camion”.
E i servizi igienici?
“Sono separati. Ci sono per gli autotrasportatori, per i visitatori e per gli operai, in maniera tale che sia tutto separato. La sanificazione di tutte le parti avviene tutti i giorni, dai bagni agli altri spazi. Basta organizzarsi, anche se sono tutte spese che stiamo sostenendo”.
Che lavori state facendo alla chiesa di Villanova?
“La chiesa è finita. Stiamo completando tutta la parte dove faranno catechismo, il teatro, l’oratorio, tutta la zona a servizio della chiesa. E’ tutto un edificio grande che abbiamo rifatto ex novo al posto di quello vecchio che c’era prima, che è stato buttato giù. Doveva essere consegnato un mese fa, poi c’è stato lo stop a causa del Coronavirus, ma tempo una quindicina di giorni sarà a posto”.
Come vi siete organizzati col personale in vista del fatidico 4 maggio?
“Noi avevamo già fatto due riunioni in videoconferenza con Zoom ed è stata l’occasione per imparare a usare tutti questi nuovi strumenti, non solo il personale dell’ufficio, ma anche gli operai, con i quali siamo riusciti a fare anche la riunione con il medico competente. In pratica abbiamo passato la settimana scorsa a organizzarci con questi strumenti digitali, poi siamo venuti un solo giorno, in quattro, per posizionare la cartellonistica che nel frattempo avevamo madato a stampare nonché i separatori per la parte dell’ufficio. Abbiamo posizionato tutti i cartelloni anche nei cantieri, gli igienizzanti e tutto quanto era necessario per decreto. Stamattina (lunedì, ndr) eravamo pronti, non dovevamo più organizzarci”.
Per alcuni settori l’emergenza Coronavirus sta rappresentando un vero dramma…
“Capisco un ristoratore o l’albergo che ha avuto un crollo da cento a zero. Chiudi e dopo un mese sei già nei guai. Il problema vero è che le misure hanno lasciato indietro più di metà del paese, questo è il vero dramma. Tutti gli artigiani, tutti i professionisti, il parrucchiere cui sono stati dati 600 euro… ai posteri la sentenza, ma forse si poteva fare qualcosa di più e di più equo per non lasciare dietro nessuno”.
Ci sarà una ripresa dei consumi? Cosa si prevede per il settore immobiliare?
“Il settore immobiliare, secondo gli studi, sarà uno di quelli meno colpiti, perché se ti cambia la volontà di andare al ristorante, difficilmente ti cambia la volontà di comprare casa. Sul Sole 24 Ore è uscito un articolo in cui si spiega che questa cosa genererà una grande macchina per il cambiamento della casa, visto che ci siamo accorti di tutti i difetti delle nostre abitazioni perché ci abbiamo vissuto giorno e notte per mesi. Ad esempio una casa senza il terrazzo, un’abitazione dove non ci sono spazi aperti, aree verdi condominiali, uno spazio giochi per i bambini… Questo darà un forte stimolo all’edilizia che queste cose le considerava importanti ed è il mio caso, vedi il Dream Village dove sono previsti tremila metri di parco, campo da tennis, pista ciclabile per i balbini, giochi di vario tipo. Quello sarà, secondo me, rivalutato dalla popolazione che è dovuta stare reclusa”.
L’edilizia potrà essere il volano dell’Italia che verrà?
“Le costruzioni sono sempre state un volano per l’economia. E’ chiaro che dipenderà dal governo. Se sbloccheranno, come si dice, molte infrastrutture, se ci saranno molte più agevolazioni per le riqualificazioni energetiche da rigenerazione urbana… si parla addirittura di portare dal 65 per cento al 90-100 per cento il bonus… probabilmente, se il governo sarà lungimirante e ci saranno misure di questo tipo, si genererà tantissimo lavoro, quindi tanta occupazione in più e comunque un rinnovamento del parco edilizio, che rappresenta anche uno dei principali problemi sul fronte terremoti e inquinamento”.
Silvana Cortignani






