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“Volontà e competenze criminali”, confermato obbligo di dimora a manager coinvolto in truffa milionaria

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – (sil.co.) – Truffa milionaria, confermato dalla cassazione l’obbligo di dimora a Fabrica di Roma per il manager Alberto Terzilli, uno dei viterbesi condannati per il crac di Hi Real Spa.

Si è concluso a fine gennaio con una serie di condanne da un minimo di due a un massimo di 12 anni di reclusione il processo di primo grado ai cinque viterbesi coinvolti nel crac della società immobiliare quotata in borsa, accusati a vario titolo di associazione a delinquere transnazionale. Oltre a Terzilli, il noto faccendiere viterbese Franco Maria Mattioli, Gianluca Palombo, Augusto Testa e Luca Fazi. Alcuni finiti in carcere e altri ai domiciliari il 16 gennaio 2018, in seguito alle indagini del pubblico ministero Bruna Albertini della procura di Milano sul crac sospetto dellaHi Real Spa.

Dietro le sbarre finirono il presidente del consiglio d’amministrazione della Hi Real Spa e l’ex promotore finanziario, ovvero Alberto Terzilli e Franco Maria Mattioli, condannati in primo grado a cinque anni e otto mesi e a 12 anni di reclusione. 

Nel frattempo, mentre era in corso il processo di primo grado, Alberto Terzilli, 61 anni, residente a Fabrica di Roma, ha presentato più istanze al riesame per ottenere la revoca o un alleggerimento della misura, passando, nell’arco di poco più di un anno, dalla custodia cautelare in carcere del 16 gennaio 2018 al solo obbligo di dimora nel comune di residenza del 4 aprile 2019. Una ulteriore istanza, presentata la scorsa estate, è stata però rigettata dal riesame e adesso sono arrivate anche le motivazioni del definitivo no della cassazione al ricorso di Terzilli anche agli ermellini, discusso lo scorso 9 gennaio, pochi prima della condanna a cinque anni e otto mesi in primo grado del manager.

Tra le motivazioni: “La persistenza di un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato in conseguenza della presenza di competenze criminali e conoscenze, in ambito nazionale ed internazionale, che avevano agevolato la commissione dei delitti contestati e risultavano esistenti tuttora”.

Il tribunale ha inoltre valorizzato la presenza di modalità di commissione dei reati che “evidenziavano una persistente volontà criminale a fronte della quale non risultava alcuna rivisitazione critica della vicenda criminosa ovvero alcun accenno a un adeguato risarcimento del danno alle parti lese che permettessero di desumere elementi di novità o il venir meno della attualità delle esigenze medesime”.

Tra le condotte stigmatizzate: “In particolare – si legge nelle motivazioni – avere falsamente intestato a prestanome le quote della Smre srl e della Viterbo Invest srl e alcuni rapporti di conto corrente; avere, in concorso con altri soggetti, aggravato lo stato di dissesto della Hi Real Spa, quotata al mercato Aim di Borsa Italiana, tramite aumento fittizio del capitale sociale per 7 milioni e 620mila euro; avere distratto circa due milioni e 300mila euro dai fondi di detta società tramite operazioni finanziarie meglio descritte nel capo di imputazione; avere impiegato e sostituito somme provento di truffa e distrazioni fallimentari nella misura di circa 4 milioni e 250mila euro in attività finanziarie, speculative ed imprenditoriali; avere costituito e organizzato un’associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione di truffa, appropriazione indebite, bancarotta fraudolenta, intestazioni fittizie, riciclaggio ed auto riciclaggio, esercizio abusivo di attività finanziarie; il tutto avvalendosi anche di un gruppo criminale organizzato di carattere transnazionale con sede in Nicaragua”.


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