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“Parcheggi fuori le mura e navette, più luoghi culturali e un centro commerciale naturale”

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Viterbo - Cgil, Cisl e Uil presentano la Piattaforma per il rilancio del territorio dell'alto Lazio

Viterbo – Cgil, Cisl e Uil presentano la Piattaforma per il rilancio del territorio dell’alto Lazio

Viterbo - Cgil, Cisl e Uil presentano la Piattaforma per il rilancio del territorio dell'alto Lazio

Viterbo – Cgil, Cisl e Uil presentano la Piattaforma per il rilancio del territorio dell’alto Lazio

Viterbo – “È arrivato il momento di lavorare tutti insieme per lo sviluppo del territorio. Con l’obiettivo di spingere il governo ad aprire un tavolo di confronto”. È l’appello dei sindacati dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil di Viterbo che questa mattina si sono riuniti in sala regia, a palazzo dei priori, per presentare la Piattaforma per il rilancio del territorio dell’alto Lazio. “Un documento aperto – hanno subito precisato i sindacati – per conoscere il passato, affrontare il presente e programmare il futuro”. In una sola parola, “per rilanciare il territorio della Tuscia”.

Al tavolo della presidenza ci sono i segretari territoriali Stefania Pomante per la Cgil, Fortunato Mannino per la Cisl e Giancarlo Turchetti per la Uil. Di fronte a loro le segreterie regionali confederali, il rettore dell’Unitus Stefano Ubertini, l’assessora regionale Alessandra Troncarelli, il sindaco di Viterbo Giovanni Arena, il segretario generale della Camera di commercio Francesco Monzillo e l’ex deputato Alessandro Mazzoli.

“La pandemia – hanno detto Pomante, Mannino e Turchetti – deve essere vista come l’opportunità che ci porti a pensare un mondo inevitabilmente diverso ma auspicabilmente migliore”.

“Dobbiamo promuovere il territorio nel miglior modo possibile – ha sottolineato Arena -. A partire da ottobre le problematiche economiche rischiano di diventare veramente gravi”.

Sette i settori economici su cui i sindacati hanno concentrato l’attenzione. Turismo, termalismo, infrastrutture, agricoltura, area di crisi complessa, centri storici e università.

“Il turismo – hanno subito sottolineato i sindacalisti – deve essere ecosostenibile e in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali. La città di Viterbo e la sua provincia possono diventare la meta di diversi viaggi grazie alle sue eccellenze, che vanno dal quartiere medievale al mondo etrusco e romano. Altri tour si possono poi organizzare includendo anche realtà al confine della Tuscia come Civitavecchia, Pitigliano, Sorano, Orvieto e i territori della costa e quelli attorno ai laghi”. E in tale direzione i sindacati chiedono di investire in particolar modo sul termalismo, “auspicando – hanno dichiarato Pomante, Mannino e Turchetti – un veloce e definitivo recupero delle terme ex Inps, altro capitolo infinito della nostra storia locale”.

Per quanto riguarda invece le infrastrutture, le richieste dei sindacati vanno dal completamento della trasversale Orte-Civitavecchia al raddoppio ferroviario tra Viterbo e Roma, sfruttando inoltre l’interporto di Orte che, con un’area a disposizione di 320mila metri quadrati, rappresenta uno snodo logistico sul principale crocevia ferroviario e e stradale del entro Italia.

Sul fronte dell’agricoltura, “vanno sostenute – hanno detto i tre segretari confederali – le produzioni locali, mantenendo la biodiversità vegetale”. No, dunque, “all’inserimento di coltivazioni estranee al territorio che richiederebbero un uso massiccio di sostanze chimiche che impatterebbero in modo irreversibile sul territorio”.

I sindacati puntano inoltre a lavorare per far riconoscere le zone del polo della ceramica di Civita Castellana e quello della lavorazione del pellame di Valentano come aree di crisi industriale complessa. Per i fondi pubblici per uno sviluppo programmato e concreto.

“Bisogna riportare – hanno poi proseguito i sindacalisti in relazione alle problematiche dei centri storici – gli uffici e le attività commerciali al centro delle città e al centro della politica. Favorendo poi una circolazione del traffico sostenibile, prevedendo parcheggi fuori le mura e servizi navetta. Vanno anche recuperati tutti gli spazi e gli edifici in disuso e abbandonati convertendoli in luoghi d’arte, musica, teatro, laboratori, convegni, cinema e musei”. Spazio anche per l’idea di un centro commerciale naturale fatto in particolar modo di botteghe artigianali.

Infine l’università della Tuscia. “L’università – hanno concluso Pomante, Mannino e Turchetti – non può essere un soggetto anonimo. Va potenziata infatti l’interazione della comunità universitaria con quella cittadina”.

Daniele Camilli


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