Viterbo – “Non ci fermeremo finché giustizia non sarà fatta”. Black lives matter. Anche a Viterbo. Oggi pomeriggio, in piazza della Repubblica, sotto al monumento dei facchini. Tra Corso, via Marconi e Banca d’Italia.
Una manifestazione come le tante organizzate in tutto il mondo dopo che George Floyd, afroamericano, è stato ucciso da un poliziotto a Minneapolis, Stati Uniti. Soffocato dal ginocchio del suo assassino, davanti alla telecamera di un cellulare che poi ha rimbalzato le immagini davanti agli occhi di tutto il pianeta. Provocando infine una rivolta senza precedenti su tutto il territorio statunitense. La prima di grandi dimensioni della fase successiva all’emergenza Covid.
“Non ci fermeremo finché giustizia non sarà fatta”, ha detto Omar Neffati, uno degli organizzatori, nello spazio con le spalle a via della Sapienza dedicato agli interventi.
“È giunto il momento di reagire e di smetterla di porre l’altra guancia – ha poi aggiunto Neffati -. Non ci fermeremo finché il razzismo non smetterà di esistere”. Perché molto probabilmente Floyd è morto anche per il colore della sua pelle. Come tanti altri uomini e donne. Chi affogato nel mediterraneo, chi distrutto dalla fatica nei campi.
“Si muore di razzismo anche in Italia – ha proseguito Neffati durante il suo intervento – Ogni giorno. Sì muore nei campi dove uomini e donne vengono sfruttati. Si muore di discriminazione quando i ragazzi stranieri non vengono riconosciuti come parte integrante di questo paese. Anche se sono italiani. Se non ora quando? Se non oggi, quando scendere in piazza?”.
E in piazza della Repubblica i ragazzi sono tanti, soprattutto studenti medi e universitari. Un centinaio almeno. Con loro la rete degli studenti medi, il consigliere comunale Massimo Erbetti, la rete antitratta della Tuscia, il comitato di lotta Viterbo e altre sigle. Una manifestazione sostenuta anche da 60 rappresentanti studenteschi d’istituto che in questi giorni hanno firmato un appello ad hoc.
“In Italia – è intervenuta anche la presidente della consulta provinciale studentesca Bianca Piergentili – nel 2016 ci sono stati 7 casi di discriminazione su base etnico-razziale. Quante altri morti dovranno esserci perché tutto ciò finisca?”.
Infine un volantino del comitato di lotta di Viterbo distribuito in manifestazione. “Il capitalismo e il suo modello di sviluppo – spiega il documento – basato sul profitto dei pochi sui molti, creano una società brutale, nella quale la violenza poliziesca, per la difesa dei privilegi della classe dominante, è solo una faccia. Le altre si chiamano povertà, sfruttamento, repressione e malattia”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Il Black lives matter a piazza della Repubblica




