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“Dormiamo qui una notte poi andiamo a Civita…”

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Viterbo – Un turista indisturbato s’aggirava l’altro giorno per Viterbo. Tra San Lorenzo e via San Pellegrino. Con moglie e famiglia dell’amico.

Fase 2 del Covid. Anche il turismo s’è rimesso in moto. Solo un pezzettino. Ma tanto basta per ridare speranza. Almeno un minimo.

“Erano sei mesi che non ci spostavamo – spiega Marco Gobbi -. La prima possibilità che abbiamo avuto, l’abbiamo voluta passare a Viterbo. Erano tanti anni che non ci venivo. Dormiamo una notte qua, poi andiamo a Civita di Bagnoregio. Infine torniamo a Roma”.


Viterbo - Marco Gobbi

Viterbo – Marco Gobbi


Una scelta legata di fatto alla vicinanza. Tra Viterbo e il raccordo anulare che gira attorno a Roma ci sono un centinaio di chilometri. Solo che per farli in treno ci vogliono tre ore. Un paio d’ore con l’autobus, che ti lascia a Saxa Rubra. 


Viterbo - Turisti in piazza San Carluccio

Viterbo – Turisti in piazza San Carluccio


“L’abbiamo fatto – prosegue Gobbi – anche per far muovere l’economia. Mangiamo in un paio di ristoranti, dormiamo in albergo. Insomma, cerchiamo di ridare vita a ‘st’Italia…Piano, piano”. Come s’addice al paese.


Viterbo - Centro storico

Viterbo – Centro storico


Gobbi di Roma racconta quello che è il turismo a Viterbo. Quando c’è stato. E quello che, a meno di un miracolo, sarà dopo la ripresa. “Un turismo mordi e fuggi – l’ha definito il presidente dell’associazione dei commercianti Facciamo centro, Gaetano Labellarte -, con la bottiglietta d’acqua sottobraccio e il caffè al bar”. Un giorno di permanenza, massimo due, e poi si torna a casa. Prima, però, si va a Civita di Bagnoregio. Come se Viterbo fosse il trampolino di lancio verso la città che muore. Quasi che, se non ci fosse quest’ultima, per il turista non avrebbe senso nemmeno la prima. Un semplice passaggio verso qualcos’altro di più interessante. 



La città in questi mesi è cambiata. Il centro storico soprattutto. Lo si avverte camminando per le vie a ridosso del Corso e San Faustino. Meno turistico e più popolare. Con nuove soggettività sociali che hanno riempito spazi lasciati vuoti. Sul fronte economico e quello dei rapporti di interazione. Lavoratori, soprattutto stranieri. Mentre negli ultimi tre mesi gli unici settori dell’economia italiana che funzionavano a pieno ritmo erano l’informazione e la repressione delle violazioni dei decreti governativi a suon di multe da 400 euro, i migranti con la loro forza lavoro hanno di fatto tenuto in piedi la filiera dell’agroalimentare. E con gli operai, tornati a far capolino sul palcoscenico della storia, diverse fabbriche lungo tutta la penisola.


Viterbo - La vita del bracciante agricolo

Viterbo – Braccianti agricoli


Il tessuto sociale, quello che si snoda tra le vie a cavallo tra San Faustino e piazza Dante, da queste parti sembra essere più. Sicuramente Piazza vivace rispetto ad altre parti del centro storico. Una dinamica che molto probabilmente verrà rafforzata dall’assenza degli eventi previsti per i prossimi quattro mesi, che invece obbligavano a spostare di nuovo la vita estiva di Viterbo nei quartieri medievali.


Viterbo - Un negozio in centro

Viterbo – Un negozio in centro


Una città, comunque sia e comunque vada, che dà l’impressione, sul piano delle relazioni e dei network urbani, d’essersi divisa in due. Le zone attorno a San Pellegrino e palazzo dei papi ripensate per turisti e studenti e rimaste, dopo il Covid, senza turisti né studenti. E i vicoli di San Faustino e quelli a ridosso del Suffragio che stanno man mano riscoprendosi, mostrando una vitalità del tutto nuova per Viterbo.


Viterbo - Emil Brown

Viterbo – Emil Brown


In mezzo, tra una via e l’altra, l’umanità che l’ha sempre caratterizzata. Fatta anche di artigiani, precari, suonatori e personaggi di strada. Un mondo antico che è sopravvissuto ai secoli, non solo alle crisi, contaminandosi con quelli nuovi che stavano per arrivare.


Viterbo - Emil Brown

Viterbo – Emil Brown


“La ripresa. Spero che ci sia”. Emil Brown, nome d’arte, sta spesso al Corso, San Pellegrino e piazza San Lorenzo. Suona una chitarra. Pink Floyd, Led Zeppelin, i classici e quello che fino agli anni ’90 faceva la differenza. Occhiali e bandana. Zabriskie Point. “Il problema dell’Italia è la cultura – dice Emil Brown -. Qui non hanno capito bene come funziona. La mascherina, quando siamo da soli, non va indossata. Non vi dovete soffocare. Quando si va in macchina da soli in un campo, la mascherina non va messa. Gli animali non c’hanno il Coronavirus”.


Viterbo - Daniela Lai

Viterbo – Daniela Lai


“La ripresa è un po’ timida e lenta – dice poi Daniela Lai, artigiana con un laboratorio nella zona medievale -. Però siamo ottimisti. Speriamo che il virus sparisca nel nulla. Dovremo riprendere a puntare sull’eccellenza e rimetterci in cammino”.


Viterbo - Il laboratorio di Daniela Lai

Viterbo – Il laboratorio di Daniela Lai


Infine c’è Alberto Pichardo, archeologo spagnolo venuto a Viterbo più di dieci anni fa per cercare la tomba di papa Alessandro IV. T’accoglie sulla porta di casa in via delle caiole con il cane Amleto, che però non è suo, ma di Sebastian, un suo amico che fa l’attore e il fotografo a Roma e che a sua volta ha passato l’emergenza Covid a Berlino perché lì si trovava.


Viterbo - Alberto Pichardo e il cane Amleto

Viterbo – Alberto Pichardo e il cane Amleto


Amleto non fa altro che ringhiare. Meno male che è piccolo. Lui e Pichardo sono rimasti chiusi in casa per quasi settanta giorni. A parte qualche passeggiata fatta nel rispetto delle ordinanze sindacali. Chiunque si sarebbe incazzato. E infatti, il cane, s’è incazzato. Alberto Pichardo no. Anzi, ha passato l’emergenza “a fare la pulizia di casa e portare piante in giardino”. Un piccolo giardino urbano nel bel mezzo del centro storico. Una specie di dimensione parallela. Con piante d’ogni tipo, busti e candelabri. Agli angoli, una fontana, una porta, uno specchio e un braciere. Ha fatto pure un piccolo pergolato con delle tende che calano come il sipario di un teatro a delimitare un ulteriore spazio separato dal resto.


Viterbo - Il laboratorio di Daniela Lai

Viterbo – Il laboratorio di Daniela Lai


Pichardo di mestiere fa il precario. Con laurea, dottorato ed esperienza di scavo. “Se penso a quello che succederà in futuro – dice -…boh. E’ tutto un grande boh. S’è fermato tutto, e c’è poco lavoro. Dopo questi mesi chiusi in casa, c’è solo voglia di uscire. Nonostante le bollette e gli affitti da pagare”.

Daniele Camilli 


 Multimedia: Fotogallery: Tornano i turisti – Video: La città della Fase 2


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