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“Per salvare i 115 alberghi della Tuscia bisogna far ripartire il turismo”

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Viterbo - Luca Balletti

Viterbo – Luca Balletti

Viterbo – Parlano i numeri, è stato devastante l’effetto della pandemia da Coronavirus sul settore alberghiero italiano.

A livello nazionale, secondo le stime di Federlalberghi, il 2020 comporterà una perdita di oltre 305 milioni di presenze (-71,2% rispetto al 2018), con un calo di fatturato del settore ricettivo pari a quasi 17 miliardi di euro (-71,4%). Solo ad aprile, nel comparto ricettivo sono andati persi circa 106mila posti di lavoro stagionali. Se si guarda all’intero settore turismo, i posti di lavoro stagionali a rischio per l’estate 2020 sono quasi 500mila. Una volta terminata la cassa integrazione, dovranno purtroppo attendersi conseguenze anche sui contratti a tempo indeterminato.

Porte serrate da oltre due mesi, nel frattempo, nei 115 alberghi della Tuscia, una dozzina dei quali nel capoluogo, per un totale di circa 3100 camere rimaste chiuse e 6600 posti letto inutilizzati. E chissà se e quando sarò possibile riaprire i battenti, perché se non riparte il turismo, sarà difficile che gli operatori possano rimettere in moto la macchina. 

“Quello che fa più male – spiega il presidente di Federalberghi Viterbo e storico imprenditore del settore ricettivo Luca Balletti – è che non è stata mai disposta la chiusura delle nostre strutture ricettive, ma siamo stati costretti a farlo, per l’insostenibilità dei costi che avremmo dovuto sostenere per restare aperti. Nel Viterbese hanno resistito solo poche strutture più piccole, a gestione familiare, che in queste settimane hanno lavorato con gente che si muove per lavoro, tipo operai o autotrasportatori. Se non riparte il turismo, abbiamo le mani bloccate”. 

Presidente Balletti, quale futuro per il settore alberghiero senza il turismo?
“Ci stiamo dando da fare molto in questa fase di pre-cosniglio dei ministri in corso. Vediamo cosa si inventano per la categoria, perché la situazione è drammatica per gli alberghi. Il turismo è stato il primo a entrare in crisi e probabilmente sarà l’ultimo a uscirne, per cui sarà difficile”. 

Ironia della sorte, per gli alberghi mon c’è mai stato un obbligo di chiusura…
“Sono chiusi perché nessuno gira, quindi non c’è la possibilità di tenerli aperti perché i costi sarebbero enormi, tra stipendi, utenze e tutto quello che tenere aperto comporta. Con pochissime camere che si potrebbero vendere, non c’è spazio, non c’è margine per tenerli aperti”.

Se ci fossero le condizioni di “pubblico”, sareste pronti a ripartire in sicurezza?
“Come Federlalberghi, abbiamo sottoposto un protocollo al governo, dove prevediamo tutta una serie di attività, come la sanificazione delle camere ad ogni cambio di cliente. Un protocollo abbastanza rigido proprio per garantire a tutta la clientela la massima sicurezza. Il governo, però, ancora non si è espresso a livello di trasformazione in norma di legge statale. Per cui è una proposta, che noi ci teniamo a rispettare, a seguire. Anzi, noi vorremmo che fosse attuata proprio per dare tranquillità ai clienti”.

Quando prevedete sarà possibile la ripartenza?
“Il problema è capire quando ci potrà essere di nuovo il movimento della clientela, che consenta di riaprire le strutture e di sopravvivere alle aziende, perché veramente rischiamo che parecchie aziende non riaprano più, proprio per la situazione che si è venuta a creare. Ed ecco che confidiamo molto in quello che sarà deciso in questo Decreto ‘Rilancio’, che prima era ‘Aprile’ poi ‘Maggio’ e adesso si chiama così”.

Cosa vi aspettate dal Decreto Rilancio?
“Dovrebbero essere previsti degli aiuti specifici proprio per il settore alberghiero che è sicuramente quello più in crisi, a livello nazionale e a Viterbo nello stesso modo”.

Come andavano le cose a Viterbo prima del Coronavirus?
“Diciamo che Viterbo è una località turistica abbastanza in crescita come presenze, anche se nell’ultimo anno, a causa di una serie di vicissitudini, c’era stato un consolidamento delle presenze. Comunque c’è una tendenza alla crescita, quindi a far conoscere la città, a far conoscere il territorio e pure la provincia. Questa è una battuta d’arresto pesante, una crisi inaspettata cui adesso si dovrà vedere come poter reagire”.

Gli ottimisti dicono che ci sarà una ripresa di tutto l’indotto grazie al turismo interno…
“Questo ce lo auguriamo. Certo, nel frattempo, dobbiamo già rinunciare a tutto il turismo estero.Tutti i clienti stranieri praticamente non esistono. Prima si parlava di compromettere la Pasqua, adesso siamo alla compromissione di tutta la stagione estiva, perché gli spostamenti saranno minimi, la gente ha consumato già le ferie oppure è in cassa integrazione oppure con le spese non si trova così tanti fondi per andare in vacanza”.

Che ne pensa del “bonus vacanze” per far ripartire il settore ricettivo?
“Si parla di questo bonus che dovrebbe essere previsto nel decreto come credito d’imposta sui soggiorni in Italia, però non è quello che risolverà il problema, perché non pensiamo che ci sia questa immediata e grossa ripresa. Ci vorrà del tempo, ci vorranno mesi e forse se ne riparlerà la prossima primavera”.

Non ritiene che l’autunno, con Ognissanti e l’Immacolata, possano essere una stagione buona per il turismo nella Tuscia?
“In autunno ci potrebbe essere una crescita, ma la stagione è ormai superata, passata, neanche eventuali ponti ci possono aiutare a risolvere la stagione o l’anno. E’ veramente un anno di crisi profonda. Queste sono le prospettive. Diamo l’occasione di organizzarci, di rilanciare, chiediamo aiuto a tutte le istituzioni, a tutti i livelli, dal Comune alla Regione e soprattutto al governo. E’ un grido d’allarme che viene lanciato dalla categoria”. 

Silvana Cortignani


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