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“Tre giorni prima del caso Codogno, l’Europa sottovalutò il rischio pandemia”

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Coronavirus

Coronavirus

Madrid – “Tre giorni prima del caso Codogno, l’Europa sottovalutò il rischio pandemia”.

E’ il 21 febbraio quando in Italia, a Codogno, viene scoperto il paziente zero. Di lì a qualche  giorno la consapevolezza che il Coronavirus è ormai diffuso nel nord del paese. Qualche settimana e anche altre nazioni arriveranno alla stessa conclusione, capendo così di non essere stati risparmiati dal Covid-19. 

Ma l’allarme, o quanto meno il sospetto, che qualcosa di terribile stesse per accadere c’era già stato almeno qualche giorno prima, il 18 febbraio. Ne è convinto El País. 

Il quotidiano spagnolo rivela il contenuto di un documento sottoscritto dal Centro Europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) in un vertice di due giorni. L’incontro a Sola, in Svezia, il 18 e 19 febbraio scorso. 

Secondo El País, è qui che i membri del Consiglio consultivo dell’Ecdc, i tutori europei della sanità pubblica, capiscono che qualcosa sta per accadere, ma minimizzano e ignorano i rischi della pandemia.

In Europa erano già stati diagnosticati 45 casi di Coronavirus, tutti importati. Un turista cinese originario di Wuhan era morto a Parigi. L’Ecdc sarebbe stato a conoscenza di questi casi, ma nel vertice parla di infezioni “locali che sembrano essere lievi”. Il rischio per la popolazione viene definito “basso” e quello per il sistema sanitario “da basso a moderato”. 

Qualche reazione però c’è. El País specifica che l’Austria e la Slovacchia mettono in guardia dal rischio di impaurire la popolazione con la diffusione di informazioni. Il delegato spagnolo chiede invece di “non stigmatizzare” chi dovesse decidere di sottoporsi al tampone. 

E’ solo il rappresentante tedesco a riportare la discussione su un possibile rischio concreto e imminente. Esprime dubbi e solleva l’allarme perché “le malattie non rispettano i confini”. Propone di discutere anche di eventuali “raccomandazioni”. 

Nel vertice sarebbe anche stata sottolineata la carenza dei dispositivi di protezione individuale. 

Il quotidiano spagnolo sottolinea che l’Ecdc ha discusso anche sui criteri che i pazienti devono “avere” per essere sottoposti al tampone. Tra questi quello di aver viaggiato a Wuhan. Il quotidiano spagnolo specifica quindi che non vengono testati i pazienti con sintomi o quelli ricoverati in terapia intensiva con polmonite di origine sconosciuta. Criteri che verranno allentati solo il 25 febbraio. Ma ormai a quel punto l’Italia sa già di avere il virus in casa. 


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