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Viterbo – Le mani in pasta e il sorriso sulla faccia…
Per vederlo spuntare sui ragazzi speciali dell’istituto Francesco Orioli di Viterbo, diretto dalla preside Simonetta Pachella che ha fortemente sostenuto il progetto, bastava poco… indossare un grembiule, un cappello da cuoco e mettersi davanti ai fornelli a sfornare biscotti, pizza e panini. Ogni settimana una ricetta diversa e ogni settimana tanto entusiasmo. Finita una, infatti, c’erano già la voglia e la curiosità di capire gli ingredienti di quella successiva.
Quest’anno il giorno scelto per il progetto Cucina, coordinato dalla professoressa Letizia Muzio, era il martedì. Quello per loro era il giorno di andare da “Giuliano” (Clementi, il proprietario della pizzeria La Cava che ha avviato da tanti anni questa collaborazione con la scuola, ndr) per mettersi davanti ai fornelli e fare le ricette per poi mangiarsele.
Al ristorante, di solito, si arrivava a piedi coi ragazzi accompagnati dai docenti ed è qui che avveniva quella magia per cui loro si sentivano dei veri chef. E non solo, perché per loro voleva dire far parte di una squadra: si guardavano, aiutandosi, riprendendosi ma sempre sostenendosi.
Non sono mai mancati i giochi, gli scherzi e la voglia di fare. Sotto la supervisione dei professori, hanno preso confidenza con gli strumenti della cucina, migliorando manualità e autonomia, ma soprattutto assumendosi responsabilità per la determinazione di voler portare a termine un compito.
Il progetto è importante dal punto di vista dello sviluppo delle autonomie, della motricità fine e degli aspetti più prettamente cognitivi. Nasce anche come una prospettiva di lavoro per alcuni dei ragazzi che partecipano e che mostrano un funzionamento elevato.
Quindi non solo un’occasione didattica, ma un vero progetto di vita in prospettiva di un’occupazione.
Quello della cucina, è solo uno dei progetti portati avanti dall’istituto Orioli che ha fatto dell’inclusione un cardine dell’attività didattica.
Col Coronavirus e la chiusura delle scuole, però, i progetti si sono temporaneamente bloccati. E la mancanza di certi momenti si è fatta sentire.
“Nel progetto cucina – scrive uno dei ragazzi a cui è stato chiesto di parlarne – si facevano i biscotti all’anice, la pizza e gli gnocchi di patate. Si andava a piedi fino al ristorante di Giuliano. Con me c’erano i prof e i compagni.
Gli gnocchi sono la ricetta che mi è piaciuta di più e coi compagni mi trovavo bene, perché ci parlavo mentre cucinavo e nelle loro facce vedevo che mi volevano bene.
Questa esperienza ci fa capire che è importante essere responsabili e soprattutto che la vita non è un gioco, ma una cosa seria perché preziosa. Il progetto cucina mi manca e la prima cosa che vorrei fare è riabbracciare tutti quanti”.
E un abbraccio virtuale è accaduto, appunto grazie alla dad e alle lezioni di cucina online in cui i ragazzi hanno potuto di nuovo mettere le mani in pasta e preparare nuove ricette.
Infatti, anche se la socializzazione, le relazioni e la condivisione, in presenza, sono aspetti fondamentali e insostituibili, e nonostante la chiusura delle scuole, su Meet grazie alla disponibilità della prof Muzio, il progetto è andato avanti e i ragazzi hanno potuto riprovare il gusto di certe belle sensazioni.
Pippi




