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Estorsione e usura, immobiliarista e bancario condannati a quasi undici anni

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Daniele Califano

Daniele Califano

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Il funzionario di banca Antonio Pasquini

Viterbo – (sil.co.) – Usura aggravata e estorsione, condannati complessivamente a quasi undici anni di reclusione in primo grado l’immobiliarista Daniele Califano (6 anni e 7 mesi) e l’ex direttore di banca Antonio Pasquini (4 anni e 4 mesi).

Si è chiuso oggi davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con due condanne il processo scaturito dall’operazione “Senza tregua” del 2013.

Sul banco degli imputati anche la moglie di Califano, Giovanna Buzi. che invece è stata assolta. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Roberto Massatani e Massimo Boni che hanno già preannunciato appello. Novanta giorni per le motivazioni della sentenza.

Si è sempre professato e continua a professarsi innocente l’ex funzionario di banca coinvolto nell’inchiesta di cui era titolare il pubblico ministero Fabrizio Tucci, nel frattempo trasferito a Roma dove ha collaborato con il pm Giovanni Musarò della Dda alle indagini sulla “mafia viterbese”, sfociate pochi giorni fa nelle  prime dieci condanne.

Il processo “Senza tregua” è stato portato a termine, dopo oltre sette anni, dal sostituto procuratore Michele Adragna. L’indagine è partita a inizio 2013, dalla denuncia di un’imprenditrice viterbese, che si sarebbe trovata a pagare interessi di oltre il 200 per cento su base annua per un prestito di poche migliaia di euro. 

Tra le cinque parti civili un imprenditore viterbese che sarebbe stato costretto a scappare con la moglie e la figlioletta di due anni in Romania per sottrarsi ai creditori, tra i quali gli imputati, che, dopo averlo usurato, sarebbero riusciti, partendo da un prestito di 35mila euro, a sottrargli una villa di famiglia a Procida, venduta per 250mila euro a fronte di un valore di mercato di 400mila euro, nonché una casa nelle campagne di Vetralla.

Nel primo blitz della mobile, a marzo 2013, le manette scattarono solo per l’immobiliarista. Tre mesi e mezzo dopo anche il bancario è finito a Mammagialla. 

Secondo le indagini della squadra mobile di Fabio Zampaglione, da un prestito iniziale di 35mila euro si sarebbe arrivati, in meno di un anno, a un debito di 70mila. Gli agenti sequestrarono montagne di cambiali in bianco. Nel rinegoziare la cifra, gli interessi sarebbero saliti, motivo per cui all’usura aggravata si è aggiunta l’accusa di estorsione: un ritardo nella consegna dei soldi costa al commerciante un aggravio di 7mila euro su una somma già impossibile da restituire. 

Nel luglio 2013, a poche settimane dal blitz della mobile, scrisse una lettera a Tusciaweb per ringraziare gli investigatori: “Avevo un’attività che mi permetteva di vivere dignitosamente, una casetta che, con l’aiuto di un mutuo, mi garantiva un tetto sulla testa e la famiglia vicino, vulnerabile dopo un lutto subito. Mi sono affidato a un ‘amico’ e presto tutto quello che avevo è svanito”.


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