Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Celebrata la messa per il quinto anniversario della morte di mio figlio Giuseppe Centamore.
Quest’anno è una ricorrenza particolare. Sono già trascorsi cinque anni. Il dolore rimane immutato, ma permane la consolazione di vedere presenti amici di Giuseppe, adesso cresciuti, maggiorenni e più maturi, ma sempre con il cuore rivolto allo sfortunato amico.
La loro presenza e vicinanza ci conforta, soprattutto perché, ripeto, sono loro, insieme ai loro familiari (alcuni anch’essi presenti), a confortarci e a superare questi momenti, connessi peraltro alla celebrazione di processi, in Francia e in Italia, durante i quali, reitero l’affermazione, tutti si sono voltati dall’altra parte.
Non abbiamo mai ricevuto una lettera di scuse, un “mi dispiace”, un segno di “comprensione”, un gesto di minima educazione. Tutti, come scrisse il grande Giuseppe Gioacchino Belli a guardare dall’alto del castello e a lanciare editti di innocenza. Dimentichi che il popolo al quale tutti questi signori si rivolgono esiste solo negli stralci del film “Il marchese del Grillo”. Tutti a ignorarci e, quasi, che la responsabilità sia riconducibile a noi stessi e non per gravi negligenze e omissioni altrui.
L’unica colpa che abbiamo è stata quella di voler trascorrere due settimane di serene vacanze, confidando nella capacità di più soggetti, che dell’efficienza ne hanno fatto vanto e ampio sfoggio, pagandone però lo scotto della negligenza, imprudenza, imperizia e inosservanza delle norme in materia di sicurezza, ben codificate, io e la mia famiglia.
Rammentando a tutti, carte e brevetti alla mano, che Giuseppe era un pluripremiato nuotatore (ultimo riconoscimento un mese prima dell’incidente) e la sorella Elisabetta, oltre che amante del nuoto, aveva conseguito il brevetto base dalla scuola di vela delle Fiamme azzurre di Tarquinia, federata alla Federazione italiana vela, non posso che manifestare il più profondo rammarico per come tutta la vicenda sia stata affrontata dalle parti e, reitero e sempre reiterò, per l’assoluta mancanza di umanità verso chi ha perso un figlio a 16 anni. Su questi fatti valuteremo, come famiglia, su come tutelare in ogni sede l’onore di Giuseppe, della sorella e nostro.
Un ringraziamento anche a quanti, seppure assenti, hanno manifestato la loro vicinanza. Nonché al paziente don Massimiliano Balsi, reggente del santuario di Santa Maria della Quercia, sempre “vicino” a noi.
Salvatore Centamore

