Soriano nel Cimino – Tre infortuni sul lavoro in nove mesi, l’ultimo mortale.
Vittime sempre operai agricoli legati agli imprenditori Presciutti e Mahmudov. Il 22 settembre 2018, a Castel Giorgio, è toccato a un operaio agricolo romeno 32enne, che si è rotto alcune costole a causa del ribaltamento del trattore. Nella primavera del 2019, a Piansano, un altro operaio romeno, di 38 anni, si è ferito gravemente a un piede tagliandosi con una motosega. Il 19 giugno 2019, a Soriano nel Cimino, ha perso la vita Botan Dumitru, 29 anni.
E’ drammatico il bilancio tracciato ieri davanti al giudice Silvia Mattei alla ripresa del processo per la morte di Botan Dumitru, anche lui come gli altri d’origine romena, residente con la moglie e due figlioletti a Vetralla. E’ morto sul colpo, l’anno scorso, sbalzato dal trattore che stava guidando. Il mezzo si è capovolto all’indietro dopo essere andato a sbattere su un ceppo, ruzzolando lungo un dirupo fino al fondovalle lungo un tratto scosceso di un centinaio di metri. Erano passate da poco le 11 del 19 giugno 2019. Come tutti i giorni, dalle 6 del mattino, il 29enne, con un gruppo di colleghi, stava raccogliendo legna in una località impervia di Soriano nel Cimino.
Imputati gli imprenditori Dante Presciutti e Zechir Mahmudov, di 46 e 43 anni, il primo di Vetralla, il secondo d’origine macedone residente a Ischia di Castro, difesi dagli avvocati Roberto Massatani e Samuele De Santis, che sono tornati a chiedere una perizia d’ufficio sui luoghi della tragedia, avvenuta in località Piangoli-Acquaspasa. Parti civili la moglie e i figli, difesi dagli avvocati Giordano Rocchetti e Luca Capuano del foro di Roma.
Presciutti e Mahmudov, entrambi datori di lavoro della vittima, sono stati arrestati per omicidio colposo lo scorso 13 novembre, cinque mesi dopo la disgrazia, e sono attualmente sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di dimora.
Dumitru, che fino a ottobre del 2018 era alle dipendenze di Presciutti, dopo il fallimento della sua azienda, è passato alla cooperativa Agripro, di cui Mahmudov è stato presidente fino a marzo 2019 e poi vicepresidente, quando è diventato legale rappresentante Cosmin Julian Kovaci.
Il prestanome, da operaio al nero a presidente della cooperativa Agripro
Kovaci – anche lui residente a Vetralla e amico da sempre della vittima, cui nell’immediatezza dedicò un commosso post su Facebook – è lo stesso operaio agricolo romeno 32enne rimasto ferito nell’incidente avvenuto a Castel Giorgio a settembre 2018. In aula ieri ha mostrato le foto delle lesioni e del trattore a pancia in su dopo essersi ribaltato tre volte.
A distanza di poche settimane è stato “promosso” vicepresidente di Agripro e poi presidente della cooperativa nella primavera successiva, dopo il ferimento del lavoratore con la motosega a Piansano. Quest’ultimo, in particolare, avrebbe riferito al pronto soccorso di lavorare per Dante Presciutti, dicendo poi di essersi sbagliato e di essere in realtà alle dipendenze della Agripro.
Interrogato dal pm Stefano D’Arma, Kovaci ha spiegato di non avere denunciato l’infortunio di Castel Giorgio perché lavorava al nero. “La sera stessa andai al pronto soccorso di Belcolle perché mi ero fatto male alle costole, ma dissi che era stato un incidente domestico”, ha detto, aggiungendo che Mahmudov e Presciutti per quanto ne sapeva lui all’epoca erano “insieme”, anche se Presciutti non si vedeva mai ed era Mahmudov a pagarlo.
