Hong Kong – Decine di arresti, spray urticanti sulla folla e guerriglia urbana. A Hong Kong gli scontri tra manifestanti e polizia non si fermano nemmeno nel giorno del trentunesimo anniversario della strage di Tienanmen, quando l’esercito cinese nel 1989 stroncò nel sangue a Pechino le manifestazioni pro-democrazia. Quest’anno per la prima volta la commemorazione è stata ufficialmente vietata per via dell’emergenza Covid-19, ma in molti ritengono la decisione un pretesto per reprimere le proteste.
I divieti di assembramento e i blocchi della polizia non sono comunque bastati. Centinaia di attivisti hanno forzato il blocco raggiungendo il Victoria Park per la tradizionale veglia di commemorazione, mentre migliaia di candele hanno sfilato per le vie della città. Una diretta streaming dal parco ha contribuito a diffondere nel mondo le immagini del sit-in.
La risposta della polizia non si è fatta attendere. I circa 3mila agenti schierati in città, alcuni dei quali in borghese, hanno deciso di imporre con la forza il divieto di manifestazione. Un altro gruppo di agenti ha circondato per motivi di sicurezza la sede dell’ufficio di collegamento del governo cinese, verso cui era diretto un gruppo di manifestanti. Nel quartiere di Sheung Wan gli artificieri hanno invece fatto brillare un pacco sospetto con la scritta “Attenzione”.
I nuovi scontri arrivano in un giorno particolare per Hong Kong, non solo per l’anniversario della strage di Tienanmen. Nella mattinata il parlamento dell’ex colonia britannica ha dato il via libera alla controversa legge che criminalizza ogni forma di insulto e disprezzo nei confronti dell’inno nazionale cinese, con pene fino a tre anni di carcere. Il provvedimento ha ottenuto 41 voti favorevoli e uno contrario, con l’opposizione che non ha votato. Momenti di tensione si sono registrati già al termine della seduta, con la polizia costretta a intervenire dopo il lancio di liquido maleodorante da parte di due deputati democratici. “Uno stato assassino puzza per sempre – hanno dichiarato i deputati -. Quello che abbiamo fatto oggi serve per ricordare al mondo che non perdoneremo mai al Partito comunista cinese l’uccisione della sua gente, trentuno anni fa”.

