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“E’ un dramma, così nel centro storico chiudiamo tutti”

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Viterbo – “E’ un dramma, così nel centro storico chiudiamo tutti. Sono pochi quelli che c’hanno 150 posti. E loro ne metteranno 60, 70. Noi, eccoci qua. Siamo in mano al signore. Stiamo in mano al Coronavirus”. 

Antonio Loria fa il ristoratore a Viterbo da 11 anni. L’accento è napoletano, ma la cadenza è tutta viterbese. ” Hai capito come?”. Anima e Core, la pizzeria lungo via San Lorenzo, l’imbocco del centro storico, che si voleva fondato sul turismo, quindi su ristorazione e movida nel fine settimana. Già messa a dura prova dalle chiusure anticipate a mezzanotte e l’una volute dal comune.


Viterbo - Antonio Loria

Viterbo – Antonio Loria


Poi il Coronavirus, ossia il colpo che rischia di mettere ko l’intera filiera della ristorazione nel centro storico di Viterbo, così come, molto probabilmente, in tante altre città in Italia.



“Io sinceramente penso di chiudere – dice Loria -. Ho 5 dipendenti sotto cassa integrazione. Come faccio a mantenerli? Come faccio a pagare l’affitto e le bollette? E’ umanamente impossibile poter gestire l’attività”.

Se chiude, come vivrà? “Chiederò il reddito di cittadinanza – risponde – Mi accontenterò di quello”.


Viterbo - Antonio Loria

Viterbo – Antonio Loria


Tre mesi di chiusura “sono stati – prosegue Loria – come un fulmine a ciel sereno. Se prima incassavi 100, adesso incassi 10. Stai aperto per campare. Le bollette. Parliamo di 700, 800, 1000 euro. Lo stato doveva darci una mano subito. Doveva sostenerci prima. Un’attività, anche se chiusa, ha i suoi costi. La mia, almeno 4 mila euro al mese”.


Viterbo - La pizzeria di Antonio Loria

Viterbo – La pizzeria di Antonio Loria


Il 18 i ristoratori potranno probabilmente riaprire al pubblico. Con nuove regole, che dimezzano la clientela. E di conseguenza il personale necessario a gestire la sala. Con possibili licenziamenti o bene che vada il prolungamento della cassa integrazione.  

“La distanza di 4 metri – spiega Loria – e quella di due metri tra un cliente e l’altro ridurranno drasticamente i posti dentro la pizzeria. Io potrò mettere al massimo 6 tavolini. Prima facevo 80 persone al giorno, ora posso sperare tutt’al più non venti. Come campo con 20 persone al giorno?”.


Viterbo - La pizzeria di Antonio Loria

Viterbo – La pizzeria di Antonio Loria


Le regole che si prevedono per la riapertura stabilirebbero inoltre che si può stare l’uno di fronte all’altro solo se congiunti. Se si è solo amici, il ristoratore dovrebbe accoppiare i tavoli e mettere le persone in diagonale. Se non addirittura in tavoli separati.

“E’ brutto pure – commenta Loria – dover costringere le persone ad andarsene, perché è arrivato il turno successivo. Dovremo infatti fare i turni per poter rientrare quanto meno delle spese. Però, io cliente vado al ristorante per mangiare in tranquillità. Il piacere del ristorante è il piacere di stare a tavola. E questa cosa non esiste più”.


Viterbo - La pizzeria di Antonio Loria

Viterbo – La pizzeria di Antonio Loria


Per tirare avanti in vista del 18 maggio, e vedere poi cosa succede, ristoranti e pizzerie si stanno concentrando sull’asporto e le consegne a domicilio. In un mercato dove la domanda è enormemente maggiore all’offerta. Inoltre in un contesto sociale dove i licenziamenti e le casse integrazioni che ritardano stanno riducendo notevolmente le capacità di consumo delle famiglie.


Viterbo - La pizzeria di Antonio Loria

Viterbo – La pizzeria di Antonio Loria


“Faccio l’asporto – dice infatti Antonio Loria – e le consegne a domicilio. In più mi ordinano la pizza e vengono a prendersele fuori dalla pizzeria. Fuori, ho anche gel, mascherine, guanti. Sono servizi che costano. E io personalmente devo ancora vedere i 600 euro. Sono tra quelli che non li ha presi. Questo è un lavoro che va chiuso e riaperto quando finisce la pandemia. Però una cosa va detta. Lo stato non c’ha aiutato. Punto”.

Daniele Camilli


Multimedia: Fotogallery: Antonio Loria – Video: “Stiamo in mano al Coronavirus”


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