- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

La nonna di Andrea Landolfi: “Quel sangue è di quando l’ha buttata giù”

Condividi la notizia:

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

La scala da cui Sestina Arcuri è precipitata e il caminetto al pianoterra

Giallo di Ronciglione - Le prime immagini della scala da cui Maria Sestina Arcuri è precipitata

Le scale viste dal piano superiore

Ronciglione - Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Ronciglione – Il pm Franco Pacifici e gli ufficiali dei carabinieri sul luogo della tragedia

Mirella Iezzi

La nonna Mirella Iezzi

Serena Gasperini e Daniele Fabrizi - I difensori di Andrea Landolfi

Serena Gasperini e Daniele Fabrizi – I difensori di Andrea Landolfi

Vincenzo Luccisano

Vincenzo Luccisano – L’avvocato dei familiari di Sestina

Ronciglione – Nuovi particolari, oltre alla proiezione su maxischermo del video tridimensionale della presunta scena del crimine girato dal Ris. La nonna di Andrea Landolfi, il pugile 31enne imputato dell’omicidio della fidanzata Maria Sestina Arcuri, intercettata in procura avrebbe detto: “Non è vero certo (… quel sangue, ndr…) quando l’ha buttata giù”.  

Mirella Iezzi, l’ottantenne anche lei indagata nell’ambito della morte della parrucchiera 26enne precipitata la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 dalla scala interna della sua casa di via Papirio Serangeli a Ronciglione, dove lei e la coppia stavano trascorrendo il weekend col figlioletto di lui di 5 anni, l’avrebbe detto ai familiari che in quel momento si trovavano con lei.

Per la precisione, il consulente ha detto di avere “sbobinato” dall’ambientale dell’8 marzo 2019 la frase: “Non è vero certo… quando l’ha buttata giù”. Sembrerebbe, ma il dato almeno per ora non è emerso in aula, a proposito di una domanda provocatoria sul sangue, che le sarebbe stata posta poco prima durante l’interrogatorio in cui l’anziana ha perorato la versione della caduta accidentale fornita dal nipote. 

Il particolare, uno dei tanti che secondo l’accusa inchioderebbero alle sue responsabilità l’imputato, è emerso durante l’udienza di ieri davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone (a latere Roberto Colonnello), nel corso della deposizione di uno dei consulenti dell’accusa, l’ingegnere Sergio Civino, che ha esaminato anche i cellulari della vittima e di Landolfi. Nonna Lella – come l’avrebbe memorizzata anche Sestina sul suo telefonino –  che è parte civile nel processo, era presente come semore in aula. E c’erano anche la mamma e i due fratelli di Sestina, venuti apposta da Nocara (Cosenza), assieme al difensore Vincenzo Luccisano.

Sulla carta, avrebbe dovuto essere un’udienza molto tecnica, in cui avrebbe dovuto fare la parte del leone il video tridimensionale realizzato col laser scanner dal tenente colonnello Paolo Fratini del Ris. In realtà è emerso anche altro: dalla frase che avrebbe detto la nonna, che per ammissione dello stesso consulente non è stato facile “tradurre” (“Ho esaminato anche se possa avere detto ‘l’ha portata giù’, ma è da escludere”) al sogno premonitore di Sestina, ai litigi della coppia. Landoli, accusato di omicidio volontario, omissione di soccorso e lesioni aggravate (alla nonna), rischia l’ergastolo. 


“Sestina voleva sapere cosa significhi sognare bambini e serpenti morti”

Sestina e il “sogno premonitore”. “La mattina del 3 febbraio ha spiegato l’ingegnere Civino – Sestina ha cercato sul Google cosa significhi sognare bambini e serpenti morti. E poi nel corso della giornata ha ripetuto ancora la ricerca”. Non si sa se si trattasse di un sogno che lei stessa aveva fatto oppure qualcun altro. 

Una giornata cominciata male quella di domenica 3 febbraio 2019. “Prima di pranzo la coppia aveva litigato, come si evince dai messaggi scritti e vocali in chat. Hanno litigato per il figlio di lui e per una foto che Landolfi aveva postato sullo stato di whatsapp. Dopo di che Landolfi è andato via da casa e lei decine e decine di volte gli ha chiesto di tornare. Lui le ha risposto poche volte, mentre lei gli ha fatto ben 45 chiamate senza risposta. Dai messaggi di Sestina emergono recriminazioni da parte della giovane e anche le problematiche alcoliche di Andrea. Ce n’è uno vocale che dura oltre cinque minuti”, ha spiegato Civino.

Nel tardo pomeriggio risulta che Landolfi fosse tornato a casa: alle 20,20 il supertestimone del pub, per il quale è stata disposta una perizia psichiatrica, invia un messaggio a Sestina chiedendole se fosse rientrato e lei risponde “sì”. Poi, come è noto, la coppia esce, va in pizzeria e al pub.

“All’1,36 della notte tra il 3 e il 4 febbraio, Sestina cerca un bed and breakfast a Ronciglione”, dice il consulente che ha passato al setaccio il telefonino. Andrea, Sestina e il figlioletto di lui tornano invece a casa insieme e verso le due la ragazza precipita dalle scale.

