Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Sorprendersi per atti riconducibili alla damnatio memoriae, come sono le statue abbattute o imbrattate in questi giorni sotto ogni latitudine, ma con preferenze evidenti per gli stati liberi dell’occidente, mi sembra ingenuo. Beh, è capitato spesso in altri tempi, anche remoti.
Basterebbe ricordarsi i volti cancellati dai bassorilievi che celebravano Amenofi IV, meglio noto come Akhenaten, il faraone monoteista adoratore del Sole (circa 3400 anni fa), la distruzione delle immagini di Nerone, or sono poco meno di duemila anni, e quelle di pochi secoli posteriori delle statue degli déi del pantheon olimpio – déi falsi e bugiardi – da parte dei più fanatici cristiani; senza contare immagini ben più recenti, che testimoniano l’abbattimento delle statue di Mussolini, di Hitler, di Stalin, cioè di alcuni dei peggiori dittatori del XX secolo. Per non parlare poi del cambio sistematico del nome delle vie già nell’immediato dopoguerra.
Di questi tempi, potremmo credere che questa damnatio sia una manifestazione del politicamente corretto contro personaggi che hanno contribuito ad affossare la dignità e la libertà umana; se non fosse che gli imbrattatori e i distruttori allignano spesso e volentieri anche tra le file dei più biechi estremisti dell’ultra-destra, quelli che si accaniscono magari sul volto dell’innocente Anna Frank o su qualche pietra d’inciampo memoria di tragedie familiari.
Indignarsi per la vernice sulla statua di Montanelli o per l’abbattimento di un monumento a Cristoforo Colombo è giustificato, sorprendersene no.
Non sono tra coloro che riescono a tollerare i vandalismi. Il vandalismo è cieco e non sa distinguere le opere d’arte (anzi, sospetto che più siano preziose, più ne diventano il bersaglio) da certe banali opere di regime. Una delle sette meraviglie del mondo antico, il Tempio di Artemide ad Efeso, fu distrutto da un tale, perché voleva passare alla storia; non voglio ricordarmi del suo nome, per non dargli soddisfazione. . .
Ma anche questo ci sta.
Ciò premesso, il discorso non si può comunque generalizzare. Ci sono dannazioni giuste, cioè giustificabili, e distruzioni ingiuste. E, si badi bene, non tanto rispetto ad un qualsivoglia modello etico o ideologico, quanto sul piano della giustificabilità storica.
Un bel monumento ad un dichiarato razzista o ad un dichiarato dittatore non ci sta proprio; però, attenti… non puoi mettere sullo stesso piano una statua di piazza che celebra Rhodes o Stalin, Hitler o Mussolini e un’opera d’arte futurista che celebra il fascismo.
Ma la vera domanda è: si possono utilizzare i criteri di oggi per valutare moralmente un fatto storico di secoli fa? E ancora, si possono esecrare degli episodi storici solo perché da essi si sono avviati autonomamente dei meccanismi esecrabili? Ad esempio, è chiaro che l’Impero Romano ha diffuso una civiltà, una filosofia, un diritto civile, una cultura, che sono alle basi dell’occidente e in particolare delle democrazie occidentali oggi; ma lo ha fatto sulla punta delle lance dei legionari.
Ancora: Cristoforo Colombo ha “scoperto” l’America e quindi ha riunificato, per così dire, il globo; ma se anche personalmente lui pensava di portare non solo il potere illuminato dei sovrani di Spagna, ma anche la civiltà e segnatamente il Verbo cristiano a quelle strane popolazioni, alla fin fine in una raffazzonata catena causale potrebbe essere stato l’involontario motore primo della crisi delle popolazioni autoctone e persino dell’emarginazione degli afroamericani nel continente.
E allora? Come regolarsi?
Di questo passo, ci manca solo di bruciare i crocefissi perché la Croce, pur simbolo del comandamento nuovo dell’amore tra gli uomini, si trovava anche sulle vesti dei crociati che tagliavano teste in Siria; peraltro, viste certe motivazioni di coloro che vorrebbero rimuovere i crocifissi dalle scuole…
Una cosa è chiara, ed è stata ribadita in molte sedi: che il massimalismo ha bisogno di esibirsi in modo eclatante, demagogico e populista, persino mediatico (tanto da vantarsi sui social delle sue imprese), ma in quanto massimalismo non attinge alla cultura, alle doti qualitative dell’essere umano, ma ai sommovimenti della sua pancia. Certi atti non hanno una giustificazione intellettuale, politica, ideologica, sono solo il frutto dell’ ignoranza, della superficialità, della mancanza di cultura e di senso civico. Che poi li compiano degli studenti, fa pensare.
Tra gli studenti, come cascame di un conflitto che è innanzitutto generazionale, alligna più facilmente la protesta di piazza: il sessantotto insegna, e direi che è stato persino necessario, perché ha risvegliato le coscienze. Ma si definiscono studenti anche i pasdaran iraniani e i talebani afghani.
Quindi, gli studenti tendono ad un massimalismo istintivo. Forse, stando ai margini della società adulta, ne riescono meglio a cogliere i punti critici, ma hanno spesso il vizio di buttare a mare sia l’acqua sporca che il bambino, come si suol dire.
Insomma, personalmente certi studenti, almeno quelli che si sono vantati di aver imbrattato il volto di un Montanelli o di aver applaudito l’abbattimento delle statue di Colombo, li boccerei. In storia. Non ci hanno capito nulla; hanno bisogno di studiare o di ripassare. Ma che scelgano bene i testi; né quelli di regime, come spesso sono soliti dire, né però quelli che divulgano demagogia spicciola sotto il controllo dei loro ierofanti ideologici, impegnandosi a fare revisionismo storico solo a giorni alterni e solo per quel che fa loro comodo.
Francesco Mattioli
