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Otto anni per associazione di stampo mafioso agli imprenditori Luigi Forieri e Gabriele Laezza

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Mafia a Viterbo - Dall'alto: Luigi Forieri, Gabriele Laezza, Manuel Pecci, Martina Guadagno ed Emanuele Erasmi

I cinque viterbesi coinvolti – Dall’alto: Luigi Forieri, Gabriele Laezza, Manuel Pecci, Martina Guadagno ed Emanuele Erasmi

Maxi rogo al Poggino - Le auto incendiate

Il maxi rogo da Della Rocca al Poggino 

Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato

Viterbo - Esplosioni a Santa Barbara - Il camion della Graziani Traslochi incendiato

Il camion della Grazini Traslochi incendiato a Santa Barbara

Ismail Rebeshi

Ismail Rebeshi

Viterbo - L'auto di Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

L’auto di Claudio Ubertini distrutta dalle fiamme

Viterbo – Da 135 anni a quasi 80 anni di carcere. Sono state ridotte complessivamente di 55 anni le pene chieste dai pubblici ministeri Fabrizio Tucci e Giovanni Musarò per i dieci imputati di “mafia viterbese” processati col rito abbreviato a Roma davanti al gup Emanuela Attura. 

Poco prima dell’una di ieri, dopo circa due ore e mezzo di camera di consiglio, è arrivata la sentenza di primo grado (90 giorni per le motivazioni e poter quindi ricorrere in appello). Diverse contestazioni sono venute meno, per alcuni capi d’imputazione gli imputati sono stai assolti. Ma è stata confermata per tutti tranne che per la commessa Martina Guadagno l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso.

Il 24 giugno a Viterbo riprenderà invece il processo ai tre dei 13 arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 che hanno scelto l’ordinario: Manuel Pecci, Emanuele Erasmi e Ionel Pavel. 


Le condanne e le richieste dell’accusa

Giuseppe Trovato, 13 anni e e 4 mesi (14mila euro di multa). L’accusa aveva chiesto 20 anni (20mila euro di multa). 
Ismail Rebeshi, 12 anni (12mila euro di multa). L’accusa aveva chiesto 20 anni (20mila euro di multa).
Spartak Patozi, 8 anni e 8 mesi (8mila euro di multa). L’accusa aveva chiesto 16 anni (20mila euro di multa).
Luigi Forieri, 8 anni e 4 mesi. L’accusa aveva chiesto 12 anni e 4 mesi.
 – Gabriele Laezza, 8 anni (6mila euro di multa). L’accusa aveva chiesto 14 anni (16mila euro di multa).
Shkelzen Patozi, 8 anni (4mila euro di multa), L’accusa aveva chiesto 14 anni (10mila euro di multa).
Gazmir Gurguri, 7 anni e 4 mesi. L’accusa aveva chiesto 10 anni e 8 mesi. 
Sokol Dervishi, 6 anni. L’accusa aveva chiesto 8 anni. 
Fouzia Oufir, 5 anni e 4 mesi (6mila euro di multa). L’accusa aveva chiesto 10 anni e 8 mesi (10mila euro di multa). 
Martina Guadagno, 2 anni e 4 mesi. L’accusa aveva chiesto 9 anni e 4 mesi.


Forieri e Laezza, primi viterbesi condannati per mafia

Spiccano le prime condanne per associazione di stampo mafioso, per reati commessi da un’organizzazione nata e cresciuta sul territorio, di due imprenditori viterbesi: Luigi Forieri, condannato a 8 anni e 4 mesi, originario di Caprarola, all’epoca titolare del bar di via Genova, considerato il “ritrovo” dei sodali; e Gabriele Laezza, condannato a 8 anni, titolare di fatto della ditta di trasporti di famiglia.

Cinque i viterbesi arrestati nell’operazione Erostrato. Davanti al gup di Roma c’era anche Martina Guadagno, l’unica per cui è stato escluso il vincolo mafioso. Devono invece rispondere dell’aggravante del metodo mafioso Pecci e Erasmi, gli unici a non essere finiti dietro le sbarre, a processo a Viterbo. 


Alla commessa il minimo al datore di lavoro il massimo

A Martina Guadagno, la 32enne viterbese impiegata in uno dei tre compro oro del boss Giuseppe Trovato, la condanna più lieve, a 2 anni e 4 mesi di reclusione, un anno e cinque mesi dei quali già scontati nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, con l’esclusione per l’appunto del vincolo mafioso.

Alla commessa il minimo, al datore di lavoro il massimo. Le pene, con lo sconto di un terzo previsto dal rito, vanno dal minimo di 2 anni e 4 mesi della Guadagno al massimo dei 13 anni e 4 mesi inflitti a Trovato e dei 12 anni all’altro boss, Ismail Rebeshi.


“Esclusa la recidiva, Rebeshi non è il criminale che è stato dipinto”

A Ismail Rebeshi è stata esclusa l’aggravante della recidiva. “Non è il criminale incallito che si è voluto dipingere. Dodici anni con 28 capi di imputazione più il 416 bis, più tutte le aggravanti, dopo essere partiti da 30 anni, sono già un grande risultato. Ma aspettiamo gli altri gradi di giudizio, che secondo me porteranno a una riforma della sentenza per quanto riguarda l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso”, il commento del difensore Roberto Afeltra, che ne ha chiesto la scarcerazione ed è pronto a fare appello. 