Andrea e Sestina, secondo il consulente, che ha passato al setaccio tre-quattro giorni di attività dello smartphone della ragazza, avevano litigato anche il primo febbraio: “A partire dalle 23,27 del primo febbraio fino alla mattina successiva”. 


Fuori dal processo la versione di Andrea Landolfi

Su richiesta dei difensori Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, sono state dichiarate inutilizzabili le sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri di Ronciglione da Andrea Landolfi alle cinque del pomeriggio di lunedì 4 febbraio 2019, mentre Sestina era ricoverata agonizzante all’ospedale di Belcolle dove era giunta la mattina in ambulanza in seguito alla chiamata effettuata solo verso le 6 al 118, circa quattro ore dopo la caduta.

“Landolfi avrebbe dovuto essere sentito alla presenza di un difensore”, hanno eccepito i legali. “A quell’ora i medici avevano già espresso perplessità sulla caduta dalle scale e una dottoressa aveva già informato il poliziotto del posto di guardia”, hanno sottolineato, facendo notare come Landolfi fosse già iscritto nel registro degli indagati al momento della nomina dei due medici legali che hanno effettuato l’autopsia per la procura. Sestina è morta a Belcolle la mattina di mercoledì 6 febbraio.


Sullo stipite della porta della camera l’impronta di una mano insanguinata

Tracce ematiche ovunque al pianoterra, secondo l’esperto e i consulenti del Ris che hanno preso parte ai sopralluoghi dell’11 febbraio, del 20 febbraio e del 29 maggio 2019 sulla presunta scena del crimine. Gran parte da gocciolamento: vicino al camino, sul divano, dove erano appoggiati un cuscino bordeaux e un asciugamano azzurro intrisi del sangue di Sestina, e anche nel lavandino del bagno.

Tracce, molto blande rispetto al pianoterra, anche al piano superiore: l’impronta di una mano insanguinata (non si sa di chi) sullo stipite della porta della camera, sul pavimento ai piedi del letto e sul lenzuolo dalla parte sinistra del letto matrimoniale.

Non è stato invece tenuto conto delle tracce di vomito, anche sul materasso, come hanno fatto notare i difensori Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, chiedendo spiegazioni e anche l’acquisizione di due video girati dai carabinieri.


Proiettato su maxischermo il video tridimensionale

Sestina era piccolina: “Alta un metro e 58 centimetri”. Lo ha riferito il tenente colonnello Paolo Fratini del Ris. illustrando in aula, proiettato su maxischermo, il video della ricostruzione tridimensionale dei vari scenari possibili sul luogo della tragedia, confrontandoli con le lesioni riportate dalla 26enne: la lesione cranico occipitale da impatto molto violento con una superficie piana (frattura del cranio all’altezza della nuca), la lesione alla zona lombo-sacrale, da sinistra verso il centro schiena (compatibile col gradino del rialzo del camino); le lesioni all’emigabbia toracica posteriormente a sinistra, da precipitazione dall’alto. 

“Abbiamo escluso che possano essere rotolati insieme, Landolfi sotto e Sestina sopra, e escludo anche il viceversa, lei sotto e lui sopra. Da escludere perché innaturale anche che sia caduta da sola dal parapetto, sotto il quale avrebbe peraltro trovato una cassapanca, non una superficie piana come quella su cui ha sbattuto la nuca. Secondo le evidenze scientifiche della ricostruzione col laser scanner – ha spiegato il tenente colonnello Fratini, che è laureato in fisica – non è stata una caduta a piombo. E’ invece compatibile con le lesioni e con i vincoli architettonici del luogo, che Sestina abbia ricevuto una spinta a un braccio, sul destro ha dei lividi da afferramento violento, e sia volata di sotto mentre si trovava sui primi gradini della scalinata, sbattendo la nuca sul camino e la regione lombo-sacrale sul suo gradino”. 


Sotto le unghie della vittima il Dna dell’imputato

Prelevato e sottoposto al test del Dna anche il materiale sotto le unghie di Sestina. “Su quattro dita della mano sinistra – ha detto uno dei consulenti – abbiamo trovato un profilo genetico misto, quello della vittima e quello dell’indagato”. 

Nel corso dei vari sopralluoghi, sono stati prelevati anche campioni di intonaco lungo le mura della scalinata, di colore rosso, nero e blu, nonché analizzati vari capi di abbigliamento della vittima: scarponcini, jeans, una maglia grigia, una borsa rossa. Il blu sull’intonaco compatibile con i jeans, il nero con delle scarpe e il roso invece non coerente con i materiali della borsa.


Si procede a ritmi serrati per fare presto

Il processo riprenderà già lunedì 29 giugno. Poi si torna in aula il 2 luglio, il 17 settembre, il 2 ottobre e il 19 ottobre. Decine i testimoni delle parti che devono ancora essere ascoltati. Il 29 giugno saranno sentite anche due ex dell’imputato, sempre per il pm Franco Pacifici. Ancora da fissare, invece, l’interrogatorio di nonna Mirella.

Silvana Cortignani

 

 

 

 

 


Condividi la notizia: