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“Nonna ha aspettato le analisi a domicilio ma nessuno è venuto e nessuno ci ha risposto”

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Nonna Licia su Instagram chiede diritti per gli anziani

Nonna Licia su Instagram chiede diritti per gli anziani

Emanuele Elo Usai

Emanuele Elo Usai

Nonna Licia su Instagram chiede diritti per gli anziani

Nonna Licia su Instagram chiede diritti per gli anziani

Nonna Licia con Emanuele

Nonna Licia con Emanuele

Viterbo – “Nonna ha atteso le analisi a domicilio ma nessuno è venuto e nessuno ci ha risposto”. Emanuele Elo Usai ha passato la mattina al telefono. Invano. Vicino a lui nonna Licia, la famosa influencer di 90 anni che ieri doveva fare il prelievo in casa. Digiuna e senza le sue medicine ha aspettato fino alle 10,30 per scoprire che nessuno si sarebbe presentato.

I due hanno documentato tutto su Instagram, riscuotendo tanta solidarietà non solo tra i followers. Hanno messo in luce i limiti di un servizio e promesso battaglia per gli anziani e per chi è solo. Affinché quello che è un loro diritto venga garantito.

“Alla Asl – racconta Emanuele Elo Usai – esiste una cosa meravigliosa che si chiama Cad, assistenza riabilitativa domiciliare, per anziani disabili e in generale per tutte le persone non autosufficienti. Tra i servizi che offre, ci sono anche le analisi del sangue a casa.

I prelievi vengono fatti tra le 7,30 e le 10,30, ma senza specificare l’orario. “Superato quell’intervallo di tempo, non vengono più e se chiami per avere informazioni, nessuno risponde. E’ un disservizio del quale loro se ne sbattono.

La cosa paradossale è che per prenotare l’esame a domicilio bisogna prima farsi fare l’impegnativa dal medico, che da dopo il Covid manda la ricetta elettronica, e poi andare di persona al Cup perché non c’è verso di agire in maniera digitale o per telefono. Inoltre, proprio al Cup, mi hanno chiesto come potessero capire quali esami ci fossero da fare visto che con la ricetta elettronica l’infermiera non può vederli. Ma insomma se non lo fanno loro che è il loro lavoro…

Era quindi iniziata “stortignaccola” la situazione. Comunque, ci danno appuntamento per il 23 giugno, segnandolo a noi a matita su un foglio, mentre loro lo scrivono in agenda. Burundi, direi”.

Ieri, ci sarebbe stato il prelievo. “Sarebbe”, appunto. “Abbiamo aspettato, ma non è arrivato nessuno. Può anche capitare che ci sia una dimenticanza ed è per questo che ho iniziato a chiamare l’assistenza domiciliare Asl, ma il telefono era proprio staccato. Alla fine un’operatrice, capendo il problema e che nonna fa delle terapie farmacologiche importanti, ha chiamato la cittadella della salute per chiedere a un vigilantes di andare a bussare e capire come mai il telefono fosse staccato. La dottoressa, da quello che mi dicono scocciata, ha risposto che si poteva chiamare dalle 11. Si è urtata perché abbiamo chiesto informazioni”.

Un disservizio che ha mandato su tutte le furie nonna Licia. “E’ ora di piantarla di trattare così i vecchi”, ha detto su Instagram.

Nel pomeriggio, il nipote ha chiamato l’Ufficio relazioni con il pubblico. “Sono stati molto carini e disponibili, lasciandomi un messaggio in segreteria per dirmi che loro l’appuntamento lo avevano segnato per il 24, ma io ho il foglio in cui c’è scritta la data del 23. Con la loro calligrafia. 

Ripeto, sono cose che possono succedere, ma a maggior ragione si deve rispondere, non si può lasciare un anziano in attesa e poi negarsi al telefono”.

C’è dell’altro però: “Una volta che vengono fatte le analisi, non c’è modo di averle online e quindi bisogna recarsi sul posto. Davvero scomodo per chi non ha la possibilità di andare”. 

Emanuele insieme alla nonna vogliono dare voce a tutti: “Da quello che ci è successo, infatti, è emerso che non si tratta di un solo caso, ma ho ricevuto messaggi di altri a cui è capitato magari con la mamma o con il marito.

Ed è questo il dramma, considerare un disservizio la normalità. Nessuno fa niente neanche per contattare l’Urp e farglielo sapere”.

La rabbia di nonna Licia, infatti, non era tanto per quello che si è trovata a vivere, ma per il pensiero che altri potessero trovarsi nelle sue stesse condizioni.

“Non ti danno foglietti con numeri da chiamare e, nel caso quindi non si dovessero presentare per il prelievo, è tutto lasciato all’intraprendenza del singolo – continua Emanuele -. Ho anche proposto a mia nonna di andare a fare le analisi privatamente, ma lei non ha voluto sentire ragioni. Mi ha risposto che è un suo diritto.

Si tratta però di un servizio che non funziona e il segno maggiore di indifferenza che ti danno è il telefono staccato.

Sono sicuro che la dottoressa che ha attaccato al telefono non si stava grattando e che magari si stesse facendo il mazzo perché era da sola. Ma ciò non è tollerabile, non è accettabile a livello sociale.

Non poter avere un numero da chiamare o un supporto, è una condizione davvero brutta e purtroppo questa è la normalità.

Il mio primo obiettivo dunque è far capire a chi si lamenta rassegnandosi che ci sta l’Urp, un ufficio che funziona molto bene, al quale segnalare tutti i disservizi, perché se lo fa solo un dieci per cento o addirittura nessuno, è normale che la mole del problema non venga minimamente percepita.

Con questa denuncia, vorremmo portare l’attenzione sul problema, perché gli anziani non hanno voce e tendono davvero a essere dimenticati. 

La vecchiaia viene considerata una malattia e l’anziano non ha diritto a una vita sociale o a divertirsi. Basterebbe invece poco.

Con ciò non voglio dire che la Asl è una merda, perché ci sono delle cose che funzionano e anche bene, così come i professionisti che ci stanno che però purtroppo sono costretti a lavorare in condizioni inumane che generano certi tipi di disservizio”.

Altro obiettivo sarà quello di “mandare una pec per parlare con qualcuno della direzione sanitaria e chiedere una semplificazione delle procedure per gli anziani.

Ieri, ero relativamente tranquillo, perché nonna non era in pericolo e il suo stato era solo l’effetto per non aver preso le medicine che le fanno pompare più il cuore. Non possiamo, però, stare appesi senza sapere dove appigliarci. In molti ci hanno scritto per ringraziarci, anche infermieri perché abbiamo sollevato questa cosa, che fa dispiacere loro in primis. Abbiamo comunque fatto sempre tutto con il massimo rispetto. Non ce l’abbiamo con nessuno e tanto meno con l’istituzione in generale. Chiediamo solamente che le cose funzionino”.

Tutti e due, sempre su Instagram, hanno promesso di andare fino in fondo, per tutti gli anziani: “Ci batteremo per chi è solo, per chi ha i figli in un altra città o chi comunque non può essere seguito tutto il giorno. E’ un servizio che non funziona e non è giusto perché è un loro diritto averlo garantito. Chi la dura la vince”, ha detto nonna Licia.

Una vera combattente. Emanuele ha dichiarato di amarla follemente quando fa la “suffragetta a 90 anni”. E per lei e gli altri anziani è pronto a intraprendere questa battaglia.

Paola Pierdomenico


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