Non aveva neanche la patente per guidare mezzi agricoli. “Avevo la patente per la macchina – ha risposto a una precisa domanda del giudice Mattei – ma quel trattore lo conoscevo bene. Lo guidavo già anche nei due anni precedenti, quando lavoravo per Presciutti, perché era sempre lo stesso. Non so se lo aveva venduto a Mahmudov”.
“A ottobre mi ha chiamato Presciutti per la cooperativa, dicendo ‘così stiamo tutti in regola, lavoriamo in regola’. Siamo andati da un notaio di Vetralla, che lui ha pagato: io sono diventato vicepresidente al 40%, Mahmudov presidente al 50% e una donna socia al 10%. Dopo cinque mesi, a marzo, siamo tornati dal notaio: io sono diventato presidente e Mahmudov vicepresidente di Agripro”.
Kovaci però non avrebbe mai lavorato per la cooperativa, né tantomeno preso o gestito soldi. “Per la cooperativa ho messo quattro firme: due dal notaio, una per l’Inail dopo l’infortunio di Piansano e l’ultima dopo la morte di Dumitru”, ha detto. A Soriano nel Cimino ci andò in macchina con Presciutti. “Dandomi la cattiva notizia, mi disse che era grave. Giunti sul posto, ci fermammo a distanza e c’erano già i carabinieri. Presciutti allora mi disse: ‘Tanto non possiamo fare niente, meglio che andiamo via’. Il giorno dopo andammo con Presciutti e Mahmudov dalla commercialista a firmare per l’incidente”.
“Dopo la morte di Dumitru, Presciutti si è impegnato a darmi un sostegno economico e accompagnarmi in tribunale e Mahmudov a pagare l’avvocato – ha detto Kovaci – io ero depresso, dispiaciuto per la morte di Dumitru, prendevo dei farmaci. Una sera io e Mahmudov abbiamo litigato per telefono. Lui mi disse ‘attento che io sono albanese’. Io gli risposi ‘se tu sei albanese, io sono romeno’. E attaccai”.
Incalzato sul punto dal difensore di Mahmudov, Samuele De Santis, ha negato di avere mai chiesto soldi, aggiungendo di avere registrato una sua conversazione con il macedone, poi consegnata ai carabinieri, per provare che non aveva mai ricevuto denaro dall’imputato.
La posizione di Kovaci, indagato a piede libero durante la fase preliminare dell’inchiesta, è stata archiviata, in quanto, per l’appunto, è risultato essere soltanto un prestanome. Ed è stata archiviata anche la posizione della moglie di Presciutti, Eleonora Ferri, indagata in quanto risultata proprietaria del trattore, che era precedentemente del marito, poi ceduto in comodato d’uso alla cooperativa che secondo le indagini sarebbe nata dalle ceneri della ditta fallita.
“Botan respirava appena appena e Mahmudov gli stava vicino”
Tra i testimoni anche due operai che erano presenti sul posto al momento della tragedia in cui ha perso la vita Dumitru, un 39enne e un 44enne, anche loro d’origine romena, i cui contatti di lavoro sarebbero stati tutti con Presciutti, considerando Mahmudov un collega di lavoro, anche se nei boschi impartiva ordini ed era lui a comandare gli operai. E’ stato lui il primo a soccorrere Dumitru: “Botan respirava appena appena e lui gli stava vicino con in mano una bottiglia d’acqua”, hanno detto.
Nel corso dell’udienza fiume è stato sentito anche un ingegnere di Vetralla, Mario Carnevale, esperto della sicurezza dei mezzi utilizzati nei cantieri agricoli e forestali. “Il taglio dei boschi dipende da tanti fattori, la soluzione la trova chi lo fa – ha detto – per raccogliere la legna sui terreni scoscesi, ad esempio, fino agli anni ’80 nella Tuscia si adoperavano i muli e a volte si usano ancora. Il trattore può essere un mezzo idoneo, ma bisogna vedere se è idoneo il terreno“.
Il processo riprenderà il prossimo 11 novembre con ulteriori testimoni dell’accusa.
Silvana Cortignani

