Viterbo – Il governo studia come spendere soldi che non ha e, nel timore che nuove tasse per trovarli gli facciano perdere voti, bussa all’Europa dove rispondono i tedeschi: “Se come famiglie e imprese siete i più ricchi del continente (risorse di 10 trilioni di euro), perché come Stato avete 2.500 miliardi di debiti che sono il 134% di quello che producete? Eppure quando voleste entrare nell’euro alla prima infornata vi impegnaste per un rapporto del 60%!
Quindi non sapete o spendere o incassare e i cittadini vi fanno fessi, dato che solo il 6% di loro dichiara di guadagnare più di 50 mila euro.
Ora dite di dover fare nuovi grossi debiti per i danni del virus – che abbiamo tutti – e volete che la Banca Centrale Europea, la quale è anche vostra per il 13% e nostra per più del 21, compri i vostri BTP fino a quanto vi fa comodo e non in proporzione a quel che contate nel capitale, dimenticando sia i patti comuni, sia che essa ha già in pancia debiti vostri per più di quanto potrebbe!
Allora datevi una mossa riorganizzandovi, tagliando la burocrazia, le carte inutili, le spese ingiustificabili, revisionando le macchine di stato, regioni, enti locali, della giustizia, cancellando i privilegi, l’aumm aumm ed esigendo il rimpatrio dei cento o duecento miliardi imboscati all’estero. Così, riuscirete ad abbassare le tasse, farvele pagare ed avere soldi in cassa e crediti per dare i servizi che dovete ai cittadini”.
Questo, semplificando, sembrerebbe il messaggio che viene dalla recente decisione della Corte costituzionale di Germania, a meno che da quelle parti non si sentano tanto solidi e sicuri da fare, loro sì, i sovranisti sul serio tornando uber alles, sopra tutti a cominciare dalle istituzioni europee e stavolta con l’arma bianca dei soldi.
Scenario brutto di cui qui da noi non pare che il governo si renda ben conto e neanche i cittadini che preferiscono tenere i soldi in banca, poco destinando, per sfiducia, a Bot, Cct, Btp, Ctz, insomma a finanziare lo Stato.
Non solo, ma nella tragica emergenza della pandemia, ci sarebbero professionisti a tanti zeri alla rincorsa dei 600 euro da partita Iva e ricchi imprenditori della garanzia statale su nuovi prestiti bancari, quando potrebbero far tornare nelle loro aziende un po’ degli utili che negli anni si sono incassati, lasciando così più spazio negli aiuti governativi ai piccoli e medi imprenditori in difficoltà gravi.
Cose necessarie queste per evitare quello che molti temono, un autunno caldo di rivolte sociali e per riequilibrare la distribuzione della ricchezza nazionale la quale, come si sa e come risulta dalle dichiarazioni dei redditi, è in mano per il 70% al solo 20% della popolazione, mentre i poveri sono già cinque milioni con tendenza a crescere.
Renzo Trappolini
