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Cane ucciso con la balestra anzi no, opposte le conclusioni dei periti balistici di procura e tribunale

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Nuvola, il cane ucciso con una balestra

Nuvola, il cane ucciso con una balestra

Nuvola, le foto scattate subito dopo l'uccisione e finite nel fascicolo della procura

Nuvola, le foto scattate subito dopo l’uccisione e finite nel fascicolo della procura

Il pubblico ministero Paola Conti

Il pubblico ministero Paola Conti

Martino Farneti

Il perito balistico dela procura, professor Martino Farneti

Fabrica di Roma – Cane ucciso con la balestra anzi no, opposte le conclusioni dei periti balistici di procura e tribunale. 

Succede quando è ormai a un passo dalla conclusione il processo in cui un militare 49enne è imputato per la morte di Nuvola, il pastore maremmano barbaramente straziato da una balestra e trovato morto sventrato vicino alla sua cuccia il 26 maggio 2013 in una villetta nelle campagne di Fabrica di Roma. Parti civili i proprietari, la coppia di animalisti composta da Franco Crestoni e Tatiana Riabova (nel frattempo deceduta), assieme a Carla Rocchi per l’Enpa e Rita Storri per l’associazione Incrociamo le zampe onlus (assistiti dagli avvocati Anna Paradiso, Giacomo Barelli e Dominga Martines). 

Il prossimo 10 settembre alle ore 14, davanti al giudice Giacomo Autizi, saranno messi a confronto i tre periti delle parti, entro l’autunno invece è prevista la sentenza. Ieri è stato sentito il perito nominato dal tribunale. Per lui non è stato un dardo a uccidere Nuvola, a differenza del perito della procura. Motivo per cui il giudice ha disposto un contraddittorio, cui prenderà parte anche del perito della difesa, mai sentito in aula. 

Il professor Martino Farneti, sentito il 23 aprile 2018 per la procura, disse di non avere dubbi: “Nuvola è stato ucciso con una balestra da caccia, con un dardo a quattro lame che hanno tagliato contemporaneamente la cute e stracciato le interiora dell’animale”.

C’era anche lui ieri, al fianco del pubblico ministero Paola Conti, quando ieri è stato sentito il perito nominato dal tribunale, Emilio Galeazzi di Terni, che è giunto invece a conclusioni opposte.

“Le lesioni non sono compatibili con il dardo di una balestra. Il cane è stato colpito con enorme violenza con un corpo appuntito di metallo, di circa 3 x 4 centimetri, ma privo di  lame. Forse è stato un attrezzo agricolo, tipo un piccone. Ma non un dardo, perché sulla ferita ci sarebbero stati i segni sia della cuspide che delle lame. E qui i tagli delle lame non ci sono. E in commercio non esistono dardi con punte di 3 per 4 centimetri”, sono le conclusioni di Galeazzi, che si è riportato più volte all’autopsia eseguita dai veterinari dell’istituto zooprofilattico.

Dubbi sulla competenza del consulente sono stati sollevati sia dalla pm Conti che dall’avvocato di parte civile Barelli. Galeazzi non ha fatto una planimetria della scena del crimine, non ha proposto una dinamica, non ha esaminato il foro nella cuccia di plastica all’interno della quale fu trovato il cadavere sventrato del cane, ha simulato su un comune cartoncino l’esito del lancio di un dardo da caccia e non su un animale come ha fatto Farneti utilizzando la carcassa di un maiale.

Galeazzi ha confrontato le lesioni con la balestra e 5 dardi sequestrati all’imputato e le due lame rinvenute circa un mese dopo l’uccisione di Nuvola dal proprietario sul suo terreno. “Mi sono fermato quando ho visto che non c’era corrispondenza tra le lesioni e gli oggetti”. 

“Non sono in grado di risalire all’oggetto che ha colpito Nuvola, ma posso escludere che siano stati usati dardi da caccia”, ha ribadito incalzato dalle parti. 

La punta del presunto dardo non è mai stata trovata e sempre Galeazzi ha escluso, in base alle lesioni, che possa essere stata estratta manualmente dall’animale. Ha però ammesso: “Una balestra può lanciare qualsiasi cosa, un colpo di balestra può trapassare da parte a parte qualunque animale, anche molto più grosso di un cane, ma non esistono in commercio dardi compatibili con le lesioni. Chiunque sia stato dovrebbe averne realizzato uno artigianale, col capo pieno, a forma quadrilatera, di 3 per 4 centimetri, ma non è stata una freccia con taglienti a uccidere il cane Nuvola”. 


