Viterbo – Pang ha fotografato il cadavere di Norveo dopo averlo ucciso.
L’inedito e raccapricciante particolare è emerso durante l’udienza di ieri del processo all’assassino reo confesso Michael Aaron Pang, il 23enne statunitense a processo per omicidio e rapina aggravati che il 3 maggio dell’anno scorso ha massacrato a colpi di sgabello nel suo negozio di via San Luca il commerciante viterbese 74enne Norveo Fedeli.
“Pang ha fotografato il cadavere di Norveo dopo averlo ucciso, mentre era disteso a terra morto in un lago di sangue, un elemento che si commenta da solo”, dice l’avvocato Barili, che assiste la famiglia, dopo l’udienza che, per via del Coronavirus, si è svolta ancora una volta a porte chiuse.
A rivelarlo davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei è stato il perito informatico Roberto Cirianni cui il tribunale ha conferito, su richiesta dei difensori Remigio Sicilia e Giampieri Crescenzi, l’incarico di verificare se siano rimaste sui telefonini di Pang e Fedeli tracce delle loro conversazioni tradotte nelle rispettive lingue tramite il telefono cellulare che avrebbero usato per parlare. Nessuna traccia di interesse ai fini del giudizio sarebbe emersa sul fronte delle conversazioni, di cui sarebbe rimasta solo qualche traccia scritta ma niente di vocale.
Il tecnico ha però individuato una fotografia della vittima distesa a terra, in un lago di sangue, quando era già priva di vita, scattata dall’imputato dopo avere commesso il delitto. Una prova della ferocia e della freddezza con cui il 23enne si sarebbe avventato su Fedeli, per l’avvocato di parte civile Fausto Barili, che assiste i familiari di Norveo.
“C’è un motivo per cui il nostro assistito ha fatto quella foto”, spiega il difensore Sicilia, riservandosi di rivelare più avanti le ragioni per cui Pang, prima di darsi alla fuga (coprendo con una busta di plastica la scarpa sporca del sangue del commerciante, che come si ricorderà avrebbe anche calpestato più volte, lasciandogli un’impronta della suola della sua scarpa sulla testa) abbia deciso di fotografare il cadavere sulla scena del delitto.
Nulla di nuovo per quanto riguarda la dinamica sarebbe invece emerso dal confronto tra l’esame del Dna della vittima e dell’imputato e l’analisi delle tracce di sangue effettuato dalla polizia scientifica. “E’ però emersa, dall’esame delle impronte digitali, l’appartenenza a Pang di alcune impronte sulle sgabello, che stavano dove dicevamo noi che dovevano essere e la presenza di Dna in tracce ematiche che ha una corrispondenza con le prime dichiarazioni del Pang, che non sono in contraddizione con le conclusioni degli esperti. L’evidenza scientifica conforta la ricostruzione della del crimine al momento dell’arresto, il 7 maggio, quando c’è stata l0udienza di convalida”.
Lo sgabello, che si è rotto durante l’aggressione, sarebbe stato afferrato da terra da Pang. Leggero, del valore sul mercato di 4-5 euro, potrebbe essere mostrato in aula nel corso del processo.
La novità è invece che non ci sarebbero tracce di sangue su nessuno dei due coltellini rinvenuti all’interno del negozio, uno dei quali, secondo la difesa, avrebbe potuto essere stato usato da Fedeli per colpire Pang, sui cui polpastrelli c’erano delle lesioni, delle abrasioni, al momento del fermo, il giorno successivo all’omicidio, quando è stato rintracciato e catturato dai carabinieri a Capodimonte dove il giovane americano alloggiava in un bed and breakfast,
“Si tratta di un risultato assolutamente rilevante. Non c’erano tracce ematiche, non c’è stato nessun accoltellamento, così come non c’è stata alcuna aggressione da parte di Fedeli, nessuna colluttazione tra la vittima e il suo omicida”, sottolinea Barili, secondo cui i due consulenti hanno confermato l’impianto accusatorio della pm Eliana Dolce.
Pang potrà difendersi il 13 luglio davanti alla giuria popolare, quando è previsto l’esame dell’imputato,che potrebbe anche decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere o di rilasciare spontanee dichiarazioni senza sottoporsi a interrogatorio.
Nel frattempo il 30 giugno sarà sentito il dottor Giancarlo Carbone, che ha eseguito per il tribunale la perizia medico-legale sulla natura delle lesioni riscontrate sulle mani di Pang, in contraddittorio con i consulenti delle parti, il dottor Alessandro Pinnavaia per la famiglia e il dottor Antonio Maria Lanzetti per l’imputato.
Dovrebbe slittare a dopo la pausa estiva la testimonianza della madre del 23enne, attesa dagli Stati Uniti, quando inizierà l’acquisizione delle prove a discarico.
Silvana Cortignani




