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“La crisi non è finita, fondamentale il senso di responsabilità dei cittadini per superarla”

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Viterbo - La festa della repubblica

Viterbo – La festa della repubblica

Viterbo - La festa della repubblica

Viterbo – La festa della repubblica

Viterbo - La festa della repubblica

Viterbo – La festa della repubblica

Codogno - Il capo dello stato Sergio Mattarella in visita a Codogno

Codogno – Il capo dello stato Sergio Mattarella in visita a Codogno

Viterbo - La festa della repubblica

Viterbo – La festa della repubblica

Viterbo - La festa della repubblicaViterbo - La festa della repubblica

Viterbo – La festa della repubblica

Viterbo – La crisi non è finita ed è fondamentale che il senso di responsabilità dei cittadini sia diretto verso “un impegno comune per il definitivo superamento dell’emergenza e di una solida e duratura ripresa”.

Due giugno 2020, il messaggio del Quirinale, del presidente Sergio Mattarella, letto oggi in tutte le piazze d’Italia per il settantaquattro anniversario della Repubblica nata dal referendum del 1946 e proclamata il 13 giugno dello stesso anno. Repubblica che, con la costituzione del 1948, sarebbe diventata democratica. Dopo essere stata monarchica e nei 20 anni precedenti al 2 giugno del ’46 una dittatura fascista che ha portato poi il paese dritto alla tragedia della seconda guerra mondiale.

“La crisi non è terminata – ha detto Matterella -. E tanto le istituzioni quanto i cittadini dovranno ancora confrontarsi a lungo con le sue conseguenze e con i traumi prodotti anche nella dimensioni più intime delle persone, sacrificando l’affettività e i legami familiari. La necessità di frenare la diffusione del virus ha imposto limitazioni alla socialità”.

In piazza dei caduti a Viterbo, il sacrario, a celebrare l’anniversario di una data che vide anche le donne votare per la prima volta su tutto il territorio nazionale, dopo che l’anno prima lo avevano già fatto durante alcune tornate amministrative, c’erano il sindaco Giovanni Arena, il prefetto Giovanni Bruno, il questore Massimo Macera, il presidente della provincia Pietro Nocchi, il vescovo Lino Fumagalli, le forze di polizia e le forze militari, le polizie locale e provinciale. C’erano anche il procuratore capo e la presidente del tribunale di Viterbo, rispettivamente Paolo Auriemma e Maria Rosaria Covelli.

Rigoroso il distanziamento sociale. Al punto che la corona, come ogni anno, non viene toccata da nessuno. Neanche da sindaco e prefetto che l’hanno accompagnata al monumento dei caduti di tutte le guerre.

Il 2 giugno è un’occasione per “riflettere – ha proseguito il discorso di Mattarella letto in piazza da un rappresentante della prefettura di Viterbo – sui valori fondativi repubblicani in un momento particolarmente difficile del paese che si avvia alla ripresa dopo la fase più drammatica dell’emergenza sanitaria da Covid 19. La gravità, l’impatto su ogni aspetto della vita quotidiana, il dolore che ha colpito tante comunità per la perdita di persone care, hanno richiesto uno sforzo straordinario anche sul piano emotivo. Difficoltà mai sperimentate nella storia della Repubblica, ponendo a tutti i livelli di governo una continua domanda di responsabilità, unità e coesione”.

Una situazione che ha portato verso una Fase 2 del contrasto al virus dove si stanno già raccogliendo le prime macerie occupazionali. Tant’è che il presidente stesso, col suo discorso, punta i riflettori sui soggetti che probabilmente più di tutti subiranno le conseguenze di una crisi economica e sociale che si sta già manifestando.

“I più giovani – ha sottolineato Mattarella – sono stati temporaneamente limitati dei luoghi dove si costruisce la società e il senso civico, primi fra tutti la scuola e lo sport. Distanze e diffidenze hanno accresciuto le situazioni di solitudine e di marginalità delle persone più deboli esposte a nuove forme di povertà, deprivazione e discriminazione quando non di odioso sfruttamento. La sospensione delle attività produttive e commerciali ha acuito le difficoltà degli operatori economici rendendoli più esposti e vulnerabili ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. Nuove emergenze e incertezze incombono sulle prospettive occupazionali di molti comparti da cui dipendono il benessere e la serenità di intere aree del paese”.

In piazza, oltre alle forze dell’ordine, anche i vigili del fuoco con un automezzo. A simboleggiare un lavoro andato avanti per tutti i primi mesi dell’emergenza. Come quello di sindaci, forze militari e di polizia, operatori sanitari e pubblico dipendenti.

“Una cerimonia sentita – ha commentato il sindaco di Viterbo Giovanni Arena -, e il riconoscimento, da parte di Mattarella, del sacrificio di tutta quanta la macchina della pubblica amministrazione”.

A dover affrontare questi nuovi scenari, che rischiano di diventare profondamente e marcatamente conflittuali, saranno sempre i prefetti, chiamati da Mattarella “a una paziente attività di mediazione sociale, tessitura e confronto con le altre autorità locali per definire sul territorio efficaci modelli di prevenzione e di intervento adeguati alle specificità dei singoli contesti”.

Prefetti che, ha rimarcato il presidente della Repubblica, nel corso della Fase 1 sono stati “fortemente impegnati a garantire l’attuazione delle misure di contenimento del contagio, la continuità delle filiere produttive e dei servizi essenziali e la tenuta sociale ed economica dei territori. Sostenendo con generosità e abnegazione l’azione dei sindaci, delle autorità sanitarie e di protezione civile. Un sicuro punto di riferimento – ha concluso il presidente – per le istituzioni locali e i singoli cittadini”.

Daniele Camilli


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