La ricostruzione dell’accusa

Era una domenica il 26 maggio 2013. Il militare, sarebbe entrato nel giardino dei vicini, deteriorando la rete di recinzione del giardino per scavalcarla, mentre erano fuori. Quindi avrebbe colpito Nuvola con una sequela di dardi da caccia sparati da un fucile balestra Royal, che avrebbero perforato l’addome di Nuvola facendo fuoriuscire le viscere e provocandone una morte atroce. Dopo un’ora d’agonia. Uno dei dardi avrebbe perforato la cuccia dove presumibilmente stava dormendo in quel momento Nuvola, trovata priva di vita a terra in una pozza di sangue, vicino al suo cuscino. 


La versione dell’imputato

Sostiene da sempre di avere un alibi, che non sarebbe stato verificato dagli investigatori: “Ero fuori con la mia famiglia, quando sono venuti i carabinieri ero appena tornato a casa”. “Ho dato 21 anni allo stato – ha detto più volte il 49enne quando è stato interrogato, nell’udienza del 7 febbraio 2018 – sono stato in Iraq e in Kosovo, ho ricevuto cinque medaglie per avere partecipato a missioni di pace all’estero, missioni di pace non di guerra. Assassino è chi ammazza le persone”, ha detto al giudice. Lasciando a metà una frase “Io non penso che la vita di un cane…”. E dicendosi vittima a sua volta del fanatismo degli animalisti. “Io e la mia famiglia non viviamo più”, disse due anni fa, raccontando la presunta furia degli animalisti che pochi giorni dopo la morte di Nuvola, sabato 8 giugno 2013, si sarebbero scagliati con violenza contro di lui, nel corso di una fiaccolata organizzata dalla Storri in paese. “Saranno state 300 persone che dalle nove di sera alle 4 del mattino hanno messo la mia casa sotto assedio, gridando ‘assassino, vieni fuori che ti ammazziamo’, mettendo una corona sul cancello, tirandomi feci di cane nel vialetto, tagliandomi acqua, gas e luce, mentre io e la mia famiglia eravamo asserragliati dentro con due carabinieri”.


Assolto da stalking, condannato per minacce  e molestie via Facebook

Lo scorso 14 gennaio è stato assolto dall’accusa di stalking ai proprietari di Nuvola, Franco Crestoni e Tatiana Riabova (nel frattempo deceduta). Durante la discussione, il difensore Giovanni Tripodi del foro di Roma tornò a parlare del 26 maggio di sette anni fa. “Non solo il mio assistito non era in casa quel giorno, ma secondo noi l’animale non è stato nemmeno trafitto da una balestra. Dimostreremo che non è stato lui a uccidere Nuvola”, ha detto. Risale invece al 5 novembre 2018 la condanna a una multa di 500 euro in primo grado del 49enne per minacce e molestie, per essersi vantato sulla pagina Facebook del gruppo dell’associazione animalista “Incrociamo le zampe onlus” dell’uccisione di Nuvola, prima dietro i nickname Benny Anthony, Diavolo Giallo e Extrema Ratio, poi con nome e cognome. 

Le frasi erano del tipo: “Se avessi avuto un’arma da fuoco, giuro sui miei figli che l’avrei usata. Ma non per sparare in aria, come dite voi.  Ma avrei staccato le gambe a più di qualcuno. A costo di andare in galera”. Sempre più inquietante: “Uccidere chi è colpevole è giusto e se lo fai quando non è in grado di difendersi è ancora più facile. Il senso dell’onore il combattente lo dimostra quando non retrocede di fronte al nemico inferocito. Invece quando attacca lo deve fare in maniera silenziosa e di sorpresa, possibilmente prendendo il nemico alle spalle per annientarlo e meutralizzarlo senza alcuna pietà”. Arrivando infine a presentarsi con nome e cognome su Facebook: “Io non sono un vigliacco come dite voi, non ho mai messo il mio nome e la mia foto per motivi di lavoro e lo dissi anche all’inizio quando cominciaia scrivere. Il mio nome è M.M. (scritto per esteso, ndr) e abito vicino ai vostri cari amici”.

Silvana Cortignani


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