Ronciglione – (sil.co.) – Troppo in televisione, rischia di tornare in carcere Claudio Cipollini attualmente detenuto agli arresti domiciliari. Ma lui rilancia e lo fa in prima persona, chiedendo la revoca della misura, chiamando “femminicidio” la morte di Maria Sestina Arcuri e denunciando intimidazioni.
Si è chiuso con un doppio colpo di scena il mese di aprile per il presunto supertestimone del giallo di Ronciglione.
Cipollini è il detenuto che dice di essersi laureato in giurisprudenza nel 2013 nel carcere romano di Rebibbia, titolare di una società specializzata in consulenza legale ai reclusi, cui Andrea Landolfi avrebbe riferito lo scorso dicembre, nel carcere di Regina Coeli, di avere scaraventato la fidanzata Maria Sestina Arcuri dalle scale di casa della nonna la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.
Ebbene, mercoledì 29 aprile, Cipollini è stato raggiunto da un’ordinanza della seconda sezione penale della corte d’appello di Roma in cui gli viene ricordato il divieto di comunicare con l’esterno tramite qualsiasi mezzo. In caso contrario potrebbe venire disposta la misura di custodia cautelare in carcere.
Nelle scorse settimane Cipollini, che sta scontando una condanna definitiva per la ricettazione di un’arma, oltre ad avere parlato al telefono con Tusciaweb, si è collegato da casa con trasmissioni televisive come Quarto grado e Chi l’ha visto?. Da qui la diffida “a non comunicare con qualsiasi mezzo anche mediante utilizzo delle piattaforme Facebook, Instagram, eccetera o con collegamenti con trasmissioni televisive o comunque di comunicare con persone diverse da quelle con lui conviventi”. “La violazione di dette prescrizioni – è l’avvertimento – comporterà l’aggravamento dell’attuale misura degli arresti domiciliari con quella carceraria”.
Risale invece a ieri il secondo colpo di scena quando, a meno di 24 ore dalla notifica dell’ordinanza, Cipollini – che è assistito dall’ex difensore di Andrea Landolfi, Giacomo Marini, il quale oltre a collaborare con la sua Legal Consulting è anche il suo storico difensore – ha presentato a sua volta alla corte d’appello di Roma un’istanza di revoca degli arresti domiciliari o sostituzione della misura con l’obbligo di presentazione.
Un’istanza scritta e firmata da Cipollini di proprio pugno.
“Tale richiesta si formula tenuto conto del tempo trascorso in custodia cautelare, ovvero oltre un anno e mezzo, a fronte di una condanna a due anni e otto mesi, nonché del probabile ricorso in cassazione per evidenziare con nuove fonti di prova l’innocenza dello scrivente, tra l’altro socialmente reinserito, con un percorso di vita decisamente radicato e allontanato da ogni ambiente criminoso”, scrive Cipollini.
“Si intende rendere noto agli atti che lo scrivente per un senso di giustizia e a seguito di richiesta di interrogatorio, si è reso disponibile a essere interrogato presso la procura della repubblica di Viterbo in corte d’assise, in quanto a conoscenza di fatti delittuosi relativamente a un atto di femminicidio commesso da un detenuto”, aggiunge quindi, ribadendo il suo ruolo di supertestimone e facendo riferimento a presunte intimidazioni ricevute in seguito alle sue rivelazioni.