“Condanna mite per Trovato a fronte di numeri pazzeschi”

“Una condanna mite, il minimo sindacale, se si considera la valanga di accuse a suo carico, relative a una cinquantina di estorsioni e danneggiamenti, stiamo parlando di numeri pazzeschi”, le prime parole del difensore Giuseppe Di Renzo. “Per quanto riguarda l’associazione, credo che la sentenza in appello potrebbe avere riforma. Rispetto la sentenza, ma la ritengo erronea sotto questo profilo. Continuo inoltre a ritenere che il compendio di intercettazioni, sostanzialmente la prova cardine della ricostruzione accusatoria, sia affetto da una radicale inutilizzabilità per ragioni processuali, questioni che continueremo a coltivare”, spiega il legale, che ricorrerà in appello.


Sconto-collaborazione per il pentito Sokol Dervishi

Sconto-collaborazione al pentito Sokol Dervishi, condannato a sei anni, nonostante sia finito sotto processo in quanto braccio destro dei boss Trovato e Rebeshi, considerato l’uomo di punta del sodalizio criminale italo-albanese attivo a Viterbo tra il 2017 e il 2018.  Il riconoscimento della collaborazione, quando la pena sarà esecutiva, dovrebbe quindi aprirgli le porte a misure alternative. 


Provvisionale di 30mila euro al comune

Le provvisionali, riconosciute a tutte le parti civili, vanno da un minimo di 5mila a un massimo di 30mila euro. 

Provvisionale di 30mila euro al comune, che si era costituito parte civile; 20mila euro alla titolare di compro oro Fabiola Bacianini; 15mila euro per il camion incendiato all’imprenditore del settore traslochi Roberto Grazini; 10mila euro all’avvocato Roberto Alabiso e 5mila alla moglie, cui è stata bruciata la macchina nel giardino di casa; 10mila euro all’assessore Claudio Ubertini e 8mila euro ciascuno ai due figli, cui sono state bruciate due auto, danneggiata una terza e inviato un proiettile; 10mila euro per l’auto bruciata al carabiniere Massimiliano Pizzi, per ritorsione all’arresto per droga del fratello di Rebeshi; 5mila euro all’imprenditore Rinaldo Della Rocca e 30mila euro a Pierpaolo Guarriello, per l’incendio delle auto e del capannone fuori della concessionaria al Poggino. 

“Il comune si è costituito parte civile nei confronti di tutti, quello che ci interessava era dare un segnale e così è stato. Come è stato un momento peculiare, una pagina particolare per la cittadinanza l’intera vicenda”, ha sottolineato l’avvocato Marco Russo subito dopo la sentenza. “Siamo soddisfatti perché è stato riconosciuto il disegno criminoso e le provvisionali danno atto del terrore, dello stato di paura vissuti dalle vittime”, il commento a caldo dell’avvocato Alabiso, una delle 19 parti civili su 47 parti offese individuate dalla Dda di Roma. 


“La discoteca Theatrò non ha chiuso per colpa mia”

L’ultimo a parlare, prima della sentenza, è stato il boss Ismail Rebeshi che per circa mezzora si è difeso rilasciando spontanee dichiarazioni, concentrandosi in particolare sui retroscena della vicenda Theatrò e sui suoi rapporti con uno dei due romeni che nel 2017 avevano preso in gestione la discoteca sulla Cassia Nord organizzando serate danzanti per i propri connazionali.  Sarebbe stato tradito da colui che credeva essere un amico: “Ci siamo insultati a vicenda, non ha chiuso per colpa mia”.

“Eravamo amici, ha lavorato per me due anni, portava le macchine, era un tuttofare. Da un anno il Theatrò era fallito ed ero interessato a prendere la discoteca in gestione. Il romeno mi ha procurato un appuntamento con il presidente del Silb. Per me era un’occasione di lavoro. Mi chiedono 8mila euro di affitto, io offro mille. Mi propongono di iniziare a fare le serate, ma non accetto. Io avevo due licenze provvisorie ed ero in attesa della licenza, una doveva diventare definitiva. Mi dicono che ero in lista per la licenza, ma che siccome c’era Caffeina se ne sarebbe parlato dopo”, ha spiegato..

“A un certo punto il romeno mi chiama, invitandomi al Theatrò che aveva preso lui in gestione. A quel punto ci insultiamo e minacciamo a vicenda. ‘Ma come? – gli ho detto – siamo andati insieme… sapevi che ero interessato ed ero un uomo di mia fiducia’. Ma non ho fatto tutti gli atti intimidatori che mi attribuiscono. Ha continuato a lavorare anche dopo e non ha chiuso per colpa mia. Ha fatto altre quattro serate”, ha concluso. 

Silvana Cortignani

 –  Mafia viterbese, 13 anni e 4 mesi a Giuseppe Trovato e 12 anni a Ismail Rebeshi di Silvana Cortignani


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