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“Ricordare è un dovere, non è stata fatta piena luce”

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Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

Roma – “Ricordare è un dovere, non è stata fatta piena luce”.

“Ricordare è un dovere. Ricordare le strategie e le trame ordite per destabilizzare l’assetto costituzionale, le complicità e le deviazioni di soggetti infedeli negli apparati dello stato, le debolezze di coloro che tardarono a prendere le distanze dalle degenerazioni ideologiche e dall’espandersi del clima di violenza”. Questo uno dei passaggi del messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo. Oggi 9 maggio è la giornata in cui, nel 1978, venne ucciso Aldo Moro.

Il messaggio di Mattarella è stato pubblicato sul sito del Quirinale. 

“Nel giorno della memoria – scrive nella nota Mattarella – che il parlamento italiano ha voluto dedicare alle vittime del terrorismo, la repubblica si inchina davanti alle vite spezzate dal fanatismo politico, dalle violenze di gruppi brigatisti e neofascisti, dagli assalti eversivi alle istituzioni democratiche e alla convivenza civile”.

Poi il ricordo delle vittime degli anni di piombo. “Tragicamente lunga è la sequela delle persone uccise negli anni di piombo – aggiunge – servitori dello stato, donne e uomini eletti a simbolo di funzioni pubbliche, cittadini impegnati nella vita sociale, testimoni coerenti che non hanno ceduto al ricatto. Il legame della memoria rinnova e rafforza il sentimento di solidarietà con i familiari, ma richiama anche un impegno che vale per l’intera comunità”.

Mattarella invita a non dimenticare. “Ricordare è un dovere – dice –. Ricordare le strategie e le trame ordite per destabilizzare l’assetto costituzionale, le complicità e le deviazioni di soggetti infedeli negli apparati dello stato, le debolezze di coloro che tardarono a prendere le distanze dalle degenerazioni ideologiche e dall’espandersi del clima di violenza. Ed è giusto ricordare il coraggio di chi non si è piegato, di chi ha continuato a difendere la libertà conquistata, il diritto e la legalità, le istituzioni che presidiano la vita democratica. Il terrorismo è stato sconfitto grazie al sacrificio e alla rettitudine di molti, e grazie all’unità che il popolo italiano ha saputo esprimere in difesa dei valori più profondi della propria civiltà. La storia ci ha dimostrato che l’unità e la coesione degli italiani sono gli strumenti più efficaci di fronte ai pericoli più gravi”.

E ancora. “Nel tempo – specifica – sono state accertate responsabilità dirette e indirette. Gli autori dei delitti sono stati sottoposti a processi e condanne. Ma non ovunque è stata fatta piena luce. La verità resta un diritto, oltre che un dovere per le istituzioni. Terrorismo ed eversione sono stati battuti con gli strumenti della democrazia e della costituzione: la ricerca della verità, dunque, deve continuare laddove persistono lacune e punti oscuri“.

La conclusione con il ricordo di Aldo Moro. “Il 9 maggio è il giorno in cui Aldo Moro venne ucciso – conclude –. La barbarie brigatista giunse allora all’apice dell’aggressione allo stato democratico. Lo straziante supplizio a cui Moro venne sottoposto resterà una ferita insanabile nella nostra storia democratica. Respinta la minaccia terroristica, oggi ancor più sentiamo il dovere di liberare Moro e ogni altra vittima da un ricordo esclusivamente legato alle azioni criminali dei loro assassini. Nel riscoprire il pensiero, l’azione, gli insegnamenti di Moro e di tanti altri giusti che hanno pagato il prezzo della vita, ritroveremo anche talune radici che possono essere preziose per affrontare il futuro”.

 


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