Roma – Fuori i Benetton da Autostrade. È l’imperativo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nonché la via – secondo il premier – per uscire dall’impasse.
Il piano B, rispetto alla revoca della concessione per gestire tremila chilometri di autostrade italiane, sarebbe la nazionalizzazione.
Ci sarebbe un piano, messo a punto dal capo del governo e dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, per fare in modo che Autostrade per l’Italia (Aspi) torni pubblica, controllata da Cassa depositi e prestiti (Cdp) e il fondo F2i, più altri investitori, escludendo la famiglia Benetton cui non dovrebbe restare più nemmeno un’azione.
Questo per chiudere la questione, gestita finora dai ministri dei Trasporti e dell’Economia nella forma di una lunga trattativa. Ieri Aspi ha inviato una serie di proposte per rinnovare la concessione: conterrebbe un risarcimento di 3,5 miliardi allo Stato, più investimenti per un somma compresa tra i 13 e i 15 miliardi e altri 7 di manutenzione.
La fretta di agire, da parte di Conte, è data dalle solite divisioni interne alla maggioranza. Quella su Autostrade è l’ennesima e rischia di rappresentare un grosso ostacolo per l’esecutivo: da un lato, i 5 Stelle, da sempre per la linea punitiva nei confronti dei Benetton, dopo il crollo del ponte di Genova; dall’altro Pd e Italia Viva, non sono a favore della revoca della concessione per molti motivi, tra cui i posti di lavoro a rischio.
