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“Ripresa la produzione, con un turno unico dalle 5 del mattino…”

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Gianni Calisti

Gianni Calisti

Civita Castellana – Quarantena finita, forni accessi e maestranze in fabbrica. Una data destinata a passare alla storia il 4 maggio 2020 per la Scarabeo di Civita Castellana che ieri mattina, dopo il lungo stop dovuto all’emergenza Coronavirus ha potuto finalmente riprendere la produzione. Con una novità, il turno unico dalle 5 del mattino alle 12,36. Chiusa la mensa, ma via libera alla pausa caffè. Purché non ci siano assembramenti al distributore. 

“Abbiamo ricominciato a pieno regime”, spiega il titolare dello stabilimento ceramico Gianni Calisti, che è anche presidente provinciale di Federlazio, l’associazione di categoria che raggruppa le piccole e medie imprese della nostra regione. 

Le attività manifatturiere, le costruzioni e il relativo commercio all’ingrosso legato ai settori in attività sono stati i primi a ripartire, ieri, dopo il lockdown.

Presidente Gianni Calisti, la ripartenza è stata una boccata d’ossigeno per le aziende del settore ceramico dopo un mese e mezzo di fermo degli impianti…
“Non c’è dubbio. Noi abbiamo ricominciato in pieno e adesso vedremo quello che succederà. Soltanto un 8-9 per cento degli addetti non ha ripreso la lavorazione perché fanno parte di quei reparti di cui possiamo fare momentaneamente a meno. Ma la produzione è ripresa appieno, fino a che ci saranno gli ordini. Poi, quando saranno esauriti, vedremo cosa dobbiamo fare”. 

Cosa hanno trovato le persone che sono rientrate in azienda questo lunedì mattina?
“Tutto quello che prevede il protocollo. I trasportatori, ad esempio, vengono fermati sotto il magazzino dove, all’esterno, è stato allestito un gabbiotto dove gli vengono consegnati i documenti e dove firmano le bolle. Ci sono alcune squadre che vengono da fuori per lavorare, perché era in pieno svolgimento la costruzione di un capannone, ma non possono e non debbono accedere all’interno dell’azienda. Hanno portato i propri bagni chimici, per cui non c’è alcuna ragione per cui debbano entrare in azienda. Neanche a prendere il caffè, come si faceva pre-Coronavirus”. 

I dipendenti, invece, possono ancora fare la pausa caffè oppure è stata abolita?
“Noi non l’abbiamo vietata. Purché non ci siano assembramenti e purché si vada a prendere il caffè uno per volta. Perché già abbiamo problemi di nostro, togliergli anche quei cinque minuti di piacevolezza, mi sembrava una cosa brutta. Su 60-70 dipendenti, se uno va a prendersi il caffè poi seguono gli altri, vorrà dire che faranno una mini-pausa di benessere e relax, perché i nervi ce l’hanno tutti a fiori di pelle”.

Qual era l’atmosfera tra gli addetti all’entrata?
“Erano tutti contenti di rientrare, felici di rientrare, c’è stata gente che ha detto ‘era ora, non ne potevo più di stare a casa, sto meglio a lavorare’. E’ così per tutti”.

Come avete organizzato l’attività amministrativa?
“Abbiamo distanziato i dipendenti che lavoravano in due in un paio di uffici. Fortunatamente avevamo ancora dei locali a disposizione. Ad esempio avranno ognuna la sua stanza le due signore che lavorano per l’estero e che erano su due scrivanie una di fronte all’altra, anche se tra loro c’era spazio. E abbiamo preferito spostare in due uffici diversi anche le due signore che lavorano per l’Italia. Abbiamo separato tutti, praticamente uno in ogni ufficio. Almeno così stiamo tranquilli. Si mettono in un ufficio, chiudono la porta, si tolgono la mascherina e lavorano tranquille”. 

Alla Scarabeo c’è anche la mensa. Come vi regolate adesso per la pausa pranzo?
“La mensa c’è, ma è stata chiusa. Prima però iniziavamo il lavoro alle 7, poi c’era la mensa. Adesso invece abbiamo ricominciato a lavorare alle 5 del mattino, in modo che sia su un turno unico, dalle 5 alle 12,36, poi è previsto un quarto d’ora-venti minuti di pausa, durante il quale i lavoratori vanno a mangiare fuori. Se li scaglionano da soli. I caporeparto e le Rsu hanno obbligo, anche perché loro stessi hanno firmato il protocollo di sicurezza, di badare che non si mettano vicini a mangiare e via dicendo”.

Avete fatto la famosa “assicurazione Covid” ai dipendenti…
“Già da un mese e mezzo, qualora, facendo le corna, dovesse succedere qualcosa a qualche dipendente. L’abbiamo fatta a tutti. Non saranno quei due-tremila euro a darci fastidio, anzi ci consentono di fare stare tranquilli tutti. Fortunatamente abbiamo tutti i presidi sanitari: mascherine, guanti e accidenti vari. Abbiamo ricominciato, fiduciosi nel futuro”.

Voi state aspettando di sentire cosa dirà in queste ore il ministro Antonio Misiani?
“Vedremo se nel nuovo decreto ci sarà quello che abbiamo chiesto noi come sostegno al lavoro e sostegno alle imprese, alle piccole e piccolissime aziende in modo particolare, perché le aziende più strutturate erano più ‘fortine’ in confronto alle altre, ma quelle piccole o micro penso che prenderanno una grossa botta”.

Lei è anche presidente di Federlazio…
“Come presidente provinciale non è che peno soltanto alla ceramica, penso al termalismo, alle costruzioni, alla ristorazione. Ci sono imprese che sono state ammazzate dall’emergenza Coronavirus”.

Considera pericolosa la ripartenza delle aziende?
“Alla fin fine gli ambienti di lavoro che adottano il protocollo che è stato dettato, provviste di tutti gli strumenti sanitari, diventano un presidio sanitario. Se ai miei dipendenti dico ‘non dovete assembrarvi, non dovete stare a meno di un0-due metri di distanza, avete le mascherine, avete i guanti, l’aria c’è’ , che altro dobbiamo fare più di questo? Stanno più tranquilli, più tutelati, più protetti che non a casa dove, mi si metto pure io, è più facile farsi tentare dalle trasgressioni”. 

Lei avrebbe preferito la riapertura a zone. Perché?
“Dalle nostre parti, guardando Civita Castellana, non muovendoci dal distretto, non è ci siano stati tantissimi casi, non è stata una cosa così eclatante. Ma se hanno riaperto in questo modo, e hanno riaperto per Codice Ateco, non tutte le filiere sono riaperte. Per cui qualsiasi persona che ha bisogno di un qualsiasi motore o qualunque altra cosa, e la filiera è chiusa, è finita. Deve aspettare per forza. A noi ci hanno aperto come manifatture, d’accordo. Ma gli showroom sono chiusi quindi smaltiamo gli ordini che abbiano in portafogli e poi?”.

Cosa è mancato nel passaggio dalla Fase 1 alla Fase 2 dell’emergenza?
“Secondo me non è stato condotto bene, ci sono state regole non chiare. Diciamo che, più in generale, non c’é chiarezza. Ma siamo fiduciosi lo stesso. Se non lo fossimo stati, non avremmo fatto questo lavoro”. 

Silvana Cortignani


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