Montalto di Castro – Nuovo riconoscimento per il parco di Vulci.
Il Leone alato del VI secolo avanti Cristo, riportato alla luce a luglio nella necropoli dell’Osteria, è tra i cinque candidati a miglior scoperta archeologica mondiale del 2019.
A stabilirlo è la Borsa mediterranea del turismo, che dal 19 al 22 novembre assegnerà la sesta edizione del premio dedicato Khaled al-Asaad, l’archeologo del sito di Palmira che pagò con la vita la difesa del patrimonio culturale.
L’international archaeological discovery award è l’unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi e viene assegnato dal 2015 grazie alla collaborazione con alcune testate internazionali come Antike Welt (Germania), Archeologia (Francia), Archaologie der Schweiz (Svizzera), Current archaeology (Regno unito), Dossiers d’archeologie (Francia) e British archaeology (Regno unito).
Le cinque scoperte candidate alla vittoria finale sono la città perduta di Mahendraparvata, capitale dell’impero Khmer in Cambogia, i dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia in Iraq, la metropoli neolitica di Motza in Israele, risalente a 9mila anni fa, la sala della Sfinge nella Domus aurea di Roma e il Leone alato di Vulci a Montalto di Castro.
“Vulci è una delle più grandi città – stato dell’Etruria – spiegano dall’organizzazione della Borsa – e regala una nuova scultura durante l’ultima campagna di scavo alla necropoli dell’Osteria. Gli archeologi hanno rinvenuto una statua raffigurante un leone alato risalente al VI secolo avanti Cristo. Il leone per il popolo etrusco era considerato fiero, possente e apotropaico, ossia aveva la funzione di allontanare dalle tombe profanatori, gli dei avversi e il fato.
La scultura è una raffinata testimonianza di quella che fu una tradizione propria della produzione artistica vulcente del VI secolo avanti Criso. In questo periodo botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti. Ma già intorno al 520 avanti Cristo la produzione di queste statue venne a cessare, forse nel tentativo di porre un limite alle ostentazioni di lusso ormai ritenute inopportune.
I lavori di scavo diretti da Simona Carosi della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale si sono svolti nell’area della necropoli dell’Osteria, dove a fine 2011 fu trovata la Sfinge di Vulci”.
Samuele Sansonetti

