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“Non lo volevo uccidere, mi sono difeso”, si difende il 21enne arrestato per l’omicidio

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La vittima Eugene Moses

La vittima Eugene Moses

Orte - Il centro d'accoglienza - La stanza dell'omicidio

Orte – Il centro d’accoglienza – La stanza dell’omicidio

Omicidio di Orte - L'arrestato Imade Robinson

Omicidio di Orte – L’arrestato Imade Robinson

Viterbo - Giuliano Migliorati

L’avvocato Giuliano Migliorati

Orte - Il centro d'accoglienza - Il corridoio interno

Orte – Il centro d’accoglienza – Il corridoio interno

Orte – (sil.co.) – “Non lo volevo uccidere, mi sono difeso”. Tant’è che anche l’omicida è rimasto ferito. Lievemente. Ferite da difesa. All’avambraccio sinistro e al braccio destro. Il terzo coltello, invece, trovato rotto sotto il cadavere, lo avrebbe portato la vittima. Appeso alla cintola.

E’ stato un interrogatorio fiume quello di Imade Robinson, il nigeriano 21enne arrestato la notte tra il 14 e 15 giugno per l’omicidio del connazionale Eugene Moses, 35 anni, morto dissanguato in una delle camere del centro d’accoglienza Carpe Diem di Orte dopo essere stato colpito da una coltellata sferratagli durante una lite per una sedia rotta. Una sola coltellata con un coltello da cucina


Il giudice si è riservato

Il gip Rita Cialoni al termine si è riservata sulla convalida e sulla misura. La decisione è attesa nelle prossime ore.

Robinson, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, ha risposto per circa due ore e mezza ieri pomeriggio alle domande del gudice per le indagini preliminari, che per la convalida lo ha sentito in videoconferenza dal carcere di Mammagialla, come previsto dal protocollo anti-Covid in vigore dall’inizio dell’emergenza.

Identica la ricostruzione rispetto a quella fornita al pm la notte stessa del fermo. Sarebbe stata la vittima ad aggredire per prima l’omicida, che lo aveva ripreso per avergli rotto la sedia che gli aveva dato in prestito la sera prima, sabato 13 giugno, per la sua festa di compleanno, alla quale peraltro il 21enne non avrebbe preso parte, sembra a causa dei dissapori sorti tra i due, pare a causa dell’inasprimento del già cattivo carattere di Moses, aggravato dall’inclinazione all’alcol.


“Non lo volevo uccidere, mi sono difeso”

“Moses mi ha aggredito, è stato il primo a tirare fuori il coltello, mi ha ferito, io l’ho spinto, lui è caduto e ha perso il coltello, poi è tornato alla carica senza”, avrebbe detto e ridetto al gip tra le lacrime il 21enne che, nonostante la giovane età, è già padre di una bimba di due anni.

“Quando è tornato alla carica, ho respinto Moses con entrambe le braccia, in quel momento devo aver affondato il coltello, pensavo di averlo preso alla spalla”, ha proseguito.

Robinson in Italia sarebbe giunto quando era ancora minorenne. Al Carpe Diem è benvoluto per la sua indole. Buono, socievole e affettuoso, avrebbe sempre partecipato alle attività del centro e non avrebbe mai creato problemi, a differenza della vittima. Il 35enne sarebbe anche stato denunciato, denuncia poi ritirata, per avere picchiato una donna. Dai modi bruschi e solitario, sarebbe venuto quotidianamente a Viterbo coi mezzi pubblici, dopo avere raggiunto la fermata del bus in bicicletta.


Sulla scena della tragedia tre coltelli

Tre coltelli, uno dei quali rotto: il manico sotto il cadavere di Moses e la lama a qualche metro di distanza. Un particolare che ha dato subito da pensare alla difesa. “Come si è rotto? Quando il corpo è stramazzato a terra dopo avere ricevuto il colpo fatale? E chi lo brandiva, se veniva brandito? Lo stesso Moses, quando ha fatto irruzione in camera? Era già armato di due coltelli? Oppure ne aveva uno in mano e l’altro in tasca?”.

Giallo risolto. Moses aveva con sè due coltelli: uno a serramanico seghettato l’ha usato per colpire il suo futuro assassino, l’altro era appeso alla cintola e si è spezzato quando si è schiantato già agonizzante a terra.


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