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Figurante del presepe della “città che muore” condannato a un anno e 4 mesi per stalking

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Il presepe vivente a Civita di Bagnoregio

Il presepe vivente a Civita di Bagnoregio

Bagnoregio – Figurante al presepe della “città che muore” col bue e l’asinello ma non lo pagano, condannato a un anno e quattro mesi per stalking in primo grado.

“Tutti i figuranti tranne me hanno ricevuto il rimborso promesso”, avrebbe detto, accanendosi contro l’organizzatore, secondo il quale chiedeva una somma non dovuta. Somma che, anche se a distanza di cinque anni, gli è stata infine “liquidata” dal sindaco di Bagnoregio.

E’ successo a un postino in pensione di Bagnoregio che nel 2014 ha preso parte al presepe vivente di Civita di Bagnoregio contando su un “rimborso spese” di 500 euro, concordato, a detta dell’imputato, con l’architetto Maurizio Mastroianni, con cui l’amministrazione comunale ha stabilito un compenso di 13.500 euro per l’organizzazione delle quattro date dell’evento. Un evento in grande, con la regia di Gianni Abbate e la scelta delle musiche a cura del maestro Fabio Frizzi.

Passata la festa, però, e fino a pochi mesi fa, dei 500 euro promessi nessuna traccia. All’ex postino, alla fine, glieli ha dato lo stesso sindaco di Bagnoregio. Nel frattempo, però, avrebbe perseguitato per un lustro l’architetto, rivendicando con sempre maggiore veemenza il pagamento del suo credito e finendo sotto processo davanti al giudice Giacomo Autizi per stalking. La presunta vittima, che dopo la prima volta ha ritirato la denuncia, è stata refertata due volte al pronto soccorso, con prognosi di due e cinque giorni, rispettivamente per stato d’ansia e cervicalgia. 

Da sette mesi, l’ex postino padrone del bue e dell’asinello si trova agli arresti domiciliari, avendo violato il divieto di avvicinamento alla presunta vittima, disposto in seguito a una serie di episodi avvenuti tra settembre e il 13 dicembre dell’anno scorso. Non solo. E’ anche finito in cura da uno psichiatra, il dottor Giuseppe Cantarini, a causa del crescendo di angoscia derivante da quel debito non saldato, come hanno sottolineato i difensori Luca Paoletti e Marco Bastoni, chiedendo l’abbreviato condizionato all’acquisizione della relazione del professionista. “Un uomo d’altri tempi, che si è sentito vittima di un’ingiustizia, di una promessa che non è stata mantenuta”, hanno detto i legali, paralndo di un presunto disturbo paranoide a seguito della somatizzazione della vicenda. 

Il pubblico ministero Stefano D’Arma, chiedendo una condanna a un anno e otto mesi, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito alternativo, ha sottolineato, dal canto suo, la portata intimidatoria delle aggressioni alla parte offesa, che non si è costituita parte civile e non si è mi presentata in aula per testimoniare contro l’imputato, processato con l’immediato, senza il passaggio dall’udienza preliminare. 

“Il 29 settembre ha avvicinato la parte offesa in pubblico con lo scooter, lanciando minacce generiche e poi chiedendo scusa – hanno detto i difensori – il 13 dicembre invece ha alzato le mani e dato del bastardo alla parte offesa, è vero. Ma era stato fortemente provocato, accusato di danni all’auto. Dice che gli passava sotto casa con i cani, ma lui poco più avanti ha il terreno che coltiva e dove tiene i suoi animali. E’ talmente giù e demotivato per qiuesta vicenda, che adesso non ce la fa più nemmeno ad accudire la campagna come gli piaceva tanto dopo la pensione”.

A dire il vero, dopo gli arresti, avrebbe anche scritto al giudice: “Tanto se lo volessi ammazzare, lo ammazzerei lo stesso”. “Ma era per dire il contrario, cioè che non era proprio nelle sue intenzioni fargli del male, per cui i domiciliari erano inutili”, secondo i difensori.

Il giudice, condannando l’imputato a un anno e quattro mesi, con sospensione della pena, riguardo alla richiesta di revoca o alleggerimento dei domiciliari avanzata dai difensori si è per ora riservato. Il pm Stefano D’Arma si è detto favorevole, ma solo se l’ex postino sarà nuovamente sottoposto al divieto di avvicinamento alla parte offesa. 

Silvana Cortignani